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Dott. Riccardo Focaccia

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Come aiutare un ragazzo ad inserirsi nel gruppo e a coltivare le amicizie?

Salve, sono mamma di un ragazzino di 12 anni. Quando era piccolo non ha mai avuto problemi relazionali. È sempre stato con tutti. Mai avuto un amico del cuore. Alle elementari era inserito completamente nella classe e nonostante facesse uno sport singolo ha sempre avuto buoni rapporti con gli amichetti. Da un annetto però la situazione è cambiata. Avendo cambiato sport ( calcio!) è stato prima preso di mira per il ruolo e la poca abilità; poi ho notato che, nonostante il gruppo lo abbia inserito perché diventato bravino, lui sta sempre in disparte. A scuola, non ha fatto amicizia con nessun maschietto. Anzi, un giorno è tornato a casa dispiaciuto perché gli amici avevano preferito una femminuccia a lui nella composizione del fantacalcio. Gli amici stretti delle elementari non lo invitano più alle uscite perché considerato fastidioso. Da ultimo un gruppo lo ha inserito per poi decidere che dovesse essere escluso dalla gita in piscina, già organizzata. In gita in autobus nessun bambino si è seduto con lui. Idem durante il torneo della scuola calcio. Questo mi ferisce tanto. Lui è già figlio unico e non ha cugini della sua eta'.Mi domando in cosa ho sbagliato. Favorisco le uscite, chiedo di invitare amici a casa. Lui apparentemente è sereno e sembra che non ci rimanga male. Mi dice solo ' mamma, i rapporti sociali non sono più come ai tuoi tempi.' Io però mi dispiaccio e non so come potrei aiutarlo.

Cara Anna,

Per una madre, vedere il proprio figlio isolato o respinto dai coetanei è una delle ferite più dolorose da sopportare; si attiva un istinto di protezione viscerale che toglie il sonno e la serenità. Cancella immediatamente la domanda "in cosa ho sbagliato". Hai favorito le uscite, hai aperto le porte di casa, sei attenta e sintonizzata sui suoi bisogni. Il comportamento dei ragazzini a 12 anni risponde a dinamiche di branco complesse che sfuggono al controllo dei genitori. Non c'è una colpa educativa in questo; c'è invece un passaggio evolutivo delicatissimo che tuo figlio sta affrontando.

Proviamo ad analizzare la situazione con lucidità psicologica per capire cosa sta succedendo e come puoi fargli da sponda in modo davvero efficace. Scrivi che i vecchi amici non lo cercano perché considerato fastidioso. Spesso, i figli unici che non hanno cugini della stessa età sono abituati a relazionarsi molto con gli adulti. Questo può renderli, agli occhi dei coetanei, o troppo maturi o, al contrario, poco avvezzi a quelle regole non scritte di "negoziazione" e "sopportazione" tipiche dei gruppi di soli maschi. A volte, per compensare il senso di solitudine o l'ansia di non essere accettati, i ragazzini mettono in atto comportamenti rigidi, battute fuori tempo o richieste di attenzione che i coetanei decodificano, appunto, come "fastidiose", reagendo con l'esclusione.

Arriviamo al punto più importante del tuo racconto. Tu sei ferita e addolorata, ma lui apparentemente è sereno e ti ha detto una frase di una profondità e lucidità disarmanti: "Mamma, i rapporti sociali non sono più come ai tuoi tempi". Non sta subendo l'esclusione in modo passivo e disperato; la sta osservando, la sta analizzando come un dato di realtà sociologico. Ha capito che il mondo dei suoi coetanei oggi (mediato da social, dinamiche di performance, fantacalcio) è cinico e liquido. Mostrandosi sereno, evita che la tua ansia e il tuo dolore si sommino al suo disagio. Se lui ti vedesse disperata, si sentirebbe "sbagliato" due volte: sia fuori casa che dentro casa. Il fatto che preferisca stare un po' in disparte piuttosto che elemosinare un posto a tavola o sul bus dimostra una dignità e una solidità identitaria non comune a 12 anni.

Per aiutare tuo figlio non devi "risolvere" i suoi problemi relazionali o forzare amicizie che non nascono. Devi essere il suo porto sicuro, il luogo dove lui può ricaricare le batterie. Dai a lui lo spazio di crollare se lo desidera, ma mantieni tu un tono calmo e fermo. Se tu rimani un "muro solido" e non ti fai travolgere dall'ansia, lui sentirà che la sua situazione non è una tragedia irreparabile. Il problema attuale è che la sua intera vita sociale gravita attorno a due soli bacini: la classe e la scuola calcio, e in entrambi i canali le dinamiche si sono incanala-te male. Aiutalo a creare un terzo spazio vergine. Considera l'idea, magari in vista dell'estate o del prossimo anno, di inserirlo in contesti diversi dove il focus non sia la competizione maschile: un corso di teatro per ragazzi, un laboratorio di fumetto, di robotica, scout, o uno sport dove la dinamica di squadra sia meno esasperata rispetto al calcio. Questo gli permetterà di incontrare altri ragazzini fuori da Roma (o dal contesto specifico in cui vivete) che non lo conoscono come "quello del fantacalcio" o "quello fastidioso", permettendogli di sperimentare una versione di sé nuova e più fluida.

Tuo figlio sta tracciando il suo personale sentiero di crescita. Non ha l'amico del cuore e fa fatica con i maschietti in questo momento, ma possiede una struttura riflessiva e una serenità di fondo che lo proteggeranno. Il tuo compito non è riempirgli l'agenda di amici, ma continuare a ricordargli, con la tua presenza stabile e fiera, che il suo valore come persona non dipende dal sedile di un autobus o da un biglietto per la piscina.

Un cordiale saluto.

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