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Dott. Riccardo Focaccia

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Difficoltà a separarsi

Buonasera, sono ormai 6 mesi che ci siamo separati, io vivo dai miei. Alla mia richiesta di riavvicinamento, lei continua a sostenere che non vuole proprio pensarci. Quando le ho detto di procedere per la separazione, lei mi dice che non se la sente. Le ho proposto la terapia di coppia prima di prendere una decisione così importante, ma niente. Cosa devo fare? Darle tempo?

Buongiorno Francesco.

Sei mesi sono un tempo considerevole per una separazione di fatto, e vivere dai propri genitori amplifica inevitabilmente il senso di precarietà. Il comportamento di tua moglie delinea un paradosso relazionale molto comune, ma non per questo meno doloroso: ti nega il riavvicinamento, rifiuta la terapia di coppia, ma al contempo blocca l'iter legale della separazione dicendo che "non se la sente". Quando una persona rifiuta di aggiustare il rapporto ma rifiuta anche di ufficializzarne la fine, non lo fa necessariamente per cattiveria o manipolazione consapevole. Finché tu rimani in attesa dai tuoi genitori, disponibile a un riavvicinamento o a una terapia, lei sa che esisti. Mantenerti in questo stato di sospensione le dà il controllo totale sui tempi della relazione: ha tutti i vantaggi della distanza senza dover fare i conti con la solitudine reale o con la possibilità che tu possa rifarti una vita. È possibile che lei sia sinceramente confusa e che stia attraversando un lutto relazionale, ma il rifiuto categorico della terapia di coppia indica che, in questo momento, non c'è una reale volontà di mettersi in gioco per investire sul "noi".

Tu ti chiedi se devi darle tempo. Il tempo è prezioso se serve a elaborare, ma diventa una trappola se si trasforma in passività. Se decidi di aspettare ancora senza porre un limite, le stai mandando un messaggio implicito: «Io sono qui, congelato a casa dei miei, e aspetto che tu decida il mio destino relazionale». Questo non fa altro che allontanare la soluzione, perché toglie a lei l'urgenza di fare i conti con le conseguenze reali della sua scelta. La distanza senza scadenze rischia solo di cronicizzare il distacco, trasformando il rancore sottotetto in indifferenza.

Non puoi costringerla a volerti, né puoi costringerla ad andare da un terapeuta. Ma puoi smettere di chiederle rassicurazioni o di proporre riavvicinamenti che ricevono solo rifiuti. Riprendi in mano la tua quotidianità, i tuoi spazi e la tua indipendenza dai tuoi genitori, per quanto possibile. Dimostra a te stesso, prima ancora che a lei, che la tua vita continua. Il tempo va concesso, ma deve avere un perimetro. Parla con lei in modo calmo, fermo e adulto, senza rabbia o suppliche. A volte si confonde la pazienza con il sacrificio della propria dignità. Dare tempo è un atto d'amore, ma stabilire una scadenza è un atto di rispetto verso te stesso e verso il valore del tuo tempo biologico ed emotivo. 

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

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