Rapporto di coppia distrutto

Buongiorno, Sono una ragazza di 24 anni e sto con il mio fidanzato di 32 da un anno e mezzo. Sono veramente disperata perché non riesco più a interpretare questa relazione e onestamente ho un dubbio se continuare oppure no. Il mio fidanzato è un uomo molto sensibile e fragile e, prima di fidanzarsi con me, non ha mai avuto rapporti con le donne perché era bloccato da ansia da prestazione, insicurezza e bassa autostima. Per lo meno queste sono le cause che mostra. È da un anno che la nostra attività sessuale va avanti e ha grosse difficoltà e problemi. Lui, all’inizio, non mi aveva detto che era stato vergine e bloccato da ansia da prestazione per cui continuavo a stargli vicino e a sostenerlo. Poi mi ha raccontato la verità e la mia insoddisfazione è cresciuta sempre di più. Credo che mi ami davvero, che stia facendo il possibile per migliorare per me, per sentirsi all’altezza dell’intimità, ma spesso non lo vedo spontaneo e questo mi dispiace e mi delude. Capisco che ha bisogno di tempo, ma ormai è davvero tanto tempo che la nostra sessualità non va più bene. Soffre di nuovo e spesso di disfunzione erettile. Siccome non è più l’inizio in cui pensavo che sarebbe cambiato, non ho più la stessa attitudine a motivarlo. Sono profondamente delusa e stanca. Vorrei che fosse fluido, che dopo tanto tempo riuscisse un minimo a prendere le redini della sua sessualità in mano e invece niente. Spesso mi accusa di essere troppo esigente o di “voler fare solo quello” e che lui ama farlo con amore, non aggressivo e che se non mi sta bene mi dice “cerca un altro uomo” facendo menzione che ha una vita difficile e che, attualmente, il sesso è la cosa a cui meno pensa. Anche io ho una situazione particolarmente difficile e non riesco a capirlo. È da diversi mesi che mi sta assalendo più del solito il dubbio che possa essere omosessuale latente o per lo meno bisessuale con curiosità più per il maschile che il femminile. Solo con mie sollecitazioni ha iniziato a dare importanza alla vagina. Prima in intimità la reputava “un buco da riempire. Poi però mi dico: “se fosse gay non amerebbe guardare pornografia tra donne o avere una passione forte per i seni”. Un’amica mi ha consigliato di non escludere un’omosessualità non riconosciuta o repressa. Sono andata in ansia perché lui dice che non si sente etichettato dalle mie parole quando lo giudicavo in questo modo oppure quando gli faccio notare il mio disagio quando mi accorgo che ha più attenzioni maschili che femminili. Ho paura che nemmeno lui si voglia riconoscere così, nonostante dica che ama le donne e ne sia attratto da sempre. Ho la fobia che possa usarmi come scudo per nascondersi dal disagio di scoprirsi diverso da quello che lui o il suo ambiente siano abituati. Su Internet molti articoli sovrappongono i sintomi della più comune e semplice ansia da prestazione a quelli di un’omosessualità latente. Sono più confusa di prima. Lui non sembra essere toccato quando indirettamente lo sprono a essere se stesso. Dice che lui sa che “non è così” quindi su questo è tranquillo. Non so più cosa pensare. Cosa dovrei fare? Che devo pensare?

Gentile Mercedes,

dal suo racconto emerge una sofferenza che sembra essersi costruita lentamente nel tempo. Non descrive un singolo episodio, ma una relazione nella quale, poco alla volta, si è ritrovata a convivere con dubbi, rinunce e domande rimaste senza risposta.

Mi ha colpito il fatto che gran parte del suo messaggio sia dedicata a cercare di comprendere il suo compagno. Si chiede se abbia paura dell'intimità, se provi vergogna, se ci sia un problema sessuale o qualcosa che non riesce a dirle. È un tentativo molto umano: quando una relazione ci fa soffrire, comprendere l'altro può dare l'impressione di avvicinarci anche alla soluzione.

Vorrei però proporle una riflessione diversa.

Mentre cerca di capire lui, che cosa è successo a lei in questi anni?

Dal suo racconto emerge una donna che ha provato ad aspettare, a comprendere, ad adattarsi e a trovare spiegazioni. Mi chiedo quanto spazio sia rimasto, in questo percorso, per ascoltare i suoi bisogni, il suo desiderio di intimità, il suo bisogno di sentirsi scelta, desiderata e coinvolta in una relazione reciproca.

Naturalmente, da un messaggio online non sarebbe corretto formulare ipotesi sul funzionamento del suo compagno o attribuire significati certi ai suoi comportamenti. Le difficoltà nella sfera sessuale possono avere origini molto diverse e richiedono una conoscenza approfondita della storia della persona e della coppia. Cercare una diagnosi a distanza rischierebbe di semplificare una realtà che, probabilmente, è molto più complessa.

Mi sembra però importante osservare un altro aspetto: una relazione non si misura soltanto dalle motivazioni di chi si allontana, ma anche dagli effetti che quell'allontanamento produce sull'altro partner. Lei racconta un progressivo senso di solitudine, di frustrazione e di confusione. Questi vissuti meritano attenzione indipendentemente dalla spiegazione del comportamento del suo compagno.

Vorrei soffermarmi anche su una domanda implicita che attraversa tutto il suo messaggio: "Se riuscissi finalmente a capire lui, saprei anche cosa fare." Non sempre è così. A volte possiamo comprendere molte cose dell'altro e, allo stesso tempo, riconoscere che la relazione continua a non rispondere ai nostri bisogni fondamentali.

Credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo: non tanto a trovare una risposta definitiva sul suo compagno, quanto a recuperare uno spazio in cui ascoltare sé stessa, comprendere che cosa desidera davvero da una relazione e quali limiti sente di poter accettare senza perdere il proprio benessere.

Vorrei lasciarle un'ultima riflessione. In alcune relazioni si arriva a investire così tante energie nel cercare di interpretare l'altro da dimenticare una domanda essenziale: "Come sto io dentro questa relazione?" Quando questa domanda torna ad avere spazio, spesso le decisioni non diventano più facili, ma diventano certamente più autentiche.

Le auguro di trovare uno spazio in cui poter guardare con la stessa attenzione che ha dedicato al suo compagno anche ai suoi bisogni, ai suoi desideri e al diritto di vivere una relazione nella quale sentirsi pienamente coinvolta.

cerca psicologo