Dott.ssa Chiara Sberna

Dott.ssa Chiara Sberna

Psicologa e psicoterapeuta in formazione

Essere sempre nel torto e non ricevere mai supporto

Buongiorno, da anni convivo con una situazione in cui qualsiasi cosa io faccia mi vengono addossate colpe e fatto sentire in torto anche quando sono dalla parte della ragione. In ambito lavorativo subisco aggressività, brutte maniere, insulti e brutte parole, ma nonostante tutto questo appena rispondo un attimo vengo fatto passare per quello sbagliato. Nella vita quotidiana se reagisco a individui maleducati o aggressivi vengo comunque criticato e anche sta volta fatto passare per quello sbagliato. Io non so più come comportarmi perché se sono gentile e comprensivo le persone se ne approfittano mentre se tiro fuori il carattere e reagisco (ci tengo a precisare senza l’uso della violenza) vengo fatto passare per il cattivo. Queste situazioni mi stanno bloccando nelle interazioni e non ho più voglia di conoscere persone o di affrontare la società perché tanto “sbaglio sempre io”

Quello che descrivi è molto faticoso, perché non riguarda un singolo episodio: sembra diventato un modo di relazionarsi che si ripete in contesti diversi. E quando un’esperienza si ripete così spesso, a un certo punto non fa più male solo quello che accade fuori, fa male anche quello che comincia a succedere dentro: il dubbio continuo, la sfiducia, il pensiero “forse sbaglio sempre io”. Questa non è solo una constatazione: sembra quasi una decisione interna, qualcosa che lentamente hai iniziato a credere su di te. Come se le esperienze ripetute ti avessero portato a interiorizzare un messaggio: “Qualunque cosa faccia, verrò criticato.” Quando questo accade, il rischio è che il nostro sistema interno inizi a oscillare tra due posizioni. La prima è l'adattamento: cerco di essere gentile, comprensivo, accomodante, provo a non disturbare, ma poi mi sento invaso, sfruttato, non rispettato. La seconda è il passaggio opposto: la ribellione. A un certo punto ti stanchi, reagisci, metti un limite, tiri fuori il carattere e lì ti senti immediatamente etichettato come “quello cattivo”. E così il messaggio interno si rinforza: “Vedi? Se mi adatto sto male. Se reagisco sto male uguale.” Capisco perché tu dica: “non ho più voglia di affrontare la società.” perché se qualunque posizione sembra portare dolore, la tentazione diventa il ritiro. Però qui c’è una distinzione importante. Reagire non è la stessa cosa che essere assertivi. Spesso chi ha vissuto a lungo situazioni come la tua conosce solo due modalità: subire oppure esplodere. Ma esiste una terza via: una posizione ferma, chiara, che non si sottomette ma non entra nemmeno nella lotta. Per esempio: non “incasso tutto”, non “rispondo con rabbia”, ma dico: “Non accetto questo tono.” oppure: “Se mi parli così, interrompo la conversazione.” È un limite, non una contro-aggressione. Molte persone che sono state a lungo in contesti invalidanti fanno fatica a stare lì, perché dentro sentono ancora il bisogno di difendersi o di giustificarsi. Ma il punto non è convincere l’altro che hai ragione. Il punto è proteggerti.
Credo possa essere importante magari riflettere su questo modo di sentirti dentro le conversazioni, poichè spesso il presente riattiva una ferita più antica.
Un’altra cosa che noto è che sei molto attento a precisare: “senza l’uso della violenza.” Questo mi dice che per te è importante essere una persona corretta, non aggressiva. Probabilmente hai un forte senso di giustizia. Il rischio, però, è che quando quel bisogno di giustizia viene continuamente ferito, la rabbia accumulata diventi enorme. E lì il lavoro non è eliminare la rabbia, perché la rabbia è sana, ti segnala che un limite è stato violato, ma imparare a usarla come informazione, non come esplosione. Credo che il lavoro principale possa essere quello di riscoprire dentro di te una voce adulta che possa dirti: “Anche se l’altro mi critica, questo non significa automaticamente che io abbia torto.” Quella voce, forse, oggi ti serve più di ogni altra cosa.
Se avrai voglia, mi rendo disponibile ad accompagnarti in un percorso di crescita e conoscenza di queste dinamiche relazionali, che quando poi si radicano dentro di noi diventano difficili da interrogare e comprendere.

cerca psicologo