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Dott. Riccardo Focaccia

Psicologo

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Come posso superare la sofferenza dopo oltre un anno dalla separazione?

Ho 43 anni e sto attraversando un periodo di profonda sofferenza emotiva. Da circa un anno e alcuni mesi sto cercando di elaborare la fine di una relazione durata 12 anni, di cui circa 10 di convivenza. La separazione è avvenuta in modo molto doloroso e per me è stata improvvisa e difficile da comprendere. Da allora faccio molta fatica ad andare avanti e a ricostruire una mia identità e una vita che senta nuovamente mia. Continuo a pensare moltissimo alla mia ex compagna, alla vita che avevamo costruito, alla casa, ai luoghi e alle esperienze condivise. Mi manca non soltanto lei, ma soprattutto il senso di appartenenza e di futuro che avevo associato a quella relazione. Mi capita di tornare mentalmente continuamente al passato, chiedendomi cosa avrei potuto fare diversamente e se sia davvero tutta colpa mia. Questo mi porta spesso a sentirmi sbagliata, inadeguata e come se fossi stata un peso per la persona che amavo. Sto già affrontando un percorso psicologico, ma nonostante questo sento di essere ancora molto bloccata. Nell'ultimo periodo, e in particolare nelle ultime settimane, mi sento progressivamente più stanca, fragile e senza energie o determinazione. Ho difficoltà a provare entusiasmo e a immaginare il futuro. Mi sento molto sola e faccio fatica a riconoscermi al di fuori della relazione che ho perso. In questi giorni si è aggiunto un ulteriore elemento destabilizzante: dopo circa 10 anni nello stesso lavoro, il mio datore di lavoro, con cui ho condiviso una parte importante della mia vita professionale, ha deciso di trasferirsi da Milano a Pesaro con la compagna/collega e la loro bambina, entro la fine dell'anno. Questo cambiamento mi fa paura anche per il futuro lavorativo e rappresenta per me un'ulteriore perdita di riferimenti e di luoghi familiari (la nostra sede era prioprio a pochi minuti di distanza da dove abitavo con la mia ex compagna). Ho la sensazione che tutto ciò che costituiva la mia vita precedente stia progressivamente scomparendo. Mi viene spesso detto che dovrei prendermi maggiormente cura di me, anche fisicamente, e cercare di riprendere peso e forza, ma in questo momento faccio fatica persino a trovare la motivazione per farlo. La cosa che mi preoccupa maggiormente è che negli ultimi giorni non so più bene cosa voglio e mi sento estremamente stanca. Non so se si tratti ancora di un'elaborazione della separazione, di una condizione depressiva o di qualcosa che necessita di un intervento diverso, e vorrei capire come poter uscire da questo stato. Soprattutto vorrei uscire dalla profonda sensazione di essere stata un peso: tutti mi dicono che la mia ex compagna che abbia fatto la scelta giusta per la sua felicità, mentre io sono ancora così. Ma... è dura far comprendere la complessità della relazione, quanto sia entrata dentro di me. Mi seguiva in tutto e validava sempre la mia presenza, ciò che facevo e poi tutto ad un tratto è cambiata all'improvviso nell'ultimo anno cambiando sempre più e diventando l'opposto. Vorrei chiedere un parere professionale su come affrontare questa fase e soprattutto su come recuperare energia, autonomia, identità e desiderio di vivere senza continuare a sentirmi definita dalla perdita della mia relazione.

Buongiorno Maria Grazia,

Quello che descrivi riguardo al cambiamento improvviso della tua ex compagna è uno degli elementi più destabilizzanti in una separazione. Quando una partner per dieci anni sostiene, valida e accompagna ogni aspetto della nostra vita, diventa una sorta di "specchio primario". Quando una storia finisce senza un processo di accompagnamento graduale o con un viraggio repentino, la mente tende a riempire il vuoto di senso addossandosi tutta la responsabilità. Dire a te stessa "sono stata un peso, è tutta colpa mia" è un tentativo del cervello di dare una spiegazione a ciò che appare inspiegabile. Ma le dinamiche di coppia complesse durate dodici anni non si riducono mai a una colpa unilaterale. Il fatto che gli altri dicano che "lei ha fatto la scelta giusta per la sua felicità" può risultare involontariamente svalutante per te. Chi sta all'esterno vede solo l'atto finale, ma non ha vissuto la trama intima, le compenetrazioni e la complessità di una vita condivisa in profondità per più di un decennio. È comprensibile che tu ti senta incompresa. La tua preoccupazione sull'origine di questo stato è estremamente lucida e legittima. Dopo oltre un anno e mezzo di iper-attivazione emotiva, rimuginio continuo e stress da riorganizzazione, l'organismo va incontro a un vero e proprio esaurimento delle risorse neurobiologiche ed energetiche. La stanchezza profonda, l'apatia, la perdita di peso e la difficoltà a immaginare il futuro sono segnali che il tuo sistema mente-corpo ha tirato il freno a mano per proteggersi da un sovraccarico emotivo insostenibile. In questa fase, la priorità assoluta è il recupero delle energie primarie. Senza una base fisiologica e somatica sufficiente, è quasi impossibile fare un lavoro di ristrutturazione cognitiva ed emotiva. Quando la stanchezza fisica e la perdita di peso compromettono il funzionamento quotidiano e la spinta vitale, può essere di fondamentale aiuto effettuare una consulenza medica o psichiatrica. Un eventuale supporto farmacologico temporaneo, ad esempio per l'umore, l'ansia o il sonno non è una sconfitta, ma un "ponte" o un'impalcatura che restituisce al cervello la biochimica necessaria per ripartire e beneficiare davvero della psicoterapia. Chiedersi continuamente cosa avresti potuto fare diversamente 12 o 5 anni fa mantiene la tua mente incatenata a un passato che non può essere modificato. Quando ti accorgi che la mente torna a quel film, riconosci quel pensiero per quello che è: un sintomo del dolore, non una verità su chi sei tu. La tua ex compagna ha scelto un'altra strada per la sua vita, ma questo definisce la sua direzione, non il tuo valore come persona. Non sei stata un "peso": sei stata una compagna all'interno di una storia che ha avuto una sua parabola. Il tuo valore non è diminuito perché la relazione è finita. Quando si è depressi o esausti, la motivazione non arriva prima dell'azione, ma dopo. Non aspettare di averne voglia per mangiare o muoverti. Tratta il tuo corpo come tratteresti una persona cara di cui ti devi prendere cura: piccoli pasti nutrienti e regolari, brevi camminate quotidiane per riattivare la neurochimica del movimento, routine di sonno regolari.  Inizia a fare micro-scelte che appartengano solo a te, slegate da quello che piaceva alla tua ex o a ciò che facevate insieme. Un nuovo percorso, un piccolo interesse mai coltivato prima. È attraverso queste micro-esperienze che l'identità si ricostruisce, un tassello alla volta. Sei in una fase di transizione molto dolorosa, ma anche di potenziale ricalibrazione della tua vita. Non devi fare tutto subito e non devi farcela da sola.

Un cordiale saluto.

Dott, Riccardo Focaccia

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