Dott.ssa Chiara Sberna

Dott.ssa Chiara Sberna

Psicologa e psicoterapeuta in formazione

Come posso superare la sofferenza dopo oltre un anno dalla separazione?

Ho 43 anni e sto attraversando un periodo di profonda sofferenza emotiva. Da circa un anno e alcuni mesi sto cercando di elaborare la fine di una relazione durata 12 anni, di cui circa 10 di convivenza. La separazione è avvenuta in modo molto doloroso e per me è stata improvvisa e difficile da comprendere. Da allora faccio molta fatica ad andare avanti e a ricostruire una mia identità e una vita che senta nuovamente mia. Continuo a pensare moltissimo alla mia ex compagna, alla vita che avevamo costruito, alla casa, ai luoghi e alle esperienze condivise. Mi manca non soltanto lei, ma soprattutto il senso di appartenenza e di futuro che avevo associato a quella relazione. Mi capita di tornare mentalmente continuamente al passato, chiedendomi cosa avrei potuto fare diversamente e se sia davvero tutta colpa mia. Questo mi porta spesso a sentirmi sbagliata, inadeguata e come se fossi stata un peso per la persona che amavo. Sto già affrontando un percorso psicologico, ma nonostante questo sento di essere ancora molto bloccata. Nell'ultimo periodo, e in particolare nelle ultime settimane, mi sento progressivamente più stanca, fragile e senza energie o determinazione. Ho difficoltà a provare entusiasmo e a immaginare il futuro. Mi sento molto sola e faccio fatica a riconoscermi al di fuori della relazione che ho perso. In questi giorni si è aggiunto un ulteriore elemento destabilizzante: dopo circa 10 anni nello stesso lavoro, il mio datore di lavoro, con cui ho condiviso una parte importante della mia vita professionale, ha deciso di trasferirsi da Milano a Pesaro con la compagna/collega e la loro bambina, entro la fine dell'anno. Questo cambiamento mi fa paura anche per il futuro lavorativo e rappresenta per me un'ulteriore perdita di riferimenti e di luoghi familiari (la nostra sede era prioprio a pochi minuti di distanza da dove abitavo con la mia ex compagna). Ho la sensazione che tutto ciò che costituiva la mia vita precedente stia progressivamente scomparendo. Mi viene spesso detto che dovrei prendermi maggiormente cura di me, anche fisicamente, e cercare di riprendere peso e forza, ma in questo momento faccio fatica persino a trovare la motivazione per farlo. La cosa che mi preoccupa maggiormente è che negli ultimi giorni non so più bene cosa voglio e mi sento estremamente stanca. Non so se si tratti ancora di un'elaborazione della separazione, di una condizione depressiva o di qualcosa che necessita di un intervento diverso, e vorrei capire come poter uscire da questo stato. Soprattutto vorrei uscire dalla profonda sensazione di essere stata un peso: tutti mi dicono che la mia ex compagna che abbia fatto la scelta giusta per la sua felicità, mentre io sono ancora così. Ma... è dura far comprendere la complessità della relazione, quanto sia entrata dentro di me. Mi seguiva in tutto e validava sempre la mia presenza, ciò che facevo e poi tutto ad un tratto è cambiata all'improvviso nell'ultimo anno cambiando sempre più e diventando l'opposto. Vorrei chiedere un parere professionale su come affrontare questa fase e soprattutto su come recuperare energia, autonomia, identità e desiderio di vivere senza continuare a sentirmi definita dalla perdita della mia relazione.

Buongiorno,

Quello che descrive sembra essere qualcosa di più della difficoltà a superare una separazione: dopo dodici anni non ha perso soltanto una compagna, ma anche una quotidianità, una casa, un progetto di futuro e una parte importante del modo in cui si sentiva riconosciuta e definita. Il cambiamento lavorativo sembra aggiungere un’ulteriore perdita di riferimenti proprio in un momento in cui sta già cercando di ricostruire la propria identità.

Mi colpisce il ruolo che la relazione aveva nel darle conferme e riconoscimento. Potrebbe essere venuto meno non solo il legame con la sua ex, ma anche quello “sguardo” attraverso cui sentiva di avere valore e un posto. Questo può rendere particolarmente difficile rispondere oggi alla domanda: “Chi sono senza di lei?”

Presterei attenzione anche alla convinzione di essere stata “un peso”. La fine di una relazione può riattivare una posizione interna inferiore nel confronto con l'altro, che si può tradurre in “Io non sono OK, l’altro è OK”, portando a trasformare la scelta dell’altra persona in un giudizio sul proprio valore. Ma responsabilità e colpa non coincidono: interrogarsi sulla propria parte nella relazione può essere utile, mentre concludere “mi ha lasciata perché sono sbagliata” rischia di alimentare ulteriormente la sofferenza.

Il continuo chiedersi cosa avrebbe potuto fare diversamente può anche rappresentare un tentativo di recuperare controllo su una perdita vissuta come improvvisa. Tuttavia, quando questa domanda diventa ripetitiva, può trasformarsi in un processo molto duro contro se stessi.

Prenderei seriamente anche il peggioramento che descrive nelle ultime settimane: stanchezza, perdita di energia, scarso entusiasmo, difficoltà a immaginare il futuro e a prendersi cura di sé meritano di essere condivisi apertamente con il professionista che già la segue, valutando eventualmente anche un consulto medico o psichiatrico. 

In questo momento, più che pretendere da sé una rapida “ripartenza”, potrebbe essere utile lavorare su piccoli permessi: posso essere triste senza essere sbagliata, posso avere bisogno degli altri senza essere un peso, posso non sapere ancora chi sarò, posso costruire qualcosa di nuovo senza cancellare ciò che questa relazione ha significato.

Forse il lavoro più importante non è dimenticare quei dodici anni, ma riuscire progressivamente a portarli con sé senza avere più bisogno che quella relazione continui per poter sentire di esistere. La domanda centrale potrebbe allora diventare: che cosa rimane stabile dentro di me quando cambiano le persone, i luoghi e i riferimenti attraverso cui per anni ho saputo chi ero?
Credo che sia importante che continui il percorso psicologico che sta svolgendo, per aiutarla ad affrontare alcuni aspetti legati alla sua storia di vita e alle relazioni.

Un caro saluto,

Chiara Sberna

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