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Dott. Riccardo Focaccia

Psicologo

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Esame difficile e blocco psicologico

Gentili dottori, Scrivo perché stanotte, per la seconda volta, ho fatto una nottataccia perché non riuscivo a non pensare all’esame che dovrò sostenere mercoledì prossimo, l’ultimo di una lunga serie in cinque anni. Frequento il secondo anno fuoricorso di lingue e mi sarei laureata molto prima se avessi scelto una lingua più desiderata rispetto all’inglese e avessi tentato filologia romanza prima, senza ridurmi all’ultimo, ma purtroppo non è stato così e mi ritrovo a fare i conti con questo mostro. Ho tentato a febbraio di darlo, dopo solo due settimane in cui non sono riuscita a integrare correttamente i libri di linguistica di cui uno suo. e accorgendosi mi ha rimandata al prossimo appello che sarebbe stato un mese dopo. Andai lì per farmi conoscere, dirgli che era il mio ultimo esame e che desideravo materiale aggiuntivo per gli argomenti di linguistica che non riuscivo a integrare. Alla fine sono stata liquidata con frasi fredde e poco empatiche che mi aspettavo da lui in quanto tutti temono la sua imprevedibilità e rigidezza. È molto lunatico e oserei dire questa cosa mi spaventa perché forse mi metterà in difficoltà. Andai a parlare dopo il fallimento dell’esame e mi disse “deve chiedere scusa a se stessa. L’università è una sua scelta” poi però ha anche aggiunto “si deve attenere ai libri e al programma”. Successe che all’appello successivo dimenticai di prenotarmi e dopo due giorni dalla chiusura e una settimana prima dell’esame, gli mandai una mail per essere inserita senza risposta. Quindi il giorno dopo mi recai da lui a ricevimento e senza accogliermi in aula rispose “sei quella della prenotazione? No, ritorni la prossima volta”. Tentai di riprovare ma disse che sono stata negligente e quindi di nuovo non mi avrebbe accettato. Il salto d’appello prevede che sarei dovuta ritornare a giugno in sessione estiva. Eccomi qui, a pochi giorni dall’esame e tanta voglia di rimandare perché mi sembra di non sapere nulla e ho paura di dimenticare. Sono in preda a sentimenti bruttissimi. Ansia forte, insonnia, pensieri di paura e panico associati all’evento. Vorrei rimandare, ma ho paura che questo meccanismo me lo porti in avanti

Buongiorno Mercedes,

L'ansia forte, l'insonnia delle ultime due notti e i pensieri di panico sono i sintomi chiari di un sistema nervoso totalmente sovraccarico, schiacciato dall'ombra di un docente rigido e dall'importanza che questo momento riveste per il tuo futuro. La tua paura è amplificata dalla personalità del professore: imprevedibile, lunatico, rigido e privo di empatia. Le frasi che ti ha rivolto («deve chiedere scusa a se stessa», il rifiuto categorico di inserirti all'appello per una dimenticanza di pochi giorni) sono espressioni di un accademismo asettico e punitivo, che purtroppo molti studenti fuoricorso conoscono bene. Nel linguaggio della psicologia del profondo, questo docente si è trasformato nella tua mente nell'archetipo del Giudice Spietato. Ogni volta che apri i libri di Filologia Romanza, non stai studiando la materia: stai anticipando l'umiliazione, il rifiuto e la sensazione di essere messa in difficoltà. La tua paura di "dimenticare tutto" o di "non sapere nulla" non è un deficit reale della tua memoria, ma l'effetto dell'ansia da prestazione che blocca la corteccia cerebrale. Più ti concentri sull'imprevedibilità di lui, più perdi il controllo sulle tue reali competenze.

Nel tuo racconto dedichi molto spazio ai rimpianti, questo processo si chiama ruminazione retrospettiva ed è un enorme ladro di energia vitale. La mente, per non stare nell'ansia del presente, scappa nel passato costruendo scenari ideali che oggi non esistono. Non hai scelto un'altra lingua, non l'hai dato prima, e sei al secondo anno fuoricorso: questo è il tuo dato di realtà attuale e non c'è nulla di sbagliato in esso. Essere fuoricorso a lingue con materie complesse come filologia e linguistica è la normalità per migliaia di studenti. Smetti di chiederti scusa: hai fatto il tuo percorso con i tuoi tempi, le tue fatiche e i tuoi sogni, e quel percorso ti ha portata a un solo esame dalla laurea. Onora questa strada, non colpevolizzarla.La tua tentazione profonda oggi è quella di scappare, di non presentarti mercoledì e di rimandare ancora. Clinicamente, l'evitamento è un meccanismo ingannevole: nell'esatto momento in cui decidi di rimandare, provi un immediato e immenso senso di sollievo, perché il pericolo ( ) si allontana. Ma il giorno dopo, quel sollievo si trasforma in un senso di sconfitta ancora più grigio, e il "mostro" diventa due volte più grande e spaventoso per l'appello successivo. Hai già subito un salto d'appello forzato a causa della dimenticanza e della rigidità del docente; prolungare questa sosta significa alimentare l'idea che tu non sia in grado di farcela. Smetti di cercare di "capire l'imprevedibile" o di trovare risposte perfette per un uomo lunatico. In questi pochi giorni che mancano, non cercare di imparare cose nuove. Fai un lavoro di consolidamento strutturale: ripeti le macro-aree del programma, i concetti cardine dei testi di linguistica e i testi filologici principali. Accetta il limite. Non andrai lì per fare la notte degli oscar della filologia, andrai lì per dimostrare che hai studiato il programma richiesto. Se lui farà una domanda bizzarra, farà parte della sua natura lunatica, non del tuo valore. L'insonnia e il battito forte sono il segno che la tua mente sta correndo troppo avanti. Fai un patto con te stessa: mercoledì prossimo tu ti siederai su quella sedia. Non ci andrai con l'obbligo assoluto di essere perfetta, ci andrai per vedere le carte del gioco. Sei stata rimandata a febbraio dopo due sole settimane di studio; ora sono passati mesi, hai depositato la materia, hai vissuto la frustrazione del rifiuto. Sei molto più preparata di quanto la tua ansia voglia farti credere. Concediti il diritto di provare. Se andrà bene, sarai laureata. Se la lunaticità del professore dovesse bloccarti ancora (nello scenario peggiore), avrai comunque spezzato il tabù della sedia, saprai esattamente cosa chiede e avrai tolto all'evitamento il potere di renderti prigioniera. L'università è stata una tua scelta, sì, ma è anche il luogo in cui stai imparando a difendere i tuoi confini adulti di fronte alle ingiustizie e alle rigidità del mondo. Quel professore è solo l'ultimo casellante di un'autostrada che hai già percorso quasi tutta. Non regalargli il potere di farti credere inadeguata.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

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