Dott.ssa Chiara Sberna

Dott.ssa Chiara Sberna

Psicologa e psicoterapeuta in formazione

Mio marito mi odia

Ad ottobre abbiamo avuto il nostro primo bimbo. Mio marito, poco prima del parto, ha deciso di legarsi amichevolmente a una collega, uscendo con lei da solo. Io ho preso questa cosa come una mancanza di rispetto. Dopo il parto ha continuato, dandole molte attenzioni e passandoci tanto tempo al telefono, anche dopo il lavoro.

Questa situazione mi ha mandato in tilt: ha scatenato in me sfiducia e rabbia verso di lui, portandomi ad avere mal di stomaco, crisi di pianto e continue litigate con lui, fino al terzo mese del bimbo, quando abbiamo avuto una litigata pesantissima, in cui ho capito che mio marito è importantissimo per me e che mi stavo focalizzando su qualcosa di sbagliato, portandomi all’estremo della gelosia.

Mio marito mi è stato accanto in tutte le litigate, facendomi capire che non mi avrebbe mai tradita e che aiutare questa collega lo faceva sentire soddisfatto, rispetto alla frustrazione che provava nel vedere il nostro bimbo piangere mentre lo prendeva in braccio. Ho capito che stavo esagerando.

Il problema è che mio marito mi ha detto che l’ho portato allo sfinimento, che mi odia e che gli ho fatto perdere tanti giorni tranquilli con il nostro bimbo. Non riesce neanche a guardarmi in faccia.
Cosa posso fare? Come posso rimediare a questa situazione?

Buongiorno, quello che stai vivendo non è una reazione sproporzionata né una “follia emotiva”. È una risposta umana, molto profonda, a un momento di enorme vulnerabilità: sei diventata madre da pochissimo, il tuo corpo e la tua identità stanno ancora cercando un nuovo equilibrio, e proprio in quel passaggio tuo marito ha spostato una parte importante della sua energia emotiva fuori dalla coppia. Anche se lui non ha mai avuto intenzioni di tradimento, per te questo è stato vissuto come una frattura nella sicurezza del legame.
Quando nasce un figlio, dentro di noi si riattivano parti molto antiche: il bisogno di essere viste, scelte, protette. È come se una parte più fragile di te avesse iniziato a percepire più che mai il bisogno dell'altro. E non trovando quella presenza piena, ha alzato la voce attraverso la gelosia, la rabbia, il dolore fisico. Non perché tu non ti fidassi di lui, ma perché avevi paura di perdere il contatto, la priorità, il posto.
Dall’altra parte, tuo marito stava vivendo qualcosa di diverso ma altrettanto delicato. Il pianto del neonato, l’impotenza di non riuscire a calmarlo, possono far sentire un uomo inutile, fuori posto. L’attenzione data alla collega sembra avergli restituito un senso di efficacia, di riconoscimento. Non come alternativa a te, ma come spazio in cui non sentirsi fallito. Il problema è che voi due, in quel periodo, stavate parlando da due luoghi emotivi diversi e non riuscivate più a incontrarvi. Così si è creato un circolo: tu più spaventata e bisognosa, lui più stanco e sulla difensiva. Le tue richieste diventavano per lui accuse, e la sua chiusura diventava per te una conferma della paura. Finché siete arrivati allo sfinimento reciproco.
Le parole che ti ha detto ora fanno malissimo, ed è comprensibile che ti senta devastata. Ma è importante provare a leggerle non come una verità definitiva sull’amore che prova per te, bensì come lo sfogo di qualcuno che è andato oltre il limite delle proprie risorse emotive.
So che fa paura, perché dentro di te c’è il timore di perderlo. Ma proprio ora la riparazione passa dal ridare respiro alla relazione. Intanto, è fondamentale che tu non resti sola con questo peso: quello che è emerso parla anche della tua storia emotiva, del tuo modo di vivere l’abbandono e la sicurezza. Non è una colpa, è un punto da cui puoi prenderti più cura di te.
Non sei una cattiva moglie, né una madre sbagliata. Sei una donna che ha attraversato un passaggio enorme e che ora sta cercando di rimettere insieme i pezzi.
Se vuoi, mi rendo disponibile ad accompagnarti in questo percorso di conoscenza e crescita personale, possiamo capire insieme come sostenerti in questo momento, senza perdere te stessa mentre cerchi di salvare il legame.