Dott.ssa Chiara Sberna

Dott.ssa Chiara Sberna

Psicologa e psicoterapeuta in formazione

Aborto volontario (ma non così volontario) e dolore

Buongiorno, Sono una donna ed una madre di 34 anni, con un bambino di quasi 5 anni. È un bambino splendido, ma con cui abbiamo affrontato e stiamo affrontando un percorso clinico per il sospetto di una malattia rara e sarà un percorso lungo per arrivare ad una diagnosi. Tutto questo percorso ci ha resi fragili e cercare una nuova gravidanza è stato per noi un passo coraggioso. Abbiamo scoperto una 2 gravidanza che ci ha resi realmente felici anche se io sono stata malissimo da subito, non capivo come fosse possibile. Poi a 7 settimane abbiamo scoperto di aspettare due gemelli, cosa inattesa perché non abbiamo nessuna familiarità. Era una gravidanza rischiosa per me, rischiosa per i feti in termini di sviluppo e per settimane abbiamo considerato ogni opzione. La verità però è che siamo soli in una città lontana dalle nostre famiglie, senza aiuti e avere due gemelli ci è sembrata una cosa troppo difficile da affrontare, a maggior ragione viste le difficoltà con il maggiore. Abbiamo affrontato ogni opzione possibile, e ci siamo arrivati con sofferenza all'ivg. Ma la verità è che il giorno dell'interruzione è stata terrificante, fino all'ultimo abbiamo titubato ed io ho pianto ogni singolo secondo li dentro, anche risvegliandomi avevo le lacrime. In un primo momento mi sono sentita sporca e di non meritare nulla di buono dalla vita, ma in quel momento ero ancora convinta che fosse l'unica opzione per la nostra situazione e possibilità. Solo che nel percorso si attraversa un dolore immenso e un senso di colpa che non ti lascia. Forse avrei dovuto dare una chance a quelle vite, forse avremmo dovuto affrontare tutto in qualche modo, anche perdendo pezzi importanti di noi, sacrificando molto di ciò che siamo. Non so se ho il diritto di stare male e se questo dolore passerà e so quanto mi sia costato, ma per quanto io mi sia corazzata ora sono nuda con le mie paure e fragilità e non so come attraversare la scelta più difficile mai fatta. Forse avrei dovuto agire diversamente, abbiamo avuto paura di non poter gestire tutto e di perderci e non essere i genitori che siamo ora: presenti, gentili e non arrabbiati per i sacrifici. Abbiamo avuto paura che andare avanti ci avrebbe annientato ma forse anche fermarsi è annientarsi e io non so come uscire da questo dolore.

Buongiorno, dalle sue parole emerge tutto il dolore di una scelta affrontata in una situazione di grande fragilità, in cui avete cercato di tenere insieme il vostro desiderio di allargare la famiglia, le difficoltà legate alla salute di vostro figlio e la paura di non avere le risorse necessarie per affrontare tutto questo. Mi colpisce quanto abbia cercato di valutare ogni possibilità, assumendosi il peso di una decisione che, qualunque fosse stata, avrebbe comportato una sofferenza.

Forse, in questo momento, una parte di lei continua a interrogarsi su ciò che avrebbe potuto fare diversamente, come se trovare una risposta definitiva potesse aiutarla a dare un senso a quello che è successo. Ma quando ci si trova davanti a scelte così difficili, non sempre esiste una possibilità priva di dolore o di conseguenze. Avete preso una decisione in un contesto preciso, con le risorse, le paure e i limiti che avevate in quel momento. Questo non significa che oggi lei non possa provare dolore, rimpianto o ambivalenza, né che debba necessariamente sentirsi in pace con quanto accaduto.

Mi sembra importante anche ciò che racconta della paura di non essere più i genitori presenti, gentili e capaci di esserci per vostro figlio. In questa paura si può intravedere quanto teniate al vostro ruolo genitoriale e quanto abbiate cercato di proteggere ciò che, con fatica, siete riusciti a costruire. Forse, però, oggi quella stessa parte di lei che desidera essere una madre attenta e responsabile si sta trasformando in una voce molto severa, che la mette sotto accusa e le chiede di dimostrare di aver fatto la scelta giusta. Ma non deve meritare il diritto di soffrire, così come non deve dimostrare di aver sofferto abbastanza per giustificare la propria decisione.

Può darsi che, per un po’, non sia possibile trovare una risposta alla domanda se avreste dovuto agire diversamente. Forse, prima ancora di cercare una risposta, è necessario concedersi di attraversare il dolore per ciò che è accaduto e per ciò che avrebbe potuto essere. Il fatto che abbiate scelto di interrompere la gravidanza non cancella il desiderio, l’affetto e le possibilità che avevate immaginato, né rende meno legittimo il dolore per la loro perdita.

Adesso racconta di sentirsi nuda, senza più quella corazza che le ha permesso di affrontare la situazione. Forse non è necessario ricostruirla subito. Può provare, invece, a concedersi uno spazio in cui non debba essere forte, trovare spiegazioni o giudicarsi per ciò che sente. Non è necessario decidere oggi che significato dare a questa esperienza, né sapere quando il dolore passerà. Può iniziare semplicemente dal riconoscere che sta soffrendo e che anche lei, in questo momento, ha bisogno di cura e comprensione.

Non deve scegliere tra riconoscere il dolore per ciò che ha perso e riconoscere le ragioni che l’hanno portata a quella decisione. Entrambe le cose possono esistere, anche se oggi sembrano inconciliabili. E forse, con il tempo, il lavoro non sarà quello di convincersi che la scelta sia stata giusta o sbagliata, ma di riuscire a guardarla con maggiore comprensione verso la donna che era in quel momento, spaventata e chiamata a decidere in circostanze estremamente difficili.
Se avrà voglia, mi rendo disponibile ad accompagnarla in un percorso psicologico, in cui é possibile trovare uno spazio per esplorare questo dolore e attraversarlo.

Un caro saluto,
Chiara Sberna

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