Dubbi sull'orientamento sessuale

Ciao, sono una ragazza di 25 anni fidanzata da 7 con un ragazzo. Sono sempre stata insicura sul mio aspetto fisico, si tratta di miei complessi di inferiorità che il mio fidanzato cerca di contrastare riempiendomi di complimenti genuini e sinceri. Ho sempre avuto invidia verso le altre donne, quelle che secondo me, sono più in forma di me e hanno un fisico più snello e asciutto. Questo mio guardare le donne si è sempre basato sulla mia invidia genuina nei loro confronti, ma la questione è un'altra. Premetto che per quanto riguarda autoerotismo mostro una preferenza per immagini in cui le donne hanno dei fisici e proporzioni simili ai miei, fino ad adesso ho giustificato questa mia scelta sulla base del concetto di immedesimazione ma a questo punto non so nemmeno più darmi una risposta. Il sesso con il mio ragazzo è ok, sebbene abbia ultimamente notato di più rispetto alle volte passate la mia difficoltà nel raggiungere l'apice del piacere, sicuramente dovuto al mio essere clitoridea più che vaginale e spesso presi dalla foga si va direttamente al dunque senza preliminari. Da quando ho presentato questo problema al mio ragazzo sono stata avvolta da una nube grigia, questo ha inevitabilmente influenzato il mio modo e il mio rapportarmi a chi mi sta intorno ed è da un paio di giorni che mi sorprendo a guardare corpi delle donne, come non avessi mai fatto prima di ora. Mi soffermo sulle natiche e sui seni ma non provo attrazione sessuale da voler andare con le donne o interesse amoroso nei loro confronti. Sto vivendo inoltre un forte periodo di stress e mi stanno sorgendo dubbi sulla mia sessualità, non so cosa pensare o se sono soggezionata da tutto quello che mi sta accadendo

Buongiorno Gemma,

leggendo il suo messaggio, ho avuto la sensazione che la domanda che oggi le fa più paura sia: "E se mi fossi sempre sbagliata su chi sono?"

Eppure, mentre racconta i suoi dubbi sull'orientamento sessuale, emerge con forza un altro filo conduttore che sembra accompagnarla da molto più tempo: il rapporto con la sua immagine, il confronto con le altre donne e la difficoltà a sentirsi pienamente a proprio agio con sé stessa.

Mi ha colpito il fatto che lei descriva questi confronti come presenti già da anni, mentre i dubbi sull'orientamento siano comparsi in un momento specifico, cioè quando ha iniziato a vivere con maggiore sofferenza la sua sessualità di coppia. Questo non significa che le due cose siano necessariamente collegate in un modo preciso, ma suggerisce che sia importante osservare il contesto in cui questi interrogativi sono emersi, anziché concentrarsi esclusivamente sul loro contenuto.

Vorrei sottolineare un aspetto che ritengo importante. È comprensibile che, quando qualcosa cambia nella nostra vita affettiva o sessuale, la mente cerchi una spiegazione capace di mettere ordine nella confusione. Tuttavia, il bisogno di trovare rapidamente una risposta può portare a interpretare ogni pensiero, ogni fantasia o ogni confronto come una prova a favore o contro una determinata ipotesi. In queste condizioni, il rischio è che la ricerca di certezze diventi essa stessa fonte di ulteriore sofferenza.

L'orientamento sessuale riguarda un insieme stabile di attrazioni affettive, romantiche e sessuali e non può essere definito sulla base di singole fantasie, confronti corporei o momenti di incertezza. Allo stesso modo, esplorare dubbi o interrogativi non significa automaticamente che esista una risposta già scritta che deve essere scoperta.

Mi sembra, piuttosto, che oggi lei stia cercando di comprendere sé stessa in una fase della vita in cui si intrecciano diversi aspetti: la soddisfazione sessuale, l'autostima, il rapporto con il proprio corpo, il desiderio di sentirsi desiderata e la relazione con il suo partner. Separare questi piani può aiutarla a guardare la situazione con maggiore chiarezza, senza sentirsi costretta a trovare subito un'unica spiegazione.

Per questo motivo, eviterei sia di rassicurarla dicendole che "non c'è nulla di cui preoccuparsi", sia di attribuire un significato definitivo ai suoi dubbi. Credo che lo spazio più utile sia quello in cui possa esplorare queste domande senza la pressione di dover arrivare immediatamente a un'etichetta.

Se questa confusione sta influenzando il suo benessere, la serenità della relazione o il modo in cui vive la propria sessualità, un percorso psicologico può offrirle proprio questo: non una risposta preconfezionata, ma un luogo in cui comprendere il significato che queste domande hanno assunto nella sua storia personale.

Vorrei lasciarle una riflessione finale. A volte, quando stiamo attraversando un periodo di fragilità, sentiamo il bisogno di trovare una definizione che ci faccia sentire finalmente al sicuro. Eppure la conoscenza di sé raramente nasce da una risposta immediata. Più spesso prende forma quando impariamo ad ascoltarci con curiosità, senza trasformare ogni dubbio in un verdetto sulla nostra identità.

Le auguro di concedersi questo tempo e questo spazio di ascolto, con la fiducia che comprendere sé stessi è un percorso, non un esame da superare.

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