Dott. Antonio Cisternino

Dott. Antonio Cisternino

specialista in psicologia clinica e psicoterapeuta

Solitudine e relazioni extra coniugali

Buonasera,
mi chiamo Arianna e sono sposata da pochi anni con mio marito. Ci siamo conosciuti anni fa' sul posto di lavoro e per stare insieme abbiamo entrambe mandato all'aria i nostri precedenti rapporti: lui infatti già sposato ma senza figli, io convivevo con un compagno da tempo immemore. Dopo poco tempo siamo andati a vivere insieme e solo dopo diversi anni ci siamo sposati.

Dall'inizio del lock down lavoriamo in casa insieme. La convivenza non è facile dato che la casa in cui viviamo è piccola e dobbiamo mangiare e lavorare nella stessa stanza, ma il problema non è certo sorto adesso. E' da qualche hanno che ho una relazione extra coniugale con una persona più grande di me, conosciuta in ufficio. Con lui mi trovo bene perchè è molto dolce e lui stesso ha vissuto o vive ancora la mia stessa situazione personale.
Voglio bene a mio marito e non riesco a lasciarlo andare ma da quando ci siamo conosciuti ad oggi le cose sono cambiate tantissimo: esce spesso, vuole sempre andare in bici mentre a me non piace, ha le sue amicizie mentre io ne ho pochissime e a parte cercare di tenermi in forma ogni giorno non riesco più a nutrire un vero interesse per qualcos'altro. Ho la sensazione che stia con me solo perchè si sente in colpa, non condividiamo quasi più nulla insieme a parte le camminate della Domenica e io mi sento spesso sola. Come se non bastasse credo che lui, per l'ennesima volta, si sia invaghito di una collega che non lo corrisponde ma che coltiva come lui la passione per la bici. Avere una relazione extra coniugale non è una soluzione, lo so', e se fossi sicura di amare l'altra persona, di stare bene con lui e di voler / poter costruire qualcosa con lui non sarei qui a parlarne. Il fatto è che se la mia vita matrimoniale fosse stata soddisfacente l'altra uomo di sicuro non esisterebbe. Sono anni che pur essendo sposata mi sento sola, non compresa, ed ultimamente non facciamo altro che litigare. Mi manca tutto: la complicità, la dolcezza, il sentirmi importante e apprezzata da mio marito. Anche il lavoro non va bene e non è soddisfacente. Tutto si è fermato, tutto ristagna, non so' da che parte andare, cosa fare per abbattere questa solitudine opprimente che sento in continuazione. Sono pochi i momenti in cui mi sento bene mentre invece una volta adoravo stare da sola. Adesso mi rendo conto che non ho nessun affetto stabile, che nonostante i miei sforzi per non sentirmi sola e per costruire quella famiglia unita che da piccola non ho mai potuto avere (mamma alcolizzata, litigi continui in casa tra urla e botte, un padre assente per colpa del lavoro e della situazione familiare difficile poi culminata con un divorzio, un fratello che vedo pochissimo), in realtà sono ancora più sola di prima. Non ho un obbiettivo di nessun genere, non credo più a nulla e a nessuno. So' solo che sto' veramente male e che sono stanca. Penso spesso a cosa potrei fare per uscire da questa situazione ma alla fine resto ferma e mi odio da sola per questo. Non so' da dove iniziare per cambiare questa situazione, non ho le forze, non ho un'amicizia vera su cui contare e neppure l'amore di un famigliare vicino. Sento solo la compassione di mio marito e l'ombra di quello che sono stata. Come si fa' a ricominciare a vivere sul serio? Non so' se quello che sento sia depressione, so' solo che mi sento sempre sola e che non riesco a cambiare le mie abitudini per cercare di migliorare la situazione. Mi sono irrigidita su tutto e continuo a credere di sentirmi bene solo quando vivo in coppia, quando un uomo mi desidera, mi da' delle attenzioni e vuole passare il suo tempo con me. So' che non dovrebbe essere così ma ho poche amicizie, pochi interessi e da sola non mi piace uscire. Devo rivolgermi ad uno psicoterapeuta? Aiuto.

Gentilissima Arianna, 

mentre leggevo quanto Lei ha scritto pensavo all'espressione romana "nomen omen" e alla mitologia greca riguardante Arianna, figlia di Minosse.

Minosse, re di Creta, era figlio del dio Zeus e non del suo predecessore, cosa che gli attirava l’astio dei cretesi che non lo consideravano loro re legittimo. Minosse invocò quindi l’aiuto del dio del mare, Poseidone, affinché, con la sua protezione avesse potuto regnare in pace e gli chiese di ricevere in dono, come garanzia di tutela e segno del beneplacito degli dei circa il suo governo sulla città di Creta, un toro bianco che gli avrebbe poi sacrificato. Poseidone accettò la richiesta e inviò a Minosse un toro bianco tanto bello che il re decise di tenere per sé sostituendo, in sacrificio al dio, un altro toro. Scoperto l’inganno, Poseidone si vendicò facendo innamorare Pasifae, moglie di Minosse, del toro bianco, al quale la donna si unì carnalmente generando il Minotauro, mostro bipede con il corpo di uomo, la testa di toro, e un crudele istinto che lo portava a nutrirsi di carne umana.

Il Minotauro, belva feroce e pericolosa, fu rinchiuso in un labirinto a Cnosso, ove ogni anno, la città di Atene, sottomessa a Creta, doveva inviare 14 fanciulli, 7 maschi e 7 femmine, per soddisfare lo stomaco del crudele mostro che dimorava in questa costruzione dalla pianta così complicata e tortuosa da rendere difficile l’orientamento ed impossibile l’uscita di chi vi entrava.

Teseo, figlio del re di Atene Egeo, si offrì di far parte del gruppo dei giovani ateniesi che dovevano essere sacrificati al Minotauro, ma con l’intento di ucciderlo e riuscì nella sua impresa grazie anche ad Arianna, la figlia di Minosse, la quale, innamorata di lui, gli diede un filo, il famoso “filo di Arianna” che gli avrebbe permesso di non perdersi all’interno del labirinto e di poterne uscire.

Ucciso il Minotauro, Teseo e Arianna si imbarcarono alla volta di Atene, fermandosi a trascorrere la notte sull’isola di Nasso. Ed è qui che, mentre Arianna dormiva, Teseo scappò via lasciando la donna sola, piantandola in Nasso (per corruzione popolare diventato poi “in asso“)  forse perché imbarazzato dall’idea di tornare in patria con la figlia del nemico, o perché invaghito di un’ altra donna, o forse intimorito in sogno dal dio Bacco che voleva possedere Arianna.

Noi entriamo in relazione con gli altri così come le varie parti di noi entrano in relazione tra loro. Sarebbe importante rivolgersi a un/a professionista della Sua zona per approfondire la Sua storia personale e famigliare e valutare quale tipo di percorso terapeutico intraprendere.

Le tecniche più efficaci ritengo siano la Mindfulness, l'EMDR, il Training autogeno bionomico e l'MDPAC (Metodo del Disegno Psicoemotivo per l'Analisi e la Consapevolezza).

In molti proveranno a farla uscire dal labirinto, mentre una/o psicoterapeuta sarà disposto a entrare nel labirinto con lei: in bocca al lupo.