Sono in stallo e non riesco a scegliere

Salve, da anni sono in crisi con mio marito Io ho sempre desiderato un altro figlio ma lui non ha voluto perché dopo il primo ho avuto due aborti. Poi ho scoperto che era già padre di una donna che ha quasi la mia età anche se non lo sapeva e questo ci ha messo in ulteriore crisi Volevo lasciarlo dopo questa scoperta ma lui non me lo ha permesso per mantenere la famiglia però io sono insoddisfatta e in parte irrealizzata Ho provato a mettermi via il pensiero del secondo bambino con aiuto psicologico, ma non è bastato. Non so più neanche se sono innamorata, ma continua a riemergere il desiderio di maternità; anche se il bambino che abbiamo già è meraviglioso e dovrebbe bastarmi. Per averne un altro so già dai medici che andrei incontro a mille rischi perché sia io che lui siamo in là con l’età e dovremmo fare una fecondazione assistita . Lui è molto più grande di me e sarebbe un nonno più che un padre e io per le gravidanze passate ho avuto enormi difficoltà. L’età e le difficoltà ci fanno paura. Le persone vicine a me dicono di rassegnarmi però nonostante tutto, io non riesco a trovare pace.

Gentile Adelaide,

dal suo racconto non ho avuto l'impressione di una donna incapace di scegliere. Ho avuto piuttosto la sensazione di una donna che, da anni, sta cercando di trovare un equilibrio tra desideri profondi, eventi dolorosi e una realtà che continua a riportarla davanti a limiti molto difficili da accettare.

Mi ha colpito un particolare: lei parla del desiderio di un secondo figlio, ma nel suo racconto trovano spazio anche due aborti, una crisi di coppia, la scoperta di una parte importante della storia di suo marito che le era stata nascosta e la sensazione di non essersi sentita libera di scegliere se restare o andare via. Tutti questi eventi hanno probabilmente lasciato ferite che non riguardano soltanto la maternità.

Per questo mi chiedo se oggi il desiderio di un altro figlio rappresenti esclusivamente il desiderio di diventare nuovamente madre oppure anche il bisogno di recuperare un progetto di vita che sente essersi interrotto troppo presto.

Quando nella stessa fase della vita si accumulano più perdite, può accadere che la mente rimanga in una condizione di stallo. Non perché non sappia quale strada prendere, ma perché ogni strada comporta una rinuncia dolorosa. Se prova a immaginare una nuova gravidanza, incontra la paura legata alla salute, all'età e alla situazione della coppia. Se immagina di rinunciare definitivamente a quel progetto, entra in contatto con il dolore di lasciare andare un sogno coltivato per molti anni. È comprensibile che nessuna delle due possibilità le restituisca serenità.

Vorrei soffermarmi anche su un altro aspetto. Lei scrive: "Non so più neanche se sono innamorata." Questa frase, nel suo racconto, sembra quasi passare in secondo piano, eppure potrebbe essere una delle domande più importanti. A volte un desiderio molto intenso rischia di occupare tutto lo spazio mentale, rendendo più difficile ascoltare altre parti di sé che chiedono attenzione.

Credo che il punto, oggi, non sia convincersi ad avere un altro figlio né costringersi a rinunciarvi. Sarebbe importante, piuttosto, comprendere quale significato abbia assunto questo desiderio nella sua storia personale e quale posto occupi rispetto alla relazione di coppia, all'immagine che ha di sé come donna e ai progetti che immaginava per il suo futuro.

Mi sembra significativo anche il fatto che lei abbia già intrapreso un percorso psicologico. Questo dimostra quanto abbia cercato di affrontare la situazione in modo consapevole. Tuttavia, alcuni conflitti richiedono tempi diversi e, talvolta, un lavoro più specifico sul vissuto di perdita, sulla delusione e sulla possibilità di costruire nuovi significati, senza che questo implichi cancellare ciò che è stato desiderato.

Vorrei lasciarle una riflessione finale. Forse oggi non è tanto la scelta a impedirle di trovare pace, quanto il fatto che nessuna scelta possa restituirle ciò che sente di aver perduto lungo il cammino. Riconoscere questo dolore non significa arrendersi, ma iniziare a distinguere ciò che può ancora essere costruito da ciò che, purtroppo, non può essere cambiato. È spesso da questa distinzione che nasce una decisione realmente libera.

Le auguro di trovare uno spazio in cui poter dare voce a tutte queste parti di sé, senza sentirsi costretta a scegliere troppo in fretta. Alcune decisioni diventano più chiare quando prima ci si prende cura del dolore che le rende così difficili.

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