Problemi nel dormire

Salve, volevo sottoporre alla vostra attenzione questa situazione: mia figlia di quasi 7 anni da un paio di mesi non vuole più dormire. Quando arriva il momento della nanna diventa una tragedia perché, nonostante i nostri rituali da sempre, lettura libro e coccole nel letto, inizia poi dicendo che non riesce a dormire. Puntualmente, ogni sera, inizia a lamentarsi di avere mal di pancia, dice che le si "strizzano" gli occhi, ci chiede costantemente di tenere gli occhi aperti, parla e continua a parlare facendo domande per non dormire, si agita e, nonostante abbia sonno, continua a non voler chiudere gli occhi per dormire.

Abbiamo provato con le gocce di melatonina ma nulla. Ogni volta questo momento dura anche più di un'ora. Cosa possiamo fare? Abbiamo provato a parlarle dicendo che siamo nel letto con lei, che non esistono i mostri e fantasmi, teniamo la lucina accesa. Qualsiasi cosa, ma la situazione è sempre questa.

Vi chiedo aiuto perché sta iniziando a diventare insostenibile per tutti.

Gentile Emanuela,

nel suo messaggio c'è un aspetto che mi ha colpito particolarmente: lei descrive con molta precisione ciò che accade la sera, ma non parla soltanto di un problema di sonno. Racconta una bambina che, nel momento in cui dovrebbe lasciarsi andare al riposo, sembra entrare in uno stato di forte attivazione: parla continuamente, lamenta malesseri fisici, cerca la vostra presenza e fatica a tranquillizzarsi.

Questo ci suggerisce che il sonno, probabilmente, non sia il vero problema, ma il momento della giornata in cui qualcosa che durante il giorno rimane sullo sfondo trova spazio per manifestarsi.

Vorrei sottolineare un aspetto importante: nei bambini le emozioni non sempre si esprimono attraverso le parole. Molto spesso vengono comunicate attraverso il corpo o attraverso il comportamento. Il mal di pancia, la difficoltà ad addormentarsi o il bisogno intenso della vicinanza dei genitori non sono necessariamente "capricci", ma possono rappresentare il modo in cui il bambino esprime un disagio che ancora non riesce a raccontare.

Detto questo, credo sia altrettanto importante evitare interpretazioni affrettate. Dalle informazioni che fornisce non è possibile comprendere quale sia l'origine di questa difficoltà, né sarebbe corretto attribuirla automaticamente all'ansia o ad altre condizioni specifiche. Sarebbe utile, invece, ricostruire il momento in cui tutto è iniziato e chiedersi se, nelle settimane o nei mesi precedenti, siano avvenuti cambiamenti nella vita della bambina: l'ingresso a scuola, eventi familiari, nuove paure, esperienze che possono aver modificato il suo senso di sicurezza.

Mi sembra significativo anche il fatto che la melatonina non abbia prodotto benefici. Questo ci ricorda che non sempre una difficoltà del sonno dipende da un'alterazione del ritmo sonno-veglia. Quando l'addormentamento è ostacolato da uno stato di forte attivazione emotiva, è importante comprendere cosa alimenti quella condizione, più che cercare esclusivamente di favorire il sonno.

Parallelamente, è corretto confrontarsi con il pediatra per escludere eventuali condizioni mediche che possano contribuire ai sintomi fisici. Se gli accertamenti dovessero risultare rassicuranti e la situazione continuasse nel tempo, potrebbe essere utile una valutazione psicologica dell'età evolutiva. L'obiettivo non sarebbe trovare rapidamente un'etichetta diagnostica, ma comprendere il funzionamento complessivo della bambina, il significato che questa difficoltà ha assunto e le risorse da attivare per aiutarla.

Vorrei concludere con una riflessione. Talvolta gli adulti si concentrano sull'obiettivo di "far dormire il bambino". In realtà, prima ancora del sonno, ciò di cui alcuni bambini hanno bisogno è ritrovare una condizione di sicurezza emotiva che permetta loro di affidarsi serenamente alla notte. Quando comprendiamo cosa rende difficile quel passaggio, spesso anche il sonno ritrova spontaneamente il suo equilibrio.

Le auguro di poter individuare, insieme ai professionisti che la accompagneranno, ciò che sua figlia sta cercando di comunicare attraverso questo comportamento.

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