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Dott.ssa Paola Francesca Mantuano

la Dott.ssa Paola Francesca Mantuano

Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Calabria col n. 990 dal 27/02/2007
Iscritto a Psicologi-Italia.it il 14-04-2015

Laurea: Psicologia e Psicoterapia

Aree di interesse:

  • Aiuto psicologico all'individuo, alla coppia e alla famiglia
  • Disfunzioni Sessuali e disturbi del desiderio sessuale
  • Consulenza e Psicoterapia individuale, di coppia e familiare
  • Depressione - Disturbi d'Ansia - Attacchi di Panico
  • Dipendenze da sostanze, gioco d'azzardo, internet
  • Psicoterapia ad indirizzo cognitivo comportamentale
Indirizzo: CS:
RC:


  • BENVENUTI!!!
     Mi presento... 
    Sono una Psicologa (laureata presso l'Università "La Sapienza" di Roma) abilitata all'esercizio della professione  e dell'attività psicoterapeutica, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Calabria, specializzata in Psicoterapia Cognitiva-Comportamentale (presso Istituto Walden di Roma), Supervisore ABA, Terapeuta EMDR.
    Svolgo la libera professione come psicoterapeuta, attualmente opero come psicologa nella riabilitazione neuropsicologica in ambito pubblico presso la RSA " S.Francesco di Paola (San Nicola Arcella - CS).
     
    PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE

    Attualmente la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) si è dimostrata efficace nel trattamento di una grande varietà di disturbi: ansia, attacco di panico, fobie, ossessioni-compulsioni, depressione, disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia), disfunzioni sessuali, disturbi di personalità, disturbi da abuso di sostanze, psicosi (disturbo delirante, schizofrenia), problemi psicopatologici dell'età evolutiva, psicopatologia nell'anziano .


    Alla base della  terapia cognitivo comportamentale si trova  l’ipotesi  che le emozioni e i comportamenti non sono determinati dalle situazioni in sé, ma dai significati che le persone attribuiscono agli eventi. Questa idea  era già presente nel pensiero del filosofo greco Epitteto, il quale circa 2000 anni fa  scriveva: “Più che dalle cose di per sé, siamo disturbati dal modo in cui  noi le consideriamo”. Per illustrare questo concetto Beck (fondatore della TCC) faceva questo esempio: se una persona si trova sola in casa di notte e sente un rumore improvviso come di una finestra che sbatte,  interpreterà la situazione a seconda della sua personale visione delle cose, così  una persona ansiosa penserà che si tratta di un ladro che cerca di entrare in casa, sarà subito molto spaventata (emozione) e probabilmente cercherà qualcosa per difendersi (comportamento) ; una persona non ansiosa penserà invece che è stato il vento a provocare il rumore e, infastidita (emozione), andrà a chiudere la finestra (comportamento).

    Tutto ciò implica che cambiando l’ atteggiamento mentale, si modificano le reazioni emotive e i comportamenti.  Secondo l’approccio cognitivo comportamentale i problemi emotivi sono il prodotto di pensieri disfunzionali (non realistici), vale a dire di un modo distorto di pensare che influenza negativamente  l’umore e il comportamento della persona. In molte situazioni i pensieri disfunzionali compaiono automaticamente per cui la persona non sempre ne è pienamente consapevole, ma anche quando lo è, li accetta acriticamente perché nascono  dalla sua personale visione del mondo.

    Dopo una attenta analisi dei pensieri automatici, ci si rende conto che essi sono coerenti fra loro in quanto derivano da schemi  (credenze sottostanti meno accessibili alla coscienza) che si sono formati  nel corso dello sviluppo.  Sono  questi schemi strutturati e difficili da modificare, a determinare la personale visione del mondo e la sofferenza del paziente. Dal momento che la terapia cognitivo comportamentale attribuisce alle  distorsioni cognitive e alla rappresentazione soggettiva della realtà, grande importanza nell’originare e nel mantenere i disturbi emotivi e comportamentali, la sua pratica consiste nell’aiutare  la persona ad individuare e ristrutturare i pensieri  automatici e  gli schemi disfunzionali di ragionamento che sono alla base  dei disturbi, a non confondere il pensiero con la realtà, a valutare le proprie convinzioni non come verità assolute, ma  per quello che sono, vale a dire ipotesi sulla realtà (più o meno corrette).  
    Il percorso psicoterapeutico assume anche un valore di prevenzione in quanto, appresa la tecnica, il paziente può applicarla a molti ambiti della sua vita ogni volta che  si presenta  un pensiero irrazionale, evitando in tal modo le spiacevoli conseguenze in termini di emozioni negative e comportamenti inefficaci. 


    Nella pratica clinica le metodologie di intervento cognitivo vengono associate a tecniche di intervento comportamentale.  Il presupposto della terapia comportamentale nasce dall’osservazione che durante lo sviluppo la persona impara  determinati comportamenti che, rivelatisi funzionali in certe situazioni, si consolidano e vengono utilizzati anche quando diventano controproducenti. Una volta identificato e valutato il problema, si  pianifica l’intervento  che consente di  ottenere una  modificazione della relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali della persona, mediante l’apprendimento  di nuove modalità di risposta, l’esposizione graduale alle situazioni temute e il fronteggiamento attivo del disagio.

    La terapia cognitivo comportamentale presenta alcune specifiche caratteristiche:
    E’ scientificamente fondata. Poggia su una base sperimentale e un metodo scientifico, e la sua efficacia nel trattamento di numerosi disturbi psicologici è stata convalidata empiricamente. In particolare nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia la psicoterapia cognitivo comportamentale è risultata efficace almeno quanto gli psicofarmaci, ma è risultata assai più  utile nel prevenire le ricadute.
    Orientata allo scopo. Il terapeuta individua il reale problema portato dal paziente, coglie  il significato e la valenza che questo assume nella sua psiche ed evidenzia i meccanismi di mantenimento. L’intervento consiste nella scomposizione delle complesse problematiche psicopatologiche in molteplici problemi specifici da affrontare  gradualmente attraverso l’individuazione  delle tecniche più appropriate. Il terapeuta e il paziente stabiliti  gli obiettivi della terapia e il  piano di trattamento,  attuano una   verifica periodica dei risultati raggiunti.
    Pratica e concreta. La finalità della terapia cognitivo- comportamentale è quella di risolvere problemi psicologici concreti: l'eliminazione degli attacchi di panico e la eventuale agorafobia, l'eliminazione dei comportamenti alimentari patologici, la diminuzione dell'isolamento sociale ecc.
    Collaborativa. Paziente e terapeuta collaborano attivamente con la finalità di  individuare le modalità di pensiero disfunzionali e i comportamenti  che sono alla base della sofferenza e sviluppare le strategie più efficaci per il superamento dei  problemi emotivi e comportamentali. Man mano che la terapia procede il paziente è incoraggiato a un ruolo sempre più attivo, propositivo e autonomo.
    A breve termine. Le  sedute di norma hanno cadenza settimanale e la durata della terapia varia di solito dai quattro ai dodici mesi. Problemi psicologici più gravi, possono richiedere un periodo di cura più prolungato e possono prevedere l'uso integrato della terapia cognitiva, degli psicofarmaci e di altre forme di trattamento. A volte invece, possono bastare pochissimi incontri per ottenere un miglioramento
    o un cambiamento significativo.
    Centrata sul qui e ora. Ricostruire gli eventi passati nel tentativo di individuare la causa del problema può essere utile, ma spesso non aiuta a risolverlo perché una volta che il problema si è strutturato, esso tende a mantenersi nel tempo indipendentemente dalla  causa che l’ha originato.    La terapia cognitivo comportamentale, focalizzandosi più sul superamento del problema che sulla spiegazione di come è nato,  ne individua i meccanismi di mantenimento,  attiva  le risorse del paziente e suggerisce  le strategie necessarie ad ottenere dei cambiamenti positivi.
    E’ basata sul modello educativo e risulta utile per la prevenzione. Il risultato della terapia è una serie di apprendimenti di carattere permanente. Le persone infatti imparano alcune specifiche abilità che possono utilizzare per il resto della loro vita. Esse riguardano l’identificazione di modi distorti di pensare, la modificazione di convinzioni irrazionali e il cambiamento di comportamenti disadattivi.

    EMDR
     

    L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per accedere, neutralizzare e portare a una risoluzione adattiva i ricordi di esperienze traumatiche che stanno alla base di disturbi psicologici attuali 
    del paziente.Queste esperienze traumatiche possono consistere in:
    -Piccoli/grandi traumi subiti nell’età dello sviluppo
    -Eventi stressanti nell’ambito delle esperienze comuni(lutto,malattia,perdite finanziarie, conflitti coniugali, cambiamenti)
    -Eventi stressanti al di fuori dell’esperienza umana consueta quali disastri naturali (terremoti, inondazioni) o disastri provocati dall’uomo (incidenti gravi, torture, violenza)
    L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.
    Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi. Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo. Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia.
    Si sente che veramente il ricordo dell’ esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo distaccato. I pazienti in genere riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante dal punto di vista emotivo.
    Dopo l’EMDR il paziente ricorda l’evento ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più adattiva. L’esperienza è usata in modo costruttivo dall’individuo ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo. Cioè il paziente realizza le connessioni di associazioni appropriate, quello che è utile è appreso ed immagazzinato con l’emozione corrispondente ed è disponibile per l’uso futuro.(informazioni copiate dal sito ufficiale www.emdr.it)

    Le principali aree del mio intervento
    -Interventi psicologici individuali, di coppia e familiari con adulti,
     adolescenti, bambini
    -Disturbi clinici dell'età adulta:disturbi d'ansia, attacchi di panico, fobie,
    disturbo ossessivo compulsivo, disturbo post traumatico da stress,
    depressione, disturbi del sonno, disturbi dell'alimentazione, 
    disturbi di personalità, disturbi sessuali.
    -Disturbi clinici dell'età evolutiva: ritardo mentale, fobie, disturbi dell'apprendimento, disturbi della comunicazione, disturbo deficit di attenzione/iperattività, disturbi dell'alimentazione, disturbi dello spettro autistico
    - Situazioni di disagio esistenziale legato a momenti critici di vita(lutti,
     separazioni etc.)
     
     

     

     

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