Dott. Carlo Enrico Livraghi

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Dott. Carlo Enrico Livraghi

Psicologo, Psicoterapeuta E.M.D.R. , Consulente di parte

Ho vampate di calore non controllate e la bocca sempre secca

Salve, sono una ragazza di 27 anni  laureata e con un lavoro stabile da qualche anno. Da un anno e mezzo il mio ruolo in ambito lavorativo si è evoluto, in concomitanza dell avvenuta laurea: al pari è accresciuta la responsabilità. contemporanemaente faccio tirocinio post laurea e un master. Emozionata e bisognosa di dimostrare il mio valore, i primi 7 mesi del nuovo lavoro (unica fonte di reddito) li ho vissuti senza freni di orari, senza freni per quanto riguarda metodo e regole, senza pensieri negativi, fidandomi di altro personale più di esperienza perché i “numeri“ si dovevano fare e perché sempre si faceva così. Per me era tutto bello ed emozionante. Fino a quando un primo errore non ha fatto capolino e, pur non comportando problematiche ho per la prima volta visto i miei limiti lavorativi e personali. Da quel momento uno stato di ansia (quasi sempre la notte o quando sono lontana dall ambiente lavorativo) mi pervade. Non dormo bene, mi sveglio in continuazione e soprattutto continuo a notare i miei sbagli, rincorro soluzioni e esce sempre fuori qualcosa di cui sono responsabile e dietro cui non vedo vie di uscita. Ho il fiato che si spezza e mi sento un peso all altezza dello sterno ogni giorno quando torno a casa dal lavoro, ho vampate di calore non controllate e la bocca sempre secca, e a momenti tremore alle mani. Successivamente ricontrollando altri lavori pregressi ho notato errori materiali dati dal periodo frenetico di lavoro vissuto, che definirei quasi uno stato di trance di cui ad oggi mi chiedo il motivo. Questo ha accresciuto ancora di più il mio status psicologico. Premetto che in casa, c è una situazione in cui mia madre è sotto chemioterapia per la seconda volta perciò niente di allegro neanche al di fuori dell ambiente lavorativo. Quando rientro in casa vedo un altra situazione che mi fa andare in agitazione. Come se mi franasse la terra sotto i piedi....ho paura di perdere il lavoro, di avere ripercussioni economiche, paura di essere lasciata dal fidanzato (il quale è a conoscenza di tutto e per questo trovo sollievo solo se c è lui), paura di perdere i miei genitori e di far franare la mia vita. Non voglio mai stare da sola ma contemporaneamente ho fatto il vuoto intorno a me e non nego che il pensiero che io possa venire a mancare mi solleva l anima pensando che questo possa essere un rimedio, un ultima spiaggia che possa mettere fine a questo stato. Cosa posso fare? Si tratta di ansia, attacchi di panico?!? Sono disperata. Grazie

Rispondo alla sua richiesta di aiuto con molto piacere ed animato dal profondo desiderio che lei possa intraprendere un percorso che la induca a prendersi più cura di sé. Dalla sua lettera emergono numerosi elementi che lei sta trascurando e che obbiettivamente rappresentano una fonte di stress. I sintomi che presenta vanno intesi come dei chiari campanelli di allarme, in relazione ai suoi vissuti e alle aspettative talvolta deluse o che rischiano di esserlo. Inoltre ritengo che inizialmente si sia proiettata nel lavoro forse anche nel tentativo di sancire il suo svincolo dalla famiglia di origine, dove il fantasma della malattia di sua madre aleggia … sono certo che lei ha molte più risorse di quel che in questo momento intravede, ma la tendenza al perfezionismo rischia di minare non solo la sfera lavorativa e privata, come sta già accadendo ma anche un vero processo di crescita personale; infatti potrebbe esercitare molte resistenze perché profondamente convinta di dover riuscire da sola a superare questo momento o al limite soltanto con l’aiuto del suo ragazzo di cui però teme il sovraccarico e il conseguente abbandono. Il mio consiglio è di rivolgersi tempestivamente ad uno psicologo/psicoterapeuta per poter affrontare ed elaborare le attuali difficoltà, inquadrare la sintomatologia attuale e le condizioni che hanno favorito l’esordio e il mantenimento, sono certo che l’ansia troverà un giusto contenitore e le fastidiose manifestazioni che riporta rientreranno totalmente. Al momento non ha indicato degli indizi riconducibili a dei veri attacchi di panico, quelli purtroppo potrebbero sopraggiungere se continuerà ad ignorare i suoi bisogni profondi e non si concederà lo spazio e il tempo giusto per occuparsi del suo benessere.

Sperando di poter esserle stato di aiuto, le auguro di rivolgersi presto ad un professionista che possa accompagnarla in questo cammino.

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Dott.Carlo Enrico Livraghi

Psicologo, Psicoterapeuta E.M.D.R. , Consulente di parte - Arezzo - Perugia - Lecce

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