Genitori tossici e preferenze
Salve, ho bisogno di un parere dall’esterno. Sono la primogenita di due figlie, ho 40 anni, e i miei genitori hanno sempre preferito e privilegiato mia sorella, anche se non palesemente ma con tanti comportamenti che mi hanno fatta crescere senza sentirmi amata e rispettata. Tant’è che mia sorella è diventata una persona prepotente, anche nei loro confronti. Mio padre, che aveva sempre preferito lei — e io ne ho sempre sofferto molto da piccola — ad oggi pare che abbia capito e ha chiuso i ponti.
Mia madre continua ad aiutarla, anche se lei, mia sorella, non è grata e sembra che le sia dovuto tutto. Mia madre le fa da babysitter tutti i giorni e la aiuta ogni volta che ha bisogno. Dall’altro canto, anche a me hanno aiutato quando ho espressamente chiesto aiuto.
Io sono cresciuta in questo clima, in cui mi sono sempre sentita messa al secondo posto, soffrendo tanto e provando sofferenza ancora oggi. Ho improntato la mia vita, in modo inconscio, alla ricerca dell’approvazione e dell’affetto dei miei genitori.
Hanno toccato il limite quando, a mia insaputa, dopo averli aiutati mille volte io e mia sorella mai — per esempio portare mia madre dal dottore, accompagnarla, consolarla quando si faceva trattare male dalla sorella, occuparsi di questioni burocratiche ecc. — hanno chiesto a mio marito che accompagnasse mamma a fare da babysitter a mia sorella.
Mia mamma vede mio figlio circa mezz’ora a settimana, quando passa in fretta, e ci sta due minuti dicendo che è stanca perché appena tornata da mia sorella e mio nipote. Ora, sono venuti a chiedere a mio marito che fosse lui ad accompagnare e a riportare mamma da mia sorella.
Ribadisco: il “servizio taxi” per mamma l’ho fatto io per anni, ogni volta che andava da lei ero io a portarla e riportarla a casa, e non mia sorella, che ne beneficiava. Aggiungo che mia sorella non si è mai interessata una volta della loro salute e non si è mai offerta di prenotare una visita o occuparsi di qualche altra incombenza che loro non riuscivano a fare.
Quindi il clima in famiglia è sempre stato questo: Aurora (io) aiuta mamma per permettere a lei di aiutare Marta (mia sorella), fino a poco tempo fa. Ora, siccome sapevano che non potevano ricaricarmi ancora di questo servizio taxi andata-mattina e ritorno-pomeriggio, hanno ben pensato di chiedere a mio marito di accompagnare mia madre.
Sono sbroccata. Potrei scrivere mille ingiustizie che mi hanno fatto lungo tutta la vita: papà che portava solo lei in macchina, mamma finita in ospedale che si raccomandava di non dirlo per non turbarla, mamma che mi riempiva di responsabilità quando ero troppo piccola e lei veniva protetta, genitori che ogni volta che capitava la colpa era mia a prescindere…
Ne ho sofferto molto da piccola per essere sempre il capro espiatorio. Ad esempio, la situazione tipica era: io gioco e faccio la mia attività tranquilla, lei mi infastidisce fino all’esagerazione, prendendomi i giochi ecc.; io inizio a picchiarla (per modo di dire, eravamo bimbe), mamma e papà sgridano e danno la colpa a me a prescindere, senza nemmeno vedere cosa era realmente accaduto e perché io sia esplosa.
Ora mi domando: ho 40 anni e una famiglia mia, ma vedo che queste dinamiche mi fanno ancora soffrire come tempo fa. Mi chiedo: sono io sbagliata? Sono invidiosa o gelosa di mia sorella e quindi questo risentimento proviene da lì? Oppure ho il diritto di sentirmi così mortificata e delusa, così invisibile e senza valore, perché sono stati loro a insegnarmi a vedermi così?
Io voglio smettere di soffrire per queste dinamiche, ma non so come fare. Mi pare di intossicarmi ogni volta ed è difficile poi rigenerarsi.
Gentile Aurora,
da ciò che racconta emerge una sofferenza profonda e coerente con una storia relazionale in cui, fin da bambina, ha imparato a sentirsi meno vista, meno considerata e più responsabile degli altri. Le emozioni che prova oggi non sono un segno di “sbaglio” o di semplice gelosia, ma il risultato di significati che si sono costruiti nel tempo all’interno di quelle relazioni e che continuano ad attivarsi, anche ora che è adulta e ha una famiglia sua.
Il punto centrale non è stabilire chi abbia ragione o torto, ma riconoscere quanto queste dinamiche abbiano inciso sul modo in cui lei si percepisce e sul prezzo emotivo che continua a pagare. Il suo desiderio di smettere di soffrire è comprensibile e legittimo: per farlo, spesso è necessario dare spazio alla propria esperienza, rimettere a fuoco i confini e trovare nuove modalità di stare in relazione, a partire da sé.
Se lo desidera, è possibile approfondire questi aspetti in un contesto di consulto, per comprendere meglio cosa oggi mantiene questa sofferenza e lavorare affinché non continui a intossicare il suo presente. Rimango disponibile, qualora volesse.
Un cordiale saluto
Dott.ssaAlice Giulia Raspelli
Psicologa/Psicoterapeuta - Milano
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