Dott. Massimo Bedetti

Dott. Massimo Bedetti

psicologo, psicoterapeuta cognitivo costruttivista

Ho delle crisi di pianto continue

Salve dottori, sono una ragazza di 20 anni. Da due anni frequento l'università, e durante la fine del primo anno ho iniziato ad avere delle crisi di ansia. Mi si manifestano con un pianto continuo. Finito il primo anno volevo lasciare per questo motivo, ma per fortuna ho proseguito. Inizio del nuovo anno scolastico ogni qual volta io arrivi all'università non vedo l'ora di tornare a casa ( premetto che studio a Roma e sono uno studente che viaggia, non ho casa a Roma). Ora che si avvicinano gli esami ho in continuo delle crisi di pianto continue in quanto ho il terrore di essere bocciata e di deludere i miei genitori. Il mio ragazzo che spesso è fuori per lavoro è al corrente di questa mia situazione, mentre i miei no. Una delle cose che mi fa più soffrire è proprio la lontananza da lui, e quando parte e io sono all'università a volte si ripresentano le crisi. Vorrei tanto che mi aiutaste a risolvere questa situazione, anche dandomi dei semplici consigli mi sareste di molto aiuto! Vi ringrazio anticipatamente. Susy

Buongiorno Susy, come già risposto da molti colleghi, ciò che la sta facendo soffrire in questo momento, non è risolvibile con dei semplici consigli. Sembra emergere un problema sia con la lontananza ma anche con la paura di deludere un esterno significativo. Questo porta anche ad ipotizzare alcune criticità tra cui un basso livello di autostima. Naturalmente, il tutto è collegato dalla sua coerenza emotiva e dai suoi attributi di significato che, entrambi, sarebbero da esplorare all'interno di un percorso di psicoterapia o, almeno, di consulenza psicologica. Nel caso ci fossero difficoltà economiche, non esiti a rivolgersi alle strutture pubbliche dove, anche se per problemi di "quantità" e di liste di attesa, forse non potrebbe essere seguita settimanalmente, ma potrebbe essere un inizio. Un primo passo per cominciare a cambiare la rotta che sta seguendo in questo momento ma che sembra non garantirle una qualità di vita apprezzabile. L'unica altra cosa che mi sento di poterle dire, è di riflettere sulla sua motivazione interna. In questo momento quanto ha voglia, realmente, che ciò che la fa star male cambi? Quanto (di fatica emotivo-cognitiva) sarebbe disposta a mettere in gioco pur di cercare di sentirsi meglio e con una immagine di Sè più soddisfacente? Buona fortuna.

 

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Dott.ssaAntonella Lauretano

Psicologa, Psicoterapeuta - Siena - Grosseto

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