Mi sento persa e in una situazione senza uscita
Buongiorno gentili dottori, sto vivendo un periodo molto pesante in questo momento: qualche mese fa ho tradito il mio compagno e lui è venuto a saperlo tramite delle mie chat con un'amica. Ci siamo immediatamente lasciati (convivevamo), ma nelle settimane successive ci siamo cercati costantemente. Pensavo che da parte sua ci fosse ancora il desiderio di stare con me, visto che neanche lui voleva lasciarmi andare. Ora passati dei mesi, in cui ci siamo trovati di nuovo a convivere, ma a suo dire senza "stare insieme di nuovo", lui non riesce a superare il tradimento: mi ha detto che non ha più alcuna fiducia nei miei confronti e che devo lasciare il mio lavoro per rimanere sempre a vista, devo cancellarmi dai social network e soprattutto linkedin perché non devo lavorare mai più. Mi dice che lui mi sta accettando nuovamente, ma mi chiede qualcosa in cambio: altrimenti sarei un'egoista che ha ottenuto di nuovo lui e non perde niente in cambio. Io mi ritengo una persona ragionevole, ma non riesco a lasciarlo andare: ho creduto e credo di voler stare con lui tutta la vita, e in questo momento sto mettendo in dubbio me stessa: davvero il mio lavoro vale più di noi? Sono troppo testarda? Mi sento persa, a un passo dalla felicità, che non riesco ad avere per colpa mia. Non vedo più alcun futuro felice per me stessa, ne con lui (ma rinchiusa a casa) ne senza di lui (non riesco ad immaginare un'altra persona o una famiglia che potrei avere senza di lui) - sento che vorrei solo dormire per sempre o cadere in coma. Ho fatto dei pensieri negativi in questi giorni, penso continuamente a come poterei farla finita in fretta e senza dolore. Mi sento persa. Dovrei semplicemente accettare le conseguenze del mio gesto e vivere la nuova vita chiusa in casa? Sto molto male.
Buongiorno,
nel suo racconto sento quanto il senso di colpa per ciò che è accaduto stia condizionando il modo in cui oggi guarda a se stessa e alla relazione.
Lei ha tradito il suo compagno e può assumersi la responsabilità di questa scelta e del dolore che ha provocato. Ma assumersi la responsabilità di ciò che si è fatto non significa dover accettare qualsiasi conseguenza o punizione.
Il suo compagno può legittimamente sentire di non riuscire più a fidarsi di lei. Può avere bisogno di tempo e può anche decidere di non voler ricostruire la relazione.
Mi sembra però diverso chiedere che lei lasci il lavoro, rinunci ai social, non utilizzi LinkedIn, non lavori più e rimanga “sempre a vista”.
La fiducia, se entrambi desiderate provare a ricostruirla, non credo possa coincidere con la rinuncia progressiva alla sua autonomia.
Mi ha colpito quando scrive: “davvero il mio lavoro vale più di noi? Sono troppo testarda?”.
Forse la domanda non deve necessariamente essere “scelgo il lavoro oppure scelgo lui?”.
Il lavoro non rappresenta soltanto un'attività: può significare autonomia economica, relazioni, progettualità, possibilità di scegliere per se stessa. Chiederle di rinunciarvi completamente significa quindi chiederle qualcosa di molto più ampio.
E mi soffermerei soprattutto su un'altra sua frase: si sente “a un passo dalla felicità” e pensa di non riuscire ad averla “per colpa mia”.
È come se il tradimento rischiasse di trasformarsi da qualcosa che lei ha fatto a qualcosa che stabilisce ciò che adesso merita.
Aver commesso un errore non significa perdere il diritto ad avere dei confini, a lavorare, ad avere autonomia o a chiedersi quali condizioni siano accettabili per lei all'interno di una relazione.
C'è però una parte del suo messaggio che in questo momento viene prima della decisione sulla coppia.
Lei scrive che vorrebbe dormire per sempre e, soprattutto, che sta pensando continuamente a come farla finita rapidamente e senza dolore.
Questi pensieri hanno bisogno di essere presi seriamente adesso. Non rimanga sola e racconti ciò che sta pensando a una persona di cui si fida, chiedendole di restare con lei. Contatti quanto prima un professionista della salute mentale; se sente che potrebbe concretamente farsi del male o non è certa di riuscire a mantenersi al sicuro, chiami il 112 o si rechi al Pronto Soccorso.
In questo momento non credo che debba decidere se trascorrere tutta la vita con lui o senza di lui.
Quando la sofferenza diventa così intensa, il futuro può apparire completamente chiuso: con lui immagina soltanto una vita “rinchiusa in casa”, senza di lui non riesce a immaginare nessun'altra possibilità.
Ma non riuscire a vedere oggi un'altra possibilità non significa che quella possibilità non esista.
Prima di decidere quale futuro costruire con il suo compagno, credo sia necessario occuparsi di lei e della sofferenza che in questo momento le sta facendo pensare di non avere più un futuro.
La relazione potrà essere pensata e compresa. Adesso, però, lei ha bisogno di non rimanere sola dentro questa disperazione.
Un saluto
Dott.ssa Cristina De Nardo