Dott.ssa Claudia Vallebona

Dott.ssa Claudia Vallebona

Psicologo, Psicoterapeuta

Mio figlio agisce contro se stesso moralmente, ce l'ha con la sua famiglia

Perché un 18enne vuole deliberatamente fallire quando avrebbe tutto le capacità per riuscire?? Salve, sono separata da più di 7 anni, ma per ragioni economiche la casa dove abitavamo è stata, diciamo così , divisa in 2, sopra i miei figli ed io, e sotto il padre, con alcuni spazi rimasti fisicamente in comune. Da quasi 2 anni mio figlio maggiore poco più che 18enne ha deciso di dichiararmi guerra e fin qui potrebbe essere una tristissima ma banale fase di crescita chiamata adolescenza, ma c’è molto di più, nella sua lotta contro tutto e tutti la sua vera tendenza è all’autolesionismo. Sceglie deliberatamente di agire contro se stesso, non fisicamente, ma moralmente, facendo scelte che gli arrecano senso di fallimento, sconfitta e conseguentemente tanta rabbia e dolore. L’anno scorso ha lasciato la scuola contro il parere di tutti, amici, compagni e anche dei genitori, mio in particolare. Sebbene amaramente pentito della scelta fatta, fin dal secondo mese, ha voluto tener fede all’impegno preso “quest’anno non vado a scuola. ” Da quel momento ogni impegno che si è assunto sia esso familiare sia con altri, (es. lavoretti trovati) in cui era autonomo e aveva la piena responsabilità, ha scelto di assumersi l’incarico e anche poi di non portarlo avanti, facendo pessime figure con altri,che non sono la sua famiglia e distruggendo così ancora di più la sua autostima, già fortemente in discussione. Mi chiedo perché nonostante sia perfettamente consapevole di farsi del male voglia lo stesso farselo?? Vuole punire me o se stesso o entrambi … oppure? Cosa lo rode? Quale è il vero problema? Di fatto mio figlio si sta infilando in un vicolo cieco. Il ragazzo responsabile, consapevole, affidabile che tutti conoscevano e che tutti ci invidiavano è scomparso, al suo posto c’è un’altra persona che ringhia continuamente, che ce l’ha con tutto il mondo ma in particolare con la sua famiglia, tutta (anche se poi predilige di gran lunga me!), e con se stesso e a volte lo riconosce anche, a volte si dispera e si interroga del parchè non né azzecchi mai una, fatto salvo poi ripetere gli stessi errori come se una forza superiore gli imponesse di sbagliare pur nella consapevolezza di farlo. Quest’anno , come affermato l’anno scorso,quando decise di smettere, è tornato a scuola, unico elemento di coerenza di tutto un anno passato nel caos più totale, ma ancora una volta è nervoso, ringhiante, arrogante, prepotente, non si applica, non studia e continua a rovesciare addosso a me , ma anche a sua sorella la sua rabbia e la sua frustrazione trattandoci da cani, io poi sono la ragione di tutti i suoi guai e qualsiasi cosa dica o faccia è sempre sbagliata. Ora a tutto questo si è aggiunto un altro elemento: da quando gli ho detto che cerco un’altra casa e andrò via da lì (le divergenze nell’affrontare i problemi fra me e suo padre sono incolmabili, per es. suo padre non vede o non affronta il problema “figlio” e anzi cerca di coprire ogni sua mancanza) la situazione è, se possibile,ancora peggiorata e ha inserito nel mirino delle persone da detestare/contestare anche il mio attuale compagno. Quando viene da noi dice che gli limita la privacy, quando da una mano a fare cose che forse sarebbero di sua pertinenza o addirittura di suo padre (che però non fa) le contesta dicendo che sono fatte male, e così via … (ho un compagno da oltre un anno, ma la situazione con mio figlio era già compromessa prima del suo arrivo). Mio figlio ormai è da gennaio che va da una psicologa, dalla quale ci siamo stati anche noi, ma non trovo nessun cambiamento di rotta, anzi è sempre più aggressivo nei nostri confronti e continua a scegliere di non fare per poi continuare a sentirsi un fallito. Sono terribilmente preoccupata, ho paura che mio figlio si faccia del male, faccia delle scelte che lo porteranno a pentirsene amaramente (come è già accaduto con la scuola) e proprio non so come aiutarlo ad uscire da questo tunnel. Casa sbaglio? Come posso aiutarlo se mi legge come il suo “alter ego”. Grazie per il vostro tempo e la vostra cortese risposta

Buongiorno Cecilia,

arriva forte e chiara dalle sue parole l'ansia e l'angoscia che questa situazione le sta provocando; per quanto il suo racconto sia lungo, articolato e ricco di particolari, rimane difficile dare un'univoca risposta alle sue legittime domande. Quando la rabbia ci prende, e in questo caso mi sembra che suo figlio ne sia ben provvisto, siamo a volte vittima di noi stessi, facciamo di tutto perchè questa rabbia se ne vada, perchè produca dei frutti, che distrugga la fonte dei propri mali che però ahimè, a volte non sappiamo dove sia situata: ebbene si, a volte siamo molto arrabbiati ma non sappiamo neanche bene perchè. E quindi, un pò come lei descrive stia facendo suo figlio, ci puniamo con numerosi fallimenti, diretti ad ottenere la delusione di sè stessi e degli altri che ci circondano; quando le situazioni ci prevaricano, a volte riusciamo soltanto a combinare altri disastri, questo ci fa sentire è vero ancora più incapaci, ma forse è un tentativo come un altro per cercare di fare qualcosa che evidentemente ci appare più grande di noi.

Sinceramente Cecilia, per rispondere un pò più accuratamente alle sue domande, sarebbe necessario parlare di persona di questa situazione, se suo figlio sta facendo un percorso con una psicologa, rispettando l'impegno e la frequenza, tanto meglio; forse si è strutturata tra voi una dinamica tale per cui il cambiamento intentato da parte di suo figlio attraverso questo percorso non è sufficiente, pertanto gentile Cecilia, valuti se è il caso per lei, e non per suo figlio, di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per avere maggiori consigli rispetto al da farsi.

Le auguro sinceramente di risolvere presto; fare i genitori è decisamenten il mestiere più faticoso del mondo.

domande e risposte

Dott.ssaClaudia Vallebona

Psicologo, Psicoterapeuta - Firenze

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