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Dott. Riccardo Focaccia

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Non mi ama più. Mi ha detto che è finita per sempre. Abbiamo una bimba piccola. Mi sento solo

Buongiorno, vorrei raccontare la mia situazione per avere un parere. Ho una relazione da quasi otto anni, abbiamo una bambina di due anni e mezzo, e per questa famiglia mi sono trasferito lontano dalla mia città e ho svenduto una casa per acquistarne una in un posto che non sento casa mia. Dopo la nascita di nostra figlia, la quotidianità è diventata più impegnativa. La mia compagna mi ha detto recentemente di non amarmi più e mi ha spiegato che negli anni si è sentita poco ascoltata e poco sostenuta, soprattutto nei momenti per lei importanti. Questa cosa mi ha colpito molto. Mi sto rendendo conto che forse ho dato per scontate alcune dinamiche, pensando che bastasse esserci fisicamente ed economicamente, senza vedere davvero quanto lei si sentisse sola emotivamente. Probabilmente non ho saputo cogliere i suoi segnali, né darle il sostegno di cui aveva bisogno. Lei dice di aver provato a comunicare il suo malessere ma non ci è mai riuscita perché tendevo a difendermi o ad alzare il tono della voce durante i confronti e quei confronti non sono mai diventati litigi in cui ha sfogato il suo malessere. Ha tenuto tutto dentro finché è esplosa. Avrebbe potuto provare un altro canale per comunicarmelo. Ma non voglio giustificarmi. Ho iniziato un percorso psicologico proprio perché voglio capire questi aspetti di me e migliorare. Il problema è che questa consapevolezza è arrivata quando per lei sembra ormai troppo tardi. Nonostante questo, lei continua a dimostrarmi affetto: mi abbraccia, mi stringe, mantiene piccoli gesti di tenerezza. So che questi gesti potrebbero non significare un desiderio di tornare insieme, ma per me sono emotivamente molto forti. Mi chiedo se dopo tanti anni l’amore non sia anche questo: affetto, intimità, complicità, e se da lì si possa lentamente riprovare a costruire. Allo stesso tempo ho paura che questo sia soprattutto il mio terrore di restare solo. Negli ultimi quindici anni sono stato quasi sempre in coppia. Qui non ho una rete solida di amici o familiari e la prospettiva di perdere la quotidianità con mia figlia mi fa stare malissimo. Ho perso mia madre 4 mesi fa dopo 2 anni di lotta contro un cancro inguaribile e anche questo si somma alla situazione. Probabilmente, alcune mie mancanze sono dovute anche al pensiero costante di impotenza, di non poter far nulla per mia madre stava lentamente morendo e alla mia difficoltà nell'essere vicino in questa battaglia. A volte penso persino di tornare nella mia città, ma questo vorrebbe dire allontanarmi da mia figlia e questo pensiero mi lacera. Vorrei capire se esiste ancora qualcosa che abbia senso provare per la nostra relazione o se invece devo lavorare sull’accettazione della sua decisione e sulla ricostruzione di me stesso, per poter comunque essere un padre presente. Grazie a chi vorrà rispondermi.

Buonasera,

La tempesta che stai vivendo non riguarda solo il presente della coppia. Negli ultimi anni hai affrontato una prova logorante: la malattia e la perdita di tua madre, vissuta nell’impotenza. L’energia psichica richiesta da un lutto così prolungato è immensa; spesso, quando si combatte una battaglia persa contro il cancro di un genitore, le risorse emotive interne si azzerano. È altamente probabile che parte della tua assenza emotiva o della tua chiusura difensiva non fosse semplice disinteresse, ma il risultato di un sovraccarico emotivo e di un dolore sordo che non sapevi dove mettere. Questo, però, convive con la verità dolorosa che la tua compagna porta dentro. Il post-partum e i primi anni di vita di un bambino mettono a dura prova qualsiasi legame. Quando lei ti dice di essersi sentita sola, di aver tenuto tutto dentro e di non essere riuscita a comunicartelo perché tu ti mettevi sulla difensiva o alzavi la tonale, sta fotografando una dinamica relazionale reale, fatta di barriere comunicative che avete costruito in due. Riconoscerlo, ammettere che "esserci fisicamente ed economicamente" non basta a colmare la solitudine emotiva, e aver iniziato un percorso psicologico sono atti di grande coraggio e di profonda assunzione di responsabilità.

Ti interroghi sul significato di quegli abbracci, delle strette e dei piccoli gesti di tenerezza che lei continua a farti, e ti chiedi se l’amore a un certo punto non diventi proprio questo: affetto, intimità, complicità da cui ricostruire. È una domanda comprensibile e dolorosa. Per chi resta aggrappato alla relazione, ogni briciola di calore sembra una speranza. Ma bisogna guardare anche dall’altra parte con lucidità, quegli abbracci possono essere espressione di un affetto autentico, di stima residua, di tenerezza verso il padre di sua figlia e una persona con cui ha condiviso otto anni importanti, uniti al dispiacere immenso per il dolore che ti sta vedendo affrontare (specialmente considerando il lutto recente). Ma l’affetto e la tenerezza, per quanto forti, possono coesistere con la lucida consapevolezza che il sentimento amoroso di coppia si è esaurito. Tu stesso metti in luce una verità fondamentale: c’è il confine sottile tra il desiderio di riconquistarla e il terrore di restare solo. Non avere una rete di amici o familiari vicini, trovarti in un luogo che percepisci come estraneo e temere di perdere la vicinanza quotidiana con la tua bambina amplifica a dismisura il panico della separazione. Il tuo cuore cerca disperatamente un ancoraggio per non annegare. In questo momento, cercare di forzare una risposta definitiva rischia di farti solo male o di mettere un peso insopportabile sulla tua compagna. Ciò che ha senso fare adesso non è pretendere una decisione immediata, ma spostare il focus su ciò che è sotto il tuo controllo. Hai fatto un passo importantissimo iniziando a guardarti dentro attraverso la terapia. In questo momento di smarrimento totale, tra il peso del lutto recente e la paura di perdere la tua famiglia, cosa senti di poter fare oggi solo per te stesso, per iniziare a rimettere in piedi la tua bussola interiore al di là della relazione con la tua compagna

Un cordiale saluto.

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