Come fare a levare di dosso la vergogna?
Buongiorno Dottori,
racconto brevemente la mia ultima esperienza con un ragazzo.
Ci conosciamo da alcuni mesi; per vari motivi non ci eravamo mai visti. Sappiamo entrambi che la relazione è solo di natura fisica.
Ci vediamo e proviamo ad avere un rapporto, ma io avverto parecchio dolore (mi capita spesso quando sono piuttosto tesa, ma poi si risolve), quindi gli chiedo di fermarsi.
Lui lo fa, ma ha una reazione che non mi aspettavo: si innervosisce, si arrabbia e mi dice: “Guarda in che situazioni imbarazzanti mi metti… io adesso cosa devo fare tutta la serata in casa con te? Se sapevi di avere questo problema fisico, cosa sei venuta a fare qui?”.
Io, sinceramente raggelata, prendo le mie cose e chiamo un taxi per andare via, mentre lui continua a dire: “Vedi cosa mi fai fare, a me poi spiace far sentire una donna così, io mi sento a disagio, non so cosa fare…”.
Nel frattempo si organizza con un amico per uscire, durante l’attesa del mio taxi. Ciliegina sulla torta, mi chiede di controllare la posizione del taxi, così mi avrebbe detto più o meno tra quanto sarebbe arrivato.
Reagisco con rabbia, prendo la porta e vado via. Non mi sono mai sentita così in imbarazzo, umiliata e piena di vergogna in vita mia.
Buongiorno,
ti ringrazio per aver condiviso un’esperienza così delicata e dolorosa. Da come la descrivi, è comprensibile che tu ti sia sentita umiliata, confusa e ferita: quello che hai vissuto non è stato solo un momento imbarazzante, ma una situazione in cui i tuoi bisogni e i tuoi limiti non sono stati rispettati. Hai fatto qualcosa di molto importante ossia hai ascoltato il tuo corpo e hai chiesto di fermarti. Questo è un segnale di consapevolezza e di rispetto verso te stessa, non un “problema” come lui ha cercato di farti credere. Il dolore durante un rapporto può capitare, soprattutto in condizioni di tensione, ed è assolutamente legittimo interrompere. La reazione di lui, invece, è stata centrata esclusivamente sui suoi bisogni, priva di empatia e, per certi aspetti, colpevolizzante. Le sue parole (“cosa sei venuta a fare”, “mi metti in situazioni imbarazzanti”) e il suo comportamento successivo mostrano una dinamica poco sana: ha spostato su di te la responsabilità del suo disagio, facendoti sentire sbagliata. Questo è un segnale tipico di una relazione tossica, anche se si tratta “solo” di un rapporto fisico. Il rispetto, la gentilezza e l’attenzione ai confini dell’altro non sono opzionali, in nessun tipo di relazione. La tua reazione finale andartene è stata una forma di tutela. Anche se accompagnata da rabbia e dolore, è un segnale che dentro di te c’è una parte che riconosce il tuo valore e non accetta di essere trattata così.È importante, ora, lavorare su due aspetti:
- rielaborare l’accaduto per liberarti da quel senso di vergogna (che non ti appartiene);
- rafforzare la tua autostima, affinché il tuo valore non venga mai messo in discussione dal comportamento degli altri.
Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarti molto in questo senso. Ti permetterebbe di:
- comprendere meglio le dinamiche relazionali che ti coinvolgono;
-riconoscere tempestivamente segnali di mancanza di rispetto;
-costruire confini più solidi;
-sviluppare un rapporto più gentile e sicuro con te stessa, anche nella sfera dell’intimità.
Meriti di sentirti al sicuro, rispettata e accolta, soprattutto nei momenti di vulnerabilità. Il tuo corpo, le tue emozioni e i tuoi tempi hanno valore, indipendentemente da chi hai di fronte.Ti incoraggio a non interiorizzare ciò che è accaduto come un tuo “fallimento”: è stata invece un’esperienza che può aiutarti a vedere con più chiarezza cosa non sei più disposta ad accettare.Resto a disposizione se desideri approfondire o lavorare insieme su questi aspetti.
Dott.ssa Chiara Ilardi