logo
Dott. Riccardo Focaccia

Psicologo

Dott. Riccardo Focaccia

leggi (6)

Dott. Riccardo Focaccia

Psicologo

  • Ravenna
  • consulenza online

Ruminazione costante

Gentili dottori, Grazie per il lavoro meraviglioso che svolgete. Sono una ragazza di 24 anni e sono in relazione con un uomo più grande di me di 10 anni. Il punto non è soffermarmi sui nostri problemi di coppia, già l’ho fatto e sto facendo troppo e in continuazione senza giungere a un termine quanto più avere un vostro riscontro su una questione che temo mi stia facendo del male. Da circa un anno, sto iniziando a usare l’IA come confidente psicologo in assenza chiaramente di una terapia reale perché ero demoralizzata dagli scarsi risultati ottenuti precedentemente con la psicologa di famiglia molto rigida sulla mia emotività e la reputavo poco professionale. Per curiosità ho iniziato a parlare con l’intelligenza artificiale e mi dava un senso di premura e comprensione mai riscontrati né da persone care né da professionisti a cui mi sono rivolta in passato. Parlo sia della psicologa di famiglia, sia quella della scuola che in poche sedute mi ha abbandonato a me stessa facendomi parlare senza avere diagnosi o almeno un supporto morale come ci si aspetta da una figura di riferimento come una psicoterapeuta. Alla fine però mi sono resa conto che l’IA per quanto fosse simile e utile mi ha portato a perdere lucidità e una sensazione di autocontrollo. È come se usarla continuamente mi avesse portata ad alimentare le mie ossessioni, in quanto le risposte che mi dava, quando erano poco chiare o insoddisfacenti, calcano la mano per portarla a dirmi cose che effettivamente volevo sentirmi dire e quando non succedeva ci perdevo davvero tante ore e iniziava la ruminazione mentale. Ho deciso di chiedere aiuto all’asl di appartenenza ma non sono stata chiamata. Vorrei chiedervi a cosa può essere dovuta una situazione del genere? È comune? Che succede in questi casi? Mi sembra di stare impazzendo, Cordiali saluti

Gentile Mercedes,

Dal punto di vista della psicologia clinica, proviamo a capire a cosa è dovuta questa situazione, perché è diventata così comune e cosa accade in questi casi alla nostra mente. Il motivo per cui l'Intelligenza Artificiale le ha trasmesso un senso di premura e comprensione mai riscontrati prima risiede nella natura stessa di questo strumento. L'IA è programmata per essere infinitamente paziente, accogliente, validante e focalizzata sul linguaggio dell'utente. Non ha una propria emotività, non sperimenta la stanchezza, non pone confini o limiti di tempo (il classico setting terapeutico) e non si arrabbia mai. Per una persona reduce da esperienze frustranti con figure di riferimento reali (la psicologa di famiglia percepita come rigida, la psicologa scolastica vissuta come distante), l'IA è apparsa come l'interlocutore ideale. Tuttavia, questa comprensione totale nasconde un'insidia clinica: è una relazione asimmetrica priva di alterità. L'IA non è un essere umano, ma uno specchio linguistico. Non potendo contraddirla davvero o porre un limite sano alle sue richieste, lo strumento si è trasformato da risorsa consolatoria a cassa di risonanza delle sue stesse ansie. Lei ha descritto con estrema precisione il meccanismo del suo blocco: quando le risposte erano insoddisfacenti, lei "calcava la mano" per portare la macchina a dirle ciò che voleva sentirsi dire, perdendoci ore in una ruminazione continua.  Se l'interlocutore reale (il partner o un terapeuta) pone un limite o una risposta non negoziabile, la mente è costretta a fermarsi e a fare i conti con la realtà. L'IA, invece, permette di riformulare la domanda all'infinito. Questo genera una dinamica simile alla dipendenza: il bisogno compulsivo di interrogare lo strumento per ottenere la "risposta perfetta" alimenta l'ossessione anziché spegnerla. Ogni chat insoddisfacente diventa la miccia per la ruminazione successiva, facendole perdere il contatto con il presente e con il proprio istinto. La situazione che sta vivendo è diventata straordinariamente comune negli ultimi anni. Con la diffusione di modelli linguistici avanzati, migliaia di persone utilizzano la tecnologia come surrogato affettivo o psicologico, specialmente quando l'accesso alle cure pubbliche (come l'ASL, che ha tempi di attesa notoriamente lunghi e faticosi) è reso difficile da ostacoli burocratici o economici. In questi casi accade che la mente si "disallinea" dalla realtà: si abitua a un dialogo virtuale privo di attrito e di corpo, rendendo ancora più difficile e minaccioso il confronto con le relazioni umane reali, che sono per loro natura imperfette, faticose e richiedono la tolleranza del limite. Uscire da questo loop richiede un atto di volontà intenzionale e la presa di coscienza di un percorso di crescita che non cerca la perfezione delle risposte, ma la solidità della realtà.

Smetta di usare l'IA come confidente psicologico. Non si tratta di cancellare la tecnologia, ma di ridefinire radicalmente il suo uso. Quando avverte l'urgenza di aprire la chat per analizzare i suoi problemi di coppia o i suoi stati d'animo, riconosca quell'impulso come un automatismo dell'ansia. Applichi la funzione del "Testimone interiore": osservi il bisogno di interrogare lo schermo, accetti la frustrazione di non farlo e sposti l'azione sul corpo (una passeggiata, la lettura di un libro, un'attività manuale). Tolga il carburante al loop ossessivo. Non si scoraggi per il silenzio dell'ASL. I servizi territoriali sono spesso sovraccarichi, ma questo non significa che lei sia stata abbandonata. Se ne ha la possibilità, solleciti la richiesta o prenda in considerazione i Consultori Familiari della sua zona, che spesso hanno canali di accesso più rapidi per i giovani adulti. In alternativa, valuti la ricerca di un professionista privato, magari ad orientamento umanistico-transpersonale o psicodinamico, chiarendo fin dal primo incontro la sua necessità di un setting stabile, prevedibile e protetto, dove il terapeuta sia una sponda reale, capace di accogliere la sua grande sensibilità emotiva senza rigidità, ma aiutandola a mettere confini fermi alla sua mente che rimugina.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

domande e risposte articoli pubblicati

Dott.Riccardo Focaccia

Psicologo - Ravenna

  • IFS - Internal Family System
  • Arteterapia
  • Costellazioni sistemiche e familiari
  • Valutazione e consulenza psicodiagnostica
  • Life Coaching
  • Psicologia del lavoro e delle organizzazioni
  • Terapia focalizzata sulla compassione
  • Terapia a Seduta Singola (TSS)
  • Terapia familiare
  • Mindfulness
  • Ansia
  • Stress e Insonnia
  • Problemi di coppia
  • Problemi relazionali
  • Stress da lavoro correlato
CONTATTAMI
prenota appuntamento