Dott.ssa Cinzia Rondoni

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Psicologa Clinica

Rapporto con mia figlia

Buongiorno, Ho cresciuto da sola una figlia che adesso ha quasi 24 anni, da 4 anni è andata via da casa per rapporti molto conflittuali, vive e lavora all'estero, sono 6 mesi che non la vedo ed è molto altalenante perché ci sono momenti nei quali dice che vorrebbe vedermi, alternati a settimane intere dove non si fa sentire. Soffro molto per la situazione e ne sento la mancanza. Cosa dovrei fare ? Grazie, Paola

Gentile Paola, accolgo con molta partecipazione il suo dolore. Sento nelle sue parole quella sensazione di vuoto e di sospensione che spesso accompagna chi ha investito ogni energia nel crescere un figlio da solo, per poi trovarsi a gestire una distanza che non è solo geografica, ma profondamente emotiva.

Questo silenzio alternato a sprazzi di vicinanza sembra descrivere un movimento di flusso e riflusso. Sua figlia, a 24 anni, sta probabilmente cercando di consolidare la propria identità e autonomia all'estero, ma il vissuto e la memoria conservano ancora le tracce dei conflitti passati. Questi silenzi che lei percepisce come abbandoni potrebbero essere per sua figlia dei momenti di protezione, necessari per non venire riassorbita in quelle dinamiche da cui ha sentito il bisogno di allontanarsi.

L'altalena emotiva di sua figlia ci dice che il legame è vivo, ma è ancora affaticato. Quando lei dice di volerla vedere, esprime il bisogno primario di affetto materno; quando sparisce per settimane, è possibile che subentri la paura di perdere quella libertà faticosamente conquistata o il timore di riattivare vecchie sofferenze.

In questa fase, cosa può fare lei per se stessa e per questo legame?

Innanzi tutto, provi a portare l'attenzione sulle sensazioni che prova nel corpo. L'ansia della mancanza spesso ci porta a protenderci eccessivamente verso l'altro, creando una tensione che l'altro percepisce e da cui a volte tende a scostarsi. Provi, per quanto difficile, a lavorare sul concetto di presenza silenziosa. Non occorre forzare il contatto o chiedere spiegazioni per le assenze: si limiti a farle sapere, con messaggi brevi e privi di aspettative, che lei c'è, che la pensa con amore e che rispetta i suoi tempi.

Questo cambio di postura interiore — passare dalla ricerca attiva alla disponibilità accogliente — toglie pressione a sua figlia e permette a lei di recuperare un po' di energia. È un momento prezioso, seppur doloroso, per rimettere al centro Paola come donna, oltre che come madre.

Tuttavia, affrontare da sola un carico emotivo così pesante può essere logorante e farla sentire bloccata in un'eterna attesa. Per questo motivo, credo che sarebbe davvero importante per lei ricevere un sostegno professionale in questo delicato momento di transizione; avere uno spazio protetto dove poter elaborare questo distacco può aiutarla a trasformare il dolore in una nuova forma di forza.

Mi farebbe molto piacere poterla aiutare in questo percorso di riscoperta e guarigione. Le segnalo che ricevo anche online, il che potrebbe facilitare un nostro incontro ovunque lei si trovi.

Cerchi di nutrire la sua vita con attività che le permettano di radicarsi di nuovo nel presente. Spesso, quando noi genitori iniziamo a stare meglio nel nostro spazio, i figli percepiscono questo cambiamento e si sentono più liberi di tornare. Le auguro di trovare presto un momento di pace e di respiro profondo.

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