Come comportarmi
Ho perso mio marito da quando è nato il nostro bimbo, si è perso. Per non sentirsi inutile si è cercato un’amicizia femminile, che è diventata molto insistente nella sua vita. Questa cosa mi ha fatto molto preoccupare e stare male, tanto da litigarci tutti i giorni per quattro mesi.
Ieri mi ha detto che ha detto a questa ragazza che non si sentiranno più, per farmi sentire di essere al primo posto, ma ha cominciato a lamentarsi tutto il giorno, inveendo contro di me e dicendomi che sono la causa di tutti i suoi mali, che gli ho tolto tutto, anche quel po’ di felicità che si stava costruendo da solo.
Mi ha detto che ora non sono più una sua priorità e che la mia condanna sarà vederlo stare male tutti i giorni sul divano a fumare; che non siamo più una famiglia e che, se resta a casa, è solo per il piccolo.
Come devo comportarmi? Come posso fare a recuperarlo?
Gentile Signora,
la situazione che descrive è molto dolorosa e complessa. La nascita di un figlio rappresenta un evento trasformativo per l’intera coppia: può portare gioia, ma anche smarrimento, senso di perdita del proprio ruolo e forti fragilità personali. Da ciò che racconta, sembra che suo marito stia attraversando una fase di profonda difficoltà identitaria ed emotiva, che sta esprimendo attraverso rabbia, ritiro e attribuzione di colpa all’esterno.
È importante chiarire alcuni punti fondamentali.
Le sue reazioni di sofferenza, gelosia e preoccupazione di fronte a un legame femminile così significativo sono comprensibili e legittime. Non sono la causa del malessere di suo marito, ma una risposta a una situazione che ha minato la sicurezza del legame di coppia. Il fatto che oggi lui le attribuisca la responsabilità della propria infelicità è un meccanismo difensivo: spostare il dolore interno su qualcun altro è spesso più facile che affrontarlo.
Al tempo stesso, lei non può “recuperarlo” da sola. Nessuna relazione si ricostruisce attraverso il sacrificio unilaterale, il senso di colpa o la sopportazione del disprezzo. Il cambiamento può avvenire solo se lui riconosce il proprio disagio e si assume la responsabilità di affrontarlo.
Come può comportarsi, quindi:
Mantenga confini chiari e fermi: non accetti di essere svalutata, colpevolizzata o emotivamente punita. Questo non aiuta né lei né la relazione.
Eviti di entrare in continue discussioni difensive: il conflitto quotidiano alimenta la distanza e rafforza le posizioni rigide.
Si concentri su ciò che può controllare: il suo benessere, la relazione con suo figlio, la sua dignità emotiva.
Proponga, se possibile, un supporto professionale: una terapia individuale per lui e/o una consulenza di coppia possono offrire uno spazio protetto in cui elaborare questa crisi. La proposta va fatta con calma, non come un ultimatum, ma come un’opportunità.
Se lui sceglierà di restare chiuso nel proprio malessere, lei non deve interpretarlo come un fallimento personale. Essere una coppia significa camminare insieme, non trattenere qualcuno che ha smesso di muoversi.
In questo momento, la priorità è tutelare lei e il bambino, offrendo un ambiente il più possibile stabile e rispettoso. Solo da una posizione di equilibrio e forza potrà eventualmente riaprire uno spazio di dialogo autentico.
Resto convinta che chiedersi “come sto io in tutto questo?” sia il primo passo, prima ancora di chiedersi come recuperare l’altro.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alessia Mariosa -PSicologa
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