Bambina non parla con le maestre
Buonasera, mia figlia ha 3 anni e da marzo ha smesso di parlare con le maestre dell’asilo. Con i bambini della classe parla tranquillamente ma con le maestre no, comunica a gesti indica. La pedagogista dell’asilo ha fatto una serie di osservazioni e ci ha confermato che la bambina è serena e a suo agio. Sembrerebbe propio una sua decisione di non parlare con le maestre. Che consigli avete? Grazie mille in anticipo!
Gentile Signora,
Le rispondo in qualità di psicologa, precisando fin da subito che questo spazio ha un intento puramente informativo e di orientamento generale, e non può in alcun modo sostituirsi a una valutazione diagnostica strutturata o a un consulto clinico diretto.
Dalla sua descrizione emergono elementi importanti e, per molti aspetti, rassicuranti. Il fatto che la bambina interagisca liberamente con i coetanei e che la figura della pedagogista confermi uno stato di serenità generale suggerisce che ci troviamo di fronte a una dinamica relazionale circoscritta alla figura dell'adulto (le maestre), piuttosto che a un disagio pervasivo.
Intorno ai tre anni, i bambini attraversano una fase cruciale di affermazione del sé e di esplorazione della propria autonomia. In questo contesto, il "non parlare" in determinati ambienti o con specifiche figure può configurarsi come una strategia di controllo, un modo per definire i propri confini emotivi o per gestire la relazione con una figura autorevole extra-familiare.
A livello operativo, in assenza di un'osservazione clinica diretta, mi sento di suggerire alcune linee guida generali per gestire questa fase:
Sospendere le pressioni prestazionali: È fondamentale che la bambina non percepisca ansia o attesa rispetto alla verbalizzazione. Forzature, inviti insistenti a parlare, promesse di premi o domande dirette sul motivo del suo silenzio rischiano di irrigidire ulteriormente il comportamento di chiusura.
Validare la comunicazione alternativa: Poiché la bambina indica e comunica a gesti, è utile che le maestre continuino ad accogliere e validare questa modalità. Sentirsi compresa ed efficace anche senza l'uso della parola riduce notevolmente il carico emotivo e la frustrazione.
Mediazione attraverso il gioco: L'inserimento graduale e non intrusivo delle maestre all'interno delle dinamiche di gioco tra pari (dove la bambina si esprime verbalmente) può fungere da ponte relazionale, favorendo un abbassamento spontaneo delle difese.
Alleanza educativa: È auspicabile mantenere un dialogo costante tra famiglia, insegnanti e pedagogista, adottando un approccio coerente basato sull'osservazione serena e sul non-giudizio.
Qualora questo atteggiamento dovesse cronicizzarsi nei prossimi mesi, estendersi ad altri contesti o accompagnarsi a segnali di ritiro sociale o ansia, le suggerisco di prendere in considerazione un colloquio di consulenza psicologica genitoriale. Questo spazio permetterebbe di esplorare in modo più approfondito i significati emotivi e relazionali sottostanti a questa specifica modalità comunicativa.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Cinzia Rondoni
Psicologa Clinica e della Riabilitazione
Specializzanda in Psicoterapia
Psicologa Clinica - Roma