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Dott. Riccardo Focaccia

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Come andarmene da casa da dei genitori severi e emotivamente assenti senza sentirmi in colpa?

Ciao scrivo Grace, ho quasi 18 anni, e vivo in una famiglia con dei genitori di origine straniere e molto religiosi, sono da sempre stata cresciuta con frasi del tipo "fai questo" "no non puoi fare quello" "devi vestirti così" ecc.., il punto è che all'inzio per me era normale anzi non mi faceva stare male, era tutto ok, ma poi col tempo con i social e stando con gente della mia età mi sentivo molto diversa, piano piano ho cercato di capire chi fossi, i social mi hanno aiutato un po' direi. Facendo così ho capito che ero triste, non mi sentivo amata dai miei genitori, avevo capito che quello che facevano era sbagliato però provavo sempre un forte senso di colpa, perché a causa loro mi sono sempre sentita una stupida, che non sapessi fare niente. A causa loro ho perso forse gli anni migliori quelli dell'adolescenza, al posto di stare fuori con i miei amici a divertirmi ero sempre a casa, non perché lo volessi ma perché da ragazza religiosa non era visto bene per mia mamma che io stessi fuori così. Mi hanno cresciuto con l'idea che fossi sbagliata, nell'ultimo periodo piangevo anche se non facevano niente, perché io vorrei un sacco dire che almeno un pochino mi sento bene con loro ma purtroppo non è così non poso mentire, per quanto ci possano essere dei momenti belli, io non mi sentirò mai accettata da loro, mi sentirò sempre giudicata, per questo dico sempre che certe volte mi sento un estranea a casa mia, certe volte mi dimentico anche che loro siano i miei genitori, i miei cari mamma e papà. Per questo da poco ho avuto questo istinto fortissimo di volermene andare, non posso adeso perché vorrei prima diplomarmi, ma poi andarmene per l'università, la sceglierei lontano apposta così che devo per forza prendere un abitazione lì per me. Ho paura che i miei genitori non accettino questa cosa e se fosse così, io me ne andrei comunque perché non so cosa potrei fare rimanendo qua, ma so che starei male, molto male. Però ciò che mi fa stare male, è che anche se loro mi trattano così di schifo e che non mi fanno sentire amata, io mi sento comunque in colpa, mi sento in colpa di averli delusi, di farli fare brutta figura ecc... Io so che ho ragione per come mi fanno sentire ma perché devo sentirmi in colpa? Certe volte mi metto a piangere perché avrei voluto avere una famiglia più amorevole. Mio padre è quello che preferisco di meno, dice sempre i miei affari ai suoi fratelli, mi fa sentire una cacca quando non so fare una minima cosa, non c'è mai perché lavora sempre, e le poche volte che c'è rompe le palle perché non parlo con lui, mi sembra ovvio, cosa dovrei dirti, li vorrei ricordare che è lui che ci dovrebbe provare non io, anzi io ci provo pure ma quando decido di parlargli subito dopo mi ritrovo a piangere, quindi con lui provo "meno" amore, meno senso di colpa perché non c'è mai. Ma mia mamma io a lei voglio molto bene, passiamo dei momenti stupendi a volte anche che durano secondi però belli, certe volte è così carina, non passiamo tantissimo tempo insieme e neanche parliamo tanto, perché quando sono con lei ho meno ansia di quando sto con mio padre, mia mamma mi fa stare più tranquilla. Però se fosse così bello non sarei qui a palarne, ci sono momenti in cui mi fa strano male anche lei, magari quando mi sento bella e mi preparo mi sento giudicata, come se mi sentissi una poco di buono, oppure non posso vestirmi come mi pare per motivi religiosi, in generale per sintetizzare, mia mamma la amo per questo quando mi fa stare male ci rimango male di cuore e mi fa soffrire invece quando lo fa mio padre è più rabbia. Spero di aver spiegato bene, grazie e ciaoo.

Ciao Grace. 

Quello che stai vivendo è un conflitto interno doloroso, ma assolutamente naturale per la situazione in cui ti trovi. Sei arrivata a un'età in cui stai costruendo la tua identità di donna adulta e indipendente, ed è normale che questa crescita entri in rotta di collisione con un ambiente familiare rigido, iper-protettivo o guidato da aspettative religiose e culturali diverse da quelle del mondo in cui stai crescendo. Il senso di colpa è una delle emozioni più difficili da sradicare quando si cresce in contesti di questo tipo.  Fin da piccola ti è stato insegnato che "essere una brava figlia" significa obbedire, conformarsi e non deludere le aspettative dei genitori. Quando inizi a pensare con la tua testa e a desiderare una vita diversa, il tuo cervello percepisce la tua ricerca di autonomia come una "colpa" o un "tradimento", anche se si tratta semplicemente del tuo legittimo diritto di vivere. Vorresti che ti amassero per quella che sei davvero, non per l'immagine perfetta che hanno in mente loro. Il senso di colpa nasce dal contrasto tra il bene che vuoi loro (specialmente a tua madre) e il bisogno vitale di proteggere te stessa e la tua felicità. La distanza, la mancanza di ascolto e il fatto che condivida i tuoi affari con i parenti creano sfiducia e rabbia. Sentirti giudicata o inadeguata da lui ti porta a chiuderti, ed è una reazione di autodifesa del tutto sana. Non spetta a te, figlia di 18 anni, fare i salti mortali per costruire un ponte con un genitore che non si sforza di capirti.

Se tuo padre o tua madre ti fanno sentire "inadeguata" o "sbagliata", ricorda a te stessa che quello è il loro filtro culturale e religioso, non la verità su chi sei tu. Tu non sei sbagliata perché desideri vestirti come ti piace o uscire con i tuoi coetanei. Una delle cose che fa più male è piangere per la famiglia che avresti voluto e che purtroppo non hai. Accettare che i tuoi genitori abbiano dei limiti forti (dovuti alla loro storia, cultura e religione) ti aiuterà a smettere di aspettarti da loro una comprensione che, al momento, non sono in grado di darti. Con tuo padre o nei momenti critici con tua madre, prova ad adottare una distanza emotiva di sicurezza. Non aprirti del tutto su cose personali se sai che verranno usate per giudicarti o sminuirti. Concentrati sul diplomarti bene. L'università o un percorso di studi/lavoro lontano da casa ti darà l'aria, lo spazio e la libertà di cui hai disperatamente bisogno per capire chi sei senza la pressione costante del giudizio familiare.

Non sei sola in questo percorso e hai dimostrato una grande maturità nel saper analizzare le tue emozioni senza mentire a te stessa. Sii paziente con te stessa: ci vorrà del tempo per liberarti del senso di colpa, ma fare il primo passo mentale verso la tua libertà è già una grandissima vittoria.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

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