Esame difficile e blocco psicologico
Gentili dottori, Scrivo perché stanotte, per la seconda volta, ho fatto una nottataccia perché non riuscivo a non pensare all’esame che dovrò sostenere mercoledì prossimo, l’ultimo di una lunga serie in cinque anni. Frequento il secondo anno fuoricorso di lingue e mi sarei laureata molto prima se avessi scelto una lingua più desiderata rispetto all’inglese e avessi tentato filologia romanza prima, senza ridurmi all’ultimo, ma purtroppo non è stato così e mi ritrovo a fare i conti con questo mostro. Ho tentato a febbraio di darlo, dopo solo due settimane in cui non sono riuscita a integrare correttamente i libri di linguistica di cui uno suo. e accorgendosi mi ha rimandata al prossimo appello che sarebbe stato un mese dopo. Andai lì per farmi conoscere, dirgli che era il mio ultimo esame e che desideravo materiale aggiuntivo per gli argomenti di linguistica che non riuscivo a integrare. Alla fine sono stata liquidata con frasi fredde e poco empatiche che mi aspettavo da lui in quanto tutti temono la sua imprevedibilità e rigidezza. È molto lunatico e oserei dire questa cosa mi spaventa perché forse mi metterà in difficoltà. Andai a parlare dopo il fallimento dell’esame e mi disse “deve chiedere scusa a se stessa. L’università è una sua scelta” poi però ha anche aggiunto “si deve attenere ai libri e al programma”. Successe che all’appello successivo dimenticai di prenotarmi e dopo due giorni dalla chiusura e una settimana prima dell’esame, gli mandai una mail per essere inserita senza risposta. Quindi il giorno dopo mi recai da lui a ricevimento e senza accogliermi in aula rispose “sei quella della prenotazione? No, ritorni la prossima volta”. Tentai di riprovare ma disse che sono stata negligente e quindi di nuovo non mi avrebbe accettato. Il salto d’appello prevede che sarei dovuta ritornare a giugno in sessione estiva. Eccomi qui, a pochi giorni dall’esame e tanta voglia di rimandare perché mi sembra di non sapere nulla e ho paura di dimenticare. Sono in preda a sentimenti bruttissimi. Ansia forte, insonnia, pensieri di paura e panico associati all’evento. Vorrei rimandare, ma ho paura che questo meccanismo me lo porti in avanti
Buongiorno,
dal suo racconto ho avuto la sensazione che il problema non sia soltanto l'esame in sé, ma il rapporto che, nel tempo, si è creato tra lei e quell'esame.
Quando una prova viene rimandata più volte, spesso smette di essere una semplice verifica universitaria e diventa qualcosa di molto più grande: una misura del proprio valore, delle proprie capacità o persino del proprio futuro. A quel punto non si teme più solo di non superare un esame, ma di confermare un'idea negativa di sé.
È proprio questo meccanismo che può creare un circolo vizioso: più aumenta l'importanza attribuita all'evento, più cresce l'ansia; più cresce l'ansia, più diventa difficile affrontarlo. L'evitamento offre un sollievo immediato, ma finisce per rafforzare la convinzione che quella situazione sia davvero insuperabile, mantenendo il problema nel tempo.
Vorrei però soffermarmi su una domanda che forse vale la pena porsi: cosa rappresenta davvero quell'esame per lei?
Per alcune persone è soltanto un esame. Per altre diventa il simbolo dell'ingresso nel mondo del lavoro, delle aspettative familiari, del timore di deludere qualcuno o della paura di non sentirsi abbastanza competenti. Comprendere questo significato è spesso più importante che concentrarsi esclusivamente sulla gestione dell'ansia.
L'ansia, infatti, non è sempre il problema principale. In molti casi è un segnale che ci comunica quanto attribuiamo valore a ciò che stiamo vivendo. Diventa disfunzionale quando inizia a limitare la nostra libertà di scelta e ci porta a evitare situazioni importanti per paura di fallire.
Se questo blocco persiste da tempo, credo possa essere utile non limitarsi a cercare strategie per "controllare l'ansia", ma esplorare insieme a uno psicologo quali pensieri, aspettative ed emozioni si attivano ogni volta che si avvicina la data dell'esame. Spesso il lavoro terapeutico permette di ridimensionare il peso simbolico della prova e di interrompere il meccanismo che alimenta il blocco.
Vorrei lasciarle anche una riflessione. Dal suo messaggio emerge che lei continua a desiderare di affrontare quell'esame. Questo significa che una parte di lei non ha rinunciato al suo obiettivo. Oggi, probabilmente, non ha bisogno di convincersi di essere più forte dell'ansia, ma di imparare a non lasciare che sia l'ansia a decidere al posto suo.
Le auguro di riuscire a trasformare questa esperienza non in una prova del suo valore personale, ma in un passaggio del suo percorso di crescita. Un esame può essere difficile, ma non definisce chi siamo né quanto valiamo.