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Dott. Riccardo Focaccia

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Sono in stallo e non riesco a scegliere

Salve, da anni sono in crisi con mio marito Io ho sempre desiderato un altro figlio ma lui non ha voluto perché dopo il primo ho avuto due aborti. Poi ho scoperto che era già padre di una donna che ha quasi la mia età anche se non lo sapeva e questo ci ha messo in ulteriore crisi Volevo lasciarlo dopo questa scoperta ma lui non me lo ha permesso per mantenere la famiglia però io sono insoddisfatta e in parte irrealizzata Ho provato a mettermi via il pensiero del secondo bambino con aiuto psicologico, ma non è bastato. Non so più neanche se sono innamorata, ma continua a riemergere il desiderio di maternità; anche se il bambino che abbiamo già è meraviglioso e dovrebbe bastarmi. Per averne un altro so già dai medici che andrei incontro a mille rischi perché sia io che lui siamo in là con l’età e dovremmo fare una fecondazione assistita . Lui è molto più grande di me e sarebbe un nonno più che un padre e io per le gravidanze passate ho avuto enormi difficoltà. L’età e le difficoltà ci fanno paura. Le persone vicine a me dicono di rassegnarmi però nonostante tutto, io non riesco a trovare pace.

Cara Adelaide, 

Ti trovi in un momento di stallo doloroso, incastrata tra un matrimonio che ha perso la sua linfa vitale e un desiderio di maternità, che continua a bussare alla porta della tua anima nonostante gli anni passati, i lutti biologici che hai attraversato (i due aborti) e i pareri contrari dei medici e delle persone vicine. Dire che il bambino meraviglioso che hai già "dovrebbe bastarti" è una forma di autocondanna dettata dal senso di colpa e dal giudizio esterno. Il desiderio di un secondo figlio non toglie nulla all'amore immenso che provi per il primo: è la spinta vitale verso la creazione, ed è legittimo che continui a riemergere, specialmente se senti che quel capitolo è stato chiuso a forza e non per una tua libera scelta. Molto spesso, quando ci si sente bloccate in un matrimonio insoddisfacente, spento e segnato da scoperte destabilizzanti (come la paternità segreta di tuo marito), il desiderio di un bambino diventa il simbolo di una rinascita, l'unico progetto capace di dare un senso nuovo a un futuro che altrimenti appare grigio.

Adelaide, a livello legale, esistenziale e umano, nessuno può "permettere" o "non permettere" a un'altra persona di andarsene. Se sei rimasta, lo hai fatto per proteggere tuo figlio, per paura del salto nel vuoto o per assecondare il bisogno di stabilità della famiglia. Ma subire una decisione altrui crea un risentimento sotterraneo che consuma l'amore. Scoprire che tuo marito era già padre di una donna quasi della tua età ha scardinato la fiducia e la mappa della tua vita di coppia. È del tutto normale che tu oggi non sappia se sei ancora innamorata: ti trovi accanto a un uomo che percepisci distante, molto più grande di te, e che ha messo un veto insindacabile sul tuo desiderio più grande. Arriviamo al dato di realtà che ti provoca così tanta paura e che le persone vicine ti dicono di accettare attraverso la "rassegnazione". La paura che provi di fronte a questo scenario non è un limite da superare con la forza di volontà: è un prezioso campanello d'allarme biologico del tuo corpo. Il tuo organismo ricorda il dolore e il trauma delle perdite passate e ti sta chiedendo protezione. La fecondazione assistita in tarda età è un percorso invasivo, dal carico ormonale ed emotivo devastante, che richiede una coppia incredibilmente unita, complice e solida per essere affrontato. Se la base della coppia vacilla ed è in crisi da anni, sottoporre te stessa e il vostro legame a questo stress rischia di essere un passo pericoloso.

Nella psicologia transpersonale, un desiderio che non si spegne mai non è necessariamente una richiesta della carne, ma una necessità dello Spirito. Tu ti senti «insoddisfatta e in parte irrealizzata». Chiediti: cos'altro, oltre a un neonato, potrebbe farti sentire realizzata come donna nel mondo oggi? Quale parte della tua vita professionale, dei tuoi hobby, della tua indipendenza o della tua creatività hai sacrificato per rimanere dentro questo matrimonio "per mantenere la famiglia"? È ora che tu prenda l'impegno e la responsabilità di far nascere e fiorire te stessa, senza delegare questo compito di rinascita a una nuova gravidanza. Non puoi continuare a vivere nel limbo dell'insoddisfazione. Hai il diritto e il dovere, verso te stessa e verso il figlio meraviglioso che hai già, di fare chiarezza con tuo marito. Prendetevi uno spazio adulto, se necessario supportati da una terapia di coppia (non per tornare insieme per forza, ma per capire se c'è ancora un noi). Devi potergli dire come ti senti, esprimere la tua insoddisfazione e capire se questo matrimonio ha ancora un senso basato sull'amore o se è rimasta solo una facciata burocratica. Riprenditi il potere di scegliere il tuo destino relazionale.

Le persone intorno a te usano la parola rassegnazione, che ha un sapore amaro, di sconfitta e di sottomissione. Io ti invito a cercare l'accettazione del limite. Accettare il limite biologico dell'età e dei rischi medici non significa arrendersi: significa fare un atto di amore supremo verso il tuo corpo, verso la tua salute e verso il figlio che hai già, che ha bisogno di una madre sana, presente ed energica. Significa onorare le anime dei bambini che non sono potuti nascere, lasciandoli andare con amore, e scegliere di investire tutta la tua immensa capacità materna nell'accompagnare la crescita del tuo meraviglioso bambino. Adelaide, la pace non la troverai forzando il tuo corpo verso una gravidanza ad alto rischio in una coppia in crisi, e nemmeno fingendo che vada tutto bene. La troverai quando deciderai di ascoltare la tua insoddisfazione attuale e di usarla come spinta per fare scelte coraggiose, adulte e responsabili per la tua autorealizzazione.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

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