Pianto scuola
Salve, ho un bambino di 4 anni che ha iniziato l’asilo a 2 anni con la sezione primavere quindi questo è effettivamente il terzo anno. Dal primo giorno del primo anno ad oggi tutte le mattine piange per essere lasciato a scuola e tutte le sere ha attacchi di panico e di pianto pensando che il giorno dopo ci sarà la scuola. Ho provato a chiedergli quale sia il problema ma non mi dà alcuna risposta. Le maestre dicono che sono solo capricci perché durante la giornata è tranquillo. Io però vedo il panico nel suo occhi la sera e la mattina. Non so più come comportarmi, se continuare a mandarlo o meno a scuola e come poterlo aiutare. Grazie mille
Gent.le Nicole,
da ciò che descrive, il disagio di suo figlio non sembra un semplice capriccio. A quattro anni i bambini spesso non riescono a spiegare a parole quello che provano: il pianto e il panico sono il loro modo di comunicare, non vanno pensati come un problema, ma come un “linguaggio”.
La forte angoscia che suo figlio esprime la sera e il mattino mi sembra indicare che, anche se durante la giornata riesce a “tenere duro” e a sembrare tranquillo, per lui la scuola è diventata fonte di paura; e questo non necessariamente perché lì “succeda qualcosa di brutto” in senso concreto, ma perché rappresenta una separazione, una perdita di controllo, o qualcosa che internamente vive come minaccioso.
È importante sapere che molti bambini si controllano a scuola e rilasciano le emozioni a casa, dove si sentono al sicuro. Questo rende il suo sguardo di genitore molto prezioso: se lei vede il panico, è giusto prenderlo sul serio, soprattutto perché il problema dura da tempo.
È importante riconoscere le emozioni del suo bambino, dicendogli che vede quanto la scuola lo spaventi e che lo capisce, senza minimizzare e senza forzarlo a spiegare perché sta male.
Senza urgenza e con serenità , può anche valutare un supporto psicologico per l’infanzia, con l’idea di aiutarlo ad esprimere ciò che in questo momento non riesce a dire.
Ascoltare il disagio di un bambino non significa indebolirlo, ma aiutarlo a stare meglio e a crescere, permettendogli di fare l'esperienza che la sofferenza può essere accolta e affrontata insieme.
Un caro saluto
Dott.ssa Beatrice Conca