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Dott. Riccardo Focaccia

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Gestione della rabbia in una relazione

Salve, scrivo qui perchè mi trovo in un periodo difficile e non so a chi rivolgermi. Da qualche mese sto avendo problemi a gestire la rabbia all'interno della mia relazione. Non so cosa mi stia succedendo, ma durante le discussioni con il mio fidanzato delle volte ho delle reazioni fisicamente violente, di cui mi vergogno e pento profondamente a termine della discussione e nei giorni successivi. Sprofondo un grande senso di colpa e vergogna per me stessa, ogni volta mi dico che non succederà più ma puntualmente capita di nuovo, nonostante mi sforzi di mantenere la calma. Mi sono accorta che succede soprattutto a seguito di determinate frasi o azioni da parte sua, che sa bene che mi feriscono (ad esempio quando abbandona la discussione e esce di casa lasciandomi sola, oppure quando usa la frase "hai iniziato tu"). Sono molto preoccupata per la mia salute mentale, quando ho questi episodi è come se mi sentissi accecata dalla rabbia, in un posto buio e profondo dove non ragiono. Purtroppo sonno arrivata anche a minacciare di fare del male a me stessa pur di essere capita e ascoltata, proprio perchè delle volte mi sento letteralmente disperata (e da questo episodio ora ho anche paura di avere un qualche disturbo mentale). Per dare un po' di contesto alla mia situazione, sono mesi che non mi sento bene a causa della situazione lavorativa. Nonostante sia giovane e laureata non riesco a trovare lavoro nel mio campo di studio, e questa cosa mi tormenta ogni giorno. Inoltre, il mio partner non è italiano e io mi sono trasferita all'estero da lui anche per avere più opportunità lavorative, che a quanto pare non sono arrivate per ora. Tengo moltissimo alla relazione con lui, ma ho paura che a lungo andare sarò io la responsabile se il nostro rapporto si rovinerà. Mi sento persa, non mi riconosco più e non so come uscirne...

Buongiorno Letizia,

Quando parli di "sentirti accecata", descrivi quello che in psicologia chiamiamo un sequestro emotivo o un cortocircuito dell'amigdala: il tuo sistema di allarme interno è così sovraccarico che la parte razionale del cervello si "spegne", lasciando spazio a una reazione arcaica e incontrollata. Trasferirsi all'estero è un cambiamento radicale che toglie i punti di riferimento. La frustrazione lavorativa intacca l'autostima e crea un senso di impotenza che cerca, erroneamente, una valvola di sfogo. Sei lontana dalle tue reti di supporto originarie. In questa condizione, il partner diventa l'unico specchio in cui vedi te stessa e l'unica fonte di validazione. Quando lui non risponde come vorresti, il dolore che provi è amplificato dalla sensazione di non avere nessun altro posto dove andare. Queste dinamiche, in psicologia, sono spesso definite danza vittima-carnefice: tu ti senti disperata e non ascoltata, lui si ritrae, tu reagisci con rabbia per attirare l'attenzione, lui si allontana ulteriormente. È un circolo vizioso che rinforza in te l'idea di essere "la causa di tutto", il che è un peso ingiusto e distruttivo. E' fondamentale essere chiari: la violenza non è mai accettabile, ma le tue azioni sono sintomi di una sofferenza profonda che non trova altre vie d'espressione. Non cercare di uscire da sola da questa "nebbia". Hai bisogno di uno spazio protetto, di un terapeuta (possibilmente che parli italiano, per esprimere le tue sfumature emotive più profonde). Se non sai come fare, cerca professionisti online che offrano sedute in lingua italiana. La priorità ora è la tua stabilità emotiva. La tua crisi lavorativa ti ha tolto il ruolo di "professionista", ma tu sei molto più del tuo lavoro. Cerca attività che ti facciano sentire capace e competente al di fuori della relazione di coppia, per ridurre la dipendenza emotiva da essa.

Se senti che la tua disperazione aumenta e hai pensieri concreti di farti del male, ti prego di rivolgerti immediatamente a un servizio di emergenza locale o a una linea di ascolto per la salute mentale. Esistono risorse anche per chi vive all'estero.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

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