Dott.ssa Alessandra Saglimbene

Dott.ssa Alessandra Saglimbene

psicologa, sessuologa

COSA POSSO FARE

Buongiorno. Ho bisogno di aiuto. Riassumendo: circa due anni fa ho iniziato ad intraprendere una relazione clandestina con un uomo che già conoscevo molto bene da circa 15 anni e con cui lavoravo. A seguito della nostra relazione ha lasciato la famiglia (cosa non chiesta da me, ma fatta di sua spontanea volontà), ma io non sono mai stata sicura di portare avanti la relazione, soprattutto a causa della disabilità di sua figlia e ho sempre maturato sensi di colpa in questo senso. Lui da parte sua sporadicamente aveva manifestato comportamenti strani nei miei confronti (gelosia soprattutto), ma che giustificava sempre col fatto che io fossi sempre insicura rispetto la nostra relazione. Comuqnue fino a 4 mesi fa ci siamo continuati a vedere, ma senza affrontare la convivenza che lui tanto desiderava e che comunque per me significava lasciare un posto di lavoro a causa della distanza. Per caso poi ho scoperto che per circa 1 anno (proprio mentre mi faceva sentire in colpa per non essere la donna che voleva affianco a sè per il resto della sua vita) andava su siti di incontro di ogni tipo. Naturalmente mi è crollato il mondo addosso (lui per me, a prescindere dalla relazione sentimentale, era sempre stato una grossa spalla) ed invece di chiedere perdono, ad oggi ancora asserisce che questo suo comportamento è stato solo il frutto di tutte le insicurezze che gli ho creato e che comunque non mi ha mai tradita.

La situazione però si sta complicando ancora di più, perchè io nonostante un tentativo iniziale di provare a vedere se la situazione era recuperabile, ora non voglio più continuare questa relazione che a mio avviso non ha più nulla della sua "bellezza" iniziale. Da quando ha capito che voglio troncare sono iniziate minacce del tipo che se si ammazza sarà solo colpa mia etc etc (ora lui vive solo), la cosa più grave è che alle ultime minacce mi sono spaventata, sono corsa da lui e l'ho trovato totalemente ubriaco e che si era inferto molti graffi su tutte le braccia con dei vetri rotti di bottiglia. Mi urlava contro cose senza senso.., ho avuto paura. Ho cercato di avvisare i suoi familiari, ma non ho avuto risposta. Dopo ore, sono riuscita a calmarlo e finalmente (forse) a convincerlo ad andare da uno psicologo (si tenga presente che oltre alla figlia disabile nella sua vita ci sono stati altri traumi quali il suicidio del padre, avvenuto circa 15 anni fa).

Ma appena mi ha detto si ok ci vado è partita una nuova condizione: ci vado se vieni con me altrimenti no. Ora io credo che "noi" non abbiamo bisogno di una terapia di coppia, ma bensì che lui facccia un percorso individuale, perchè vi assicuro che prima di questi assurdi episodi era una persona encomiabile e stimata da tutti. Dato che devo mettermi io in contatto con lo psicologo, secondo voi è il caso che ci vada da sola a spiegargli prima la situazione (lui è diventato anche bugiardo e nega anche l'evidenza) e che io devo riuscire a staccarmi?

Vi prego consigliatemi perchè mi sembra di vivere un incubo, dal quale non riesco ad uscire. Grazie in anticipo

Cara Laura,
posto che il suo compagno con il comportamento autolesionista e di ricatto psicologico sta ottenendo da Lei esattamente ciò che desidera, ovvero averla accanto facendola sentire colpevole per qualcosa di cui non è per nulla responsabile, ciò che Le chiedo è: cosa vuole Lei?
Dipende tutto da questo. Perchè da questa sua risposta dipende l'obiettivo che si darà.
Se vuole realmente staccarsi dal suo compagno, deve evitare di cedere ai suoi ricatti, altrimenti sarà prigioniera tutta la vita, delle richieste e dei continui sensi di colpa che instillerà in Lei per ottenere la sua vicinanza, non importa poi a che prezzo.
Ora, e' vero che nessuno si salva da solo, ma è anche vero che non possiamo aiutare chi non vuole essere aiutato, nonostante affermi il contrario.
Non posso dirLe cosa fare, perchè nessuno sente e vive la sua vita,inoltre non sarebbe la sua soluzione ma quella di un altro, quindi proprio per questo fallace. Ad ogni modo vorrei darle alcuni spunti che sono certa potrebbero aiutarla.
Il primo glielo suggeriscono le parole di Hermann Hesse:
“L'amore non deve implorare e nemmeno pretendere, l'amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé. Allora non è più trascinato, ma trascina”.
Il secondo proviene una piccola storia dal titolo “la topolina presuntuosa” (o rateta presumida - titolo originale) che può trovare su internet.
Spero di esserLe stata di aiuto. Le faccio i miei più sinceri auguri e rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.Cara Laura,
posto che il suo compagno con il comportamento autolesionista e di ricatto psicologico sta ottenendo da Lei esattamente ciò che desidera, ovvero averla accanto facendola sentire colpevole per qualcosa di cui non è per nulla responsabile, ciò che Le chiedo è: cosa vuole Lei?
Dipende tutto da questo. Perchè da questa sua risposta dipende l'obiettivo che si darà.
Se vuole realmente staccarsi dal suo compagno, deve evitare di cedere ai suoi ricatti, altrimenti sarà prigioniera tutta la vita, delle richieste e dei continui sensi di colpa che instillerà in Lei per ottenere la sua vicinanza, non importa poi a che prezzo.
Ora, e' vero che nessuno si salva da solo, ma è anche vero che non possiamo aiutare chi non vuole essere aiutato, nonostante affermi il contrario.
Non posso dirLe cosa fare, perchè nessuno sente e vive la sua vita,inoltre non sarebbe la sua soluzione ma quella di un altro, quindi proprio per questo fallace. Ad ogni modo vorrei darle alcuni spunti che sono certa potrebbero aiutarla.
Il primo glielo suggeriscono le parole di Hermann Hesse:
“L'amore non deve implorare e nemmeno pretendere, l'amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé. Allora non è più trascinato, ma trascina”.
Il secondo proviene una piccola storia dal titolo “la topolina presuntuosa” (o rateta presumida - titolo originale) che può trovare su internet.
Spero di esserLe stata di aiuto. Le faccio i miei più sinceri auguri e rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.Cara Laura,
posto che il suo compagno con il comportamento autolesionista e di ricatto psicologico sta ottenendo da Lei esattamente ciò che desidera, ovvero averla accanto facendola sentire colpevole per qualcosa di cui non è per nulla responsabile, ciò che Le chiedo è: cosa vuole Lei?
Dipende tutto da questo. Perchè da questa sua risposta dipende l'obiettivo che si darà.
Se vuole realmente staccarsi dal suo compagno, deve evitare di cedere ai suoi ricatti, altrimenti sarà prigioniera tutta la vita, delle richieste e dei continui sensi di colpa che instillerà in Lei per ottenere la sua vicinanza, non importa poi a che prezzo.
Ora, e' vero che nessuno si salva da solo, ma è anche vero che non possiamo aiutare chi non vuole essere aiutato, nonostante affermi il contrario.
Non posso dirLe cosa fare, perchè nessuno sente e vive la sua vita,inoltre non sarebbe la sua soluzione ma quella di un altro, quindi proprio per questo fallace. Ad ogni modo vorrei darle alcuni spunti che sono certa potrebbero aiutarla.
Il primo glielo suggeriscono le parole di Hermann Hesse:
“L'amore non deve implorare e nemmeno pretendere, l'amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé. Allora non è più trascinato, ma trascina”.
Il secondo proviene una piccola storia dal titolo “la topolina presuntuosa” (o rateta presumida - titolo originale) che può trovare su internet.
Spero di esserLe stata di aiuto. Le faccio i miei più sinceri auguri e rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.