Dott.ssa Annabianca Iero

leggi (1)

Dott.ssa Annabianca Iero

Psicologa Clinica e della Salute

Mi ha rotta?

Gentili dottori, Un anno e mezzo fa, nell’estate del 2024, stavo con una persona che aveva dei seri problemi di controllo della rabbia e manipolatori. Il picco della violenza è stata una notte in vacanza quando, nel pieno di un attacco, si è alzato dal letto (io ero davanti a lui cercando di calmarlo) e mi ha dato una testata sul naso causandomi forte sanguinamento (in seguito ho scoperto che era una microfrattura). Questo episodio eda stato l’apice di un periodo durato circa 6 mesi (prima non era mai capitato o comunque era più lieve) di abusi verbali e fisici (è capitato che mi sputasse in faccia, mi mordesse le braccia causandomi lividi molto grandi, mi bloccasse sul letto sotto di sé, mi spingesse, rompesse cose davanti a me per ferirmi, mi chiamasse tro** o mi dicesse cose orribili insultando anche la mia cuginetta venuta a mancare nel 2019 con cui io sono cresciuta insieme e che ho amato e amo profondamente). Questo episodio del naso mi ha portata finalmente a lasciarlo (è stato molto difficile perché non ero assolutamente lucida e per settimane ero convinta di non essere una vittima di violenza). I miei amici e le mie amiche sono stati di grande aiuto e la mia famiglia anche (con la sola presenza perché non sono mai riuscita a dirgli tutto se non di recente perché non volevo ferirli). Ora sono in una nuova relazione da circa un anno e mezzo (è iniziata subito dopo l’altra): il momento in cui ci siamo incontrati era molto delicato e lui mi è stato di grande aiuto nel superare quello che mi era successo. Avrei forse voluto incontrarlo dopo per evitare di trascinarlo così tanto nel mio dramma ma se uno si incontra e si innamora c’è poco da fare. Il mio attuale ragazzo è una persona meravigliosa e stare con lui mi fa tanto bene: mi sento rispettata e quando litighiamo lo facciamo in modo normale. Nonostante questo io ho ancora dei trigger legati alla relazione passata (sia legati al sesso sia legati al non sentirmi ascoltata). Ora con il mio terapeuta (da cui sono seguita da un anno e mezzo) stiamo ricercando le ragioni profonde di questi trigger per smontarli. Io però sono terrorizzata da come mi comporto quando mi triggero, perché non ho attacchi di panico (credo) ma mi sento scollata da lui e da me stessa, penso che sono intrappolata nella mia testa, metto in atto comportamenti per calmarmi tipo ficcarmi le unghie nella carne o dondolarmi o altri modi di fare grounding, penso che mi dovrebbe lasciare poi sono terrorizzata che mi lasci, inizio a vedere il mio ragazzo come uno sconosciuto, poi me stessa come una pazza e lì mi spavento ancora di più. Cerco di spiegargli come mi sento ma lui capisce solo successivamente e secondo me manco troppo (lui sa tutto quello che mi è successo). Prende alcuni trigger sul personale e crede che lui sia l’origine dei miei attacchi (dice di no ma lo vedo che si sente in colpa). Non riesco a spiegarmi. Ieri gli ho detto “io sto parlando sul piano A e tu sul piano B” ma non empatizza con me e io mi sento solo più sola e in colpa per aver sbroccato in quel modo. A volte ho paura di essere diventata come il mio ex, una manipolatrice che vaga per la stanza piangendo e facendo l’isterica.

Cara Giovanna,

la ringrazio per aver condiviso una parte così dolorosa della sua storia. Da ciò che racconta emerge chiaramente che ha vissuto una relazione caratterizzata da gravi episodi di violenza psicologica, verbale e fisica. Uscire da una situazione di questo tipo richiede molta forza e il fatto che sia riuscita a interrompere quella relazione rappresenta un passo importante verso la tutela di sé. È comprensibile che, nonostante oggi si trovi accanto a una persona che la rispetta, alcune esperienze del passato continuino a riemergere attraverso quelli che lei definisce "trigger". Dopo un'esperienza traumatica, infatti, può accadere che alcune situazioni, parole o vissuti riattivino emozioni molto intense, anche quando il pericolo non è più presente. Mi ha colpito, in particolare, il timore di essere diventata "come il suo ex". Da ciò che scrive, però, non emerge il desiderio di controllare o ferire l'altro, bensì una profonda paura di rivivere ciò che ha subito e di perdere una relazione che per lei rappresenta un luogo sicuro. Questo è molto diverso. Il fatto che lei sia già in psicoterapia è una risorsa preziosa. Il lavoro che state facendo per comprendere l'origine di questi trigger richiede tempo, ma può aiutarla a distinguere sempre di più ciò che appartiene al passato da ciò che sta vivendo nel presente. Potrebbe essere utile, inoltre, condividere con il suo compagno, quando entrambi vi sentite tranquilli, ciò che accade dentro di lei durante questi momenti, aiutandolo a comprendere che il suo disagio non nasce da una mancanza d'amore nei suoi confronti, ma è la conseguenza di ferite emotive che stanno ancora cercando di rimarginarsi. Continui a concedersi il tempo necessario per questo percorso. Le esperienze traumatiche possono lasciare un segno profondo, ma con un adeguato sostegno è possibile ritrovare un senso di sicurezza, fiducia e serenità nelle relazioni.

Le auguro di proseguire il suo cammino con la consapevolezza che chiedere aiuto e prendersi cura di sé è già un importante atto di coraggio.

Un caro saluto,

Dr.ssa Annabianca Iero Psicologa Clinica e della Salute. Disponibilità anche on line

cerca psicologo