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Dott. Riccardo Focaccia

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Aborto volontario (ma non così volontario) e dolore

Buongiorno, Sono una donna ed una madre di 34 anni, con un bambino di quasi 5 anni. È un bambino splendido, ma con cui abbiamo affrontato e stiamo affrontando un percorso clinico per il sospetto di una malattia rara e sarà un percorso lungo per arrivare ad una diagnosi. Tutto questo percorso ci ha resi fragili e cercare una nuova gravidanza è stato per noi un passo coraggioso. Abbiamo scoperto una 2 gravidanza che ci ha resi realmente felici anche se io sono stata malissimo da subito, non capivo come fosse possibile. Poi a 7 settimane abbiamo scoperto di aspettare due gemelli, cosa inattesa perché non abbiamo nessuna familiarità. Era una gravidanza rischiosa per me, rischiosa per i feti in termini di sviluppo e per settimane abbiamo considerato ogni opzione. La verità però è che siamo soli in una città lontana dalle nostre famiglie, senza aiuti e avere due gemelli ci è sembrata una cosa troppo difficile da affrontare, a maggior ragione viste le difficoltà con il maggiore. Abbiamo affrontato ogni opzione possibile, e ci siamo arrivati con sofferenza all'ivg. Ma la verità è che il giorno dell'interruzione è stata terrificante, fino all'ultimo abbiamo titubato ed io ho pianto ogni singolo secondo li dentro, anche risvegliandomi avevo le lacrime. In un primo momento mi sono sentita sporca e di non meritare nulla di buono dalla vita, ma in quel momento ero ancora convinta che fosse l'unica opzione per la nostra situazione e possibilità. Solo che nel percorso si attraversa un dolore immenso e un senso di colpa che non ti lascia. Forse avrei dovuto dare una chance a quelle vite, forse avremmo dovuto affrontare tutto in qualche modo, anche perdendo pezzi importanti di noi, sacrificando molto di ciò che siamo. Non so se ho il diritto di stare male e se questo dolore passerà e so quanto mi sia costato, ma per quanto io mi sia corazzata ora sono nuda con le mie paure e fragilità e non so come attraversare la scelta più difficile mai fatta. Forse avrei dovuto agire diversamente, abbiamo avuto paura di non poter gestire tutto e di perderci e non essere i genitori che siamo ora: presenti, gentili e non arrabbiati per i sacrifici. Abbiamo avuto paura che andare avanti ci avrebbe annientato ma forse anche fermarsi è annientarsi e io non so come uscire da questo dolore.

Buongiorno,

Hai il diritto di piangere, di sentirti a pezzi, di provare rabbia, smarrimento e una tristezza devastante. Non esiste un permesso per il dolore, e l'idea di non meritarlo o di non potersi concedere di soffrire perché la scelta è stata fatta da voi è uno dei macigni più pesanti della colpa. Ma la colpa non è la verità di quello che è successo. La colpa è solo il modo in cui il nostro cervello tenta di riprendere un controllo impossibile davanti a un dilemma tragico. Avete guardato in faccia la realtà e avete avuto una paura immensa, ma legittima: la paura di non farcela, di spezzarvi, di non riuscire più a garantire al vostro primo bimbo la presenza, la gentilezza e la pazienza di cui ha disperatamente bisogno. Siete stati spinti a scegliere non tra un bene e un male, ma tra due sofferenze immensi. Avete scelto di proteggere l'equilibrio della famiglia che già esisteva, della vostra coppia e della salute del vostro primogenito, temendo che l'impatto di due neonati con bisogni complessi vi avrebbe annientati. L'ambivalenza che hai vissuto, le lacrime fino all'ultimo secondo, il senso di smarrimento al risveglio, non significa che la scelta sia stata fatta con superficialità o che tu sia una persona sbagliata. Al contrario, dimostra con quanta immensa umanità e consapevolezza hai vissuto ogni singolo secondo di questo dramma. Hai amato quelle possibilità di vita, ed è proprio per questo che lasciarle andare ti ha lasciata nuda con le tue paure. Il dolore che provi ora è un vero e proprio lutto, complicato dalla sensazione di averlo provocato. Ma fermarsi e proteggersi non è "annientarsi": è il punto più basso di un'onda travolgente. Questo dolore passerà, o meglio, si trasformerà. Ora è una ferita aperta, ma poco a poco diventerà una cicatrice che farà meno male, integrandosi nella tua storia. In questo momento non devi uscirne con la forza, né devi giustificarti o trovare risposte definitive ai forse avrei dovuto. Permettiti di attraversarlo un giorno alla volta, o anche un'ora alla volta. Non ti sei comportata così per egoismo, ma per limite umano ed emotivo, un limite che tutti abbiamo quando la vita carica più peso di quanto una spalla possa reggere. Il lutto per un'interruzione di gravidanza, specialmente quando maturato in circostanze così complesse, merita uno spazio terapeutico delicato, privo di giudizio, dove poter depositare il senso di colpa e piangere tutte le lacrime che servono. Sei una madre profondamente presente, amorevole e responsabile, che ha dovuto prendere una decisione straziante all'interno di un confine di possibilità troppo stretto. Concediti la stessa gentilezza e la stessa compassione che dedichi ogni giorno al tuo bambino.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

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