Dott.ssa Cristina Bozzato

Dott.ssa Cristina Bozzato

psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

Attacchi di panico debilitanti

Buongiorno,
Soffri di attacchi di panico da circa 22 anni, sono affetta da sindrome bipolare da altrettanti anni, disturbo ciclotimico. Non posso assumere più psicofarmaci perché hanno un effetto paradosso così come gli oppiacei ( contramal etc) ho smesso di guidare da due anni, prima evitavo autostrade e tangenziali poi ho cominciato a non tollerare nemmeno le strade conosciute. Il problema è che sto male anche da passeggero. Mi sta limitando notevolmente questo disagio. So che l'attacco ha una durata e passa, il fatto è che si presenta talmente forte da scatenare crisi vagali al limite della sincope. Ho provato emdr e altri approcci terapeutici, purtroppo dopo qualche seduta comincio ad avere Dap anche se non devo recarmi di persona dal terapista( consulto online) e smetto. La mia attuale situazione famigliare etc non è assolutamente serena, anzi, credo sia uno dei motivi del peggioramento. Vorrei riuscire a gestire meglio tutta questa ansia. Grazie per l'attenzione.

Gentile Raffaella,

purtroppo l'evitamento di situazioni in cui temiamo possano innescarsi gli attacchi di panico è un fattore che mantiene e peggiora il problema, è il vero e proprio "carburante" del disturbo. Le sta accadendo ciò che accade quando il disturbo non viene trattato ed è di lunga data, ossia pian piano si espande andando a compromettere sempre nuovi ambiti di vita, come una "macchia d'olio" che si allarga.

Lei dice che è consapevole che l'attacco "ha una durata e passa" e questo è un aspetto molto importante, che gioca a suo favore. Nello stesso tempo, però, le sensazioni forti che lei descrive (crisi vagali al limite della sincope) sono di fatto molto "spiacevoli" (in chi soffre di dap terrorizzano!) ma non sono dannose: sono il segnale di una forte attivazione che altro non è che la risposta del nostro corpo alla paura.

Le suggerisco di non interrompere le sedute, anche online, e di cominciare ad affrontare la sua ansia a "piccole dosi", gradatamente, in modo da permetterle di familiarizzare con delle sensazioni che sono del tutto innocue dal punto di vista fisico. Abituarsi a sperimentare l'ansia, a "stare nella paura", senza fuggire o controllare ciò che mi sta accadendo, è la strada per risolvere il problema.

Certamente, nel suo caso, giocano contro diversi fattori: una storia molto lunga di dap, un disturbo dell'umore, e una situazione di vita che sembra non essere delle migliori, il che contribuisce a innalzare quello che è il suo livello di ansia di base.

Concludo dicendole di cercare di intervenire quanto possibile per recuperare serenità in famiglia (o almeno ricavandosi dei momenti per se stessa di riposo, rilassamento e ricarica) e cercando di affrontare le situazioni che teme dalla meno "ansiogena". Se ora fatica a stare in macchina come passeggero, cerchi di "non darla vinta" all'ansia per non cronicizzare anche questa situazione. Pensi all'ansia come ad un veleno: ne prendo piccole dosi per immunizzarmi. Resti nella situazione finche l'ansia decresce (e questo accade SEMPRE, se diamo all'ansia il tempo di abbassarsi fisiologicamente) e continui la terapia (le consiglio l'approccio cognitivo comportamentale, ma con un terapeuta che abbia esperienza in questo ambito specifico).

Resto a disposizione, senza impegno se avrà altre domande.

Dott.ssa Cristina Bozzato

psicologa psicoterapeuta cognitivo comportamentale

il mio sito tratta i disturbi d'ansia, se vuole visitarlo www.nopanicproject.it 

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Dott.ssaAntonella Lauretano

Psicologa, Psicoterapeuta - Siena - Grosseto

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