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Dott.ssa Fernanda Lascala de Senna

Psicologa Perinatale

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Dott.ssa Fernanda Lascala de Senna

Psicologa Perinatale

  • Bologna
  • consulenza online

Figlio di 13 anni che non sopporta i coetanei

Buongiorno, mi rivolgo a voi perchè sono molto preoccupata per il comportamento di mio figlio tredicenne, appena uscito dalla seconda media. Premetto che fin da piccolo è sempre stato un bambino calmo e sensibile, molto più tranquillo dei coetanei ma anche più insicuro. All'asilo aveva paura di una maestra perchè alzava spesso la voce, nei primi anni delle elementari non saliva le scale se non per mano ad un adulto, poi è arrivato il covid e la chiusura in casa gli è piaciuta moltissimo, tanto che dopo non ha più manifestato grande voglia di stare con gli altri. Ogni tanto invitava gli amici a casa ma non ha mai accettato di andare lui a casa loro, ha smesso di andare a dormire dai nonni e ha mostrato sempre minore interesse a trascorrere del tempo fuori con gli altri. Due anni fa è arrivata la paura degli insetti e la tendenza ad evitare di uscire proprio. E sono iniziati i videogiochi, che via via sono diventati sempre più il suo rifugio dal mondo esterno. Anche i video su Youtube, sebbene io lo abbia sempre controllato e li abbia sempre trovati di buona qualità. Perchè in effetti mio figlio non cerca giochi o contenuti violenti o trasgressivi. Gioca molto a Minecraft, dove ha costruito un suo mondo molto bello, e guarda prevalentemente video di Youtuber giocatori. Il problema, evidenziato anche dai professori, è questa tendenza all'isolamento dai coetanei. Sembra che non gli interessino proprio e si rivolge preferibilmente agli adulti. Dice che ad uscire con loro, le poche volte che accade, si annoia, che non sa cosa dire, che parlano solo di calcio e sesso e lui si sente diverso. Segue un corso di tennis e uno di batteria, ma anche in questi contesti non riesce mai a crearsi vere e proprie amicizie, sta in disparte e parla poco. Io non so più che fare. Io ho un passato di bambina/ragazza timida e capisco un po' il suo disagio, ma lui mi supera, io ambivo molto a stare con gli altri anche se a volte mi sentivo un po' fuori posto. Anche il padre secondo me ha qualche problema relazionale...ma possibile che non riusciamo a trovare il modo di aiutarlo? Io ho cercato di spiegargli che è un atteggiamento sbagliato, che deve sentirsi come loro e cercare di integrarsi perchè è indispensabile avere rapporti con i propri pari alla sua età. Lui mi ascolta ma continua a rifiutarsi di uscire con loro e passa le giornate al pc o sul letto a leggere manga. L'anno scorso abbiamo contattato una psicologa on line, ma non è servito a niente, le raccontava bugie e particolari che io sapevo essere insignificanti, tanto per farla contenta. Ovviamente rifiuta qualsiasi ipotesi di psicoterapia e chiede solo di essere lasciato in pace. Ma io non posso farlo. Sapete darmi un consiglio?

Cara Alessia, 

grazie per aver condiviso con tanta cura e attenzione la storia di suo figlio. Si percepisce quanto lo conosca in profondità e quanto abbia cercato, in tutti i modi, di rispettare la sua sensibilità pur nel desiderio di aiutarlo a crescere sereno e in relazione con il mondo.

L’adolescenza è un tempo molto complesso e delicato, in cui ogni ragazzo cerca — a modo suo — di costruire una propria identità, differenziandosi dai genitori e trovando uno spazio tra i pari. Non sempre questo passaggio avviene in maniera fluida. Per alcuni adolescenti, soprattutto se più introversi o sensibili, può esserci una tendenza al ritiro, alla chiusura in spazi familiari e prevedibili (come il mondo dei videogiochi o i contenuti online), che offre sicurezza e controllo rispetto a un mondo esterno percepito come troppo veloce, rumoroso o poco affine.

Lei ha già fatto moltissimo: ha osservato con attenzione, ha provato a comunicare con lui, ha cercato aiuti esterni. E ha ragione, non è questione di dover “essere come gli altri” o forzarsi a frequentare chi non si sente affine. L’obiettivo non è farlo uniformare, ma aiutarlo a trovare — e a fidarsi — di uno spazio in cui possa sentirsi accolto, capito e curioso di entrare in relazione.

In alcuni casi può essere utile partire proprio da ciò che il ragazzo già ama: i manga, Minecraft, le passioni che gli appartengono, anche online. È possibile aiutarlo ad agganciarsi pian piano a gruppi o contesti dove queste passioni siano condivise, anche se in modo virtuale all’inizio. L’appartenenza non nasce sempre nei luoghi “classici” dell’amicizia — scuola, sport — ma può costruirsi anche in spazi meno convenzionali.

Quando però la chiusura si irrigidisce nel tempo, diventa importante non restare soli come genitori in questo accompagnamento. In questi casi, un percorso di sostegno alla genitorialità può essere prezioso: non per trovare “la formula magica”, ma per comprendere meglio le dinamiche in gioco, avere uno spazio di ascolto per lei e valutare, passo dopo passo, come riavvicinare suo figlio a ciò che lo fa sentire vivo, riconosciuto e in relazione.

Resto a disposizione se desidera approfondire o intraprendere insieme questo percorso. A volte è proprio un cambiamento nello sguardo e nel clima familiare a riaccendere la curiosità nei ragazzi e a fare la differenza.

Dott.ssa Fernanda Lascala de Senna

Psicologa clinica – Sostegno alla genitorialità 

domande e risposte

Dott.ssaFernanda Lascala de Senna

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