Dott.ssa Beatrice Conca

Dott.ssa Beatrice Conca

psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista

Mio marito mi odia

Ad ottobre abbiamo avuto il nostro primo bimbo. Mio marito, poco prima del parto, ha deciso di legarsi amichevolmente a una collega, uscendo con lei da solo. Io ho preso questa cosa come una mancanza di rispetto. Dopo il parto ha continuato, dandole molte attenzioni e passandoci tanto tempo al telefono, anche dopo il lavoro.

Questa situazione mi ha mandato in tilt: ha scatenato in me sfiducia e rabbia verso di lui, portandomi ad avere mal di stomaco, crisi di pianto e continue litigate con lui, fino al terzo mese del bimbo, quando abbiamo avuto una litigata pesantissima, in cui ho capito che mio marito è importantissimo per me e che mi stavo focalizzando su qualcosa di sbagliato, portandomi all’estremo della gelosia.

Mio marito mi è stato accanto in tutte le litigate, facendomi capire che non mi avrebbe mai tradita e che aiutare questa collega lo faceva sentire soddisfatto, rispetto alla frustrazione che provava nel vedere il nostro bimbo piangere mentre lo prendeva in braccio. Ho capito che stavo esagerando.

Il problema è che mio marito mi ha detto che l’ho portato allo sfinimento, che mi odia e che gli ho fatto perdere tanti giorni tranquilli con il nostro bimbo. Non riesce neanche a guardarmi in faccia.
Cosa posso fare? Come posso rimediare a questa situazione?

Gent.le Eleonora, 

l’esperienza che racconta avviene in una fase di enorme vulnerabilità emotiva, la nascita di un figlio, che impone una profonda riorganizzazione psichica e relazionale ad entrambi i genitori. 
Da ciò che riporta, sembra che la maternità abbia riattivato in lei un bisogno intenso di sicurezza, riconoscimento e protezione. In questo contesto, il legame di suo marito con la collega ha forse rappresentato una ferita: proprio nel momento in cui lei aveva più bisogno di sentirsi scelta, contenuta e al centro della relazione, l’attenzione di suo marito si è rivolta altrove. È comprensibile che questo abbia generato angoscia, rabbia e sfiducia. D’altra parte é importante considerare  anche il vissuto di suo marito, che sembra aver trovato in quella relazione un modo per sentirsi competente, utile, meno impotente rispetto alla frustrazione provata nel rapporto con il neonato e che ora rimanda quanto le sue crisi siano state per lui logoranti, al punto da trasformare la stanchezza in rancore.
Ció che può “fare” ora é iniziare a creare uno spazio diverso, che includa anche accettare di concedere a suo marito il tempo per elaborare la fatica emotiva accumulata.
La mia esperienza di terapeuta con le coppie mi porta a suggerirle di non forzare una riconciliazione immediata, né di porsi in una posizione di espiazione. Piuttosto, può provare a proporre al marito di capire, all’interno di uno spazio terapeutico neutrale e non giudicante, cosa è accaduto in ciascuno di voi e nella vostra relazione, per aprire uno spazio di pensiero, non di scontro e immaginare insieme come cambiare.
Un percorso di sostegno psicologico  potrebbe aiutarvi a trasformare questa crisi in un’occasione di maggiore consapevolezza reciproca, invece che in una frattura silenziosa.

Un caro saluto

Dott.ssa Beatrice Conca