Dott.ssa Daniela Sasso

Dott.ssa Daniela Sasso

Psicologo

Depressione per bocciatura

Buongiorno. Sono molto preoccupata per mia figlia.

Ad aprile dello scorso anno ho avuto il colloquio con i professori di mia figlia che frequentava il quarto anno scienze umane. A causa di gravi problemi in famiglia, mia figlia si è lasciata andare e aveva quasi tutte le materie in rosso.

La coordinatrice di classe mi disse che era meglio farle ripetere l'anno. Ho risposto che, se fosse stata bocciata, avrebbe lasciato la scuola perché avrebbe perso tutto, non solo un anno scolastico.

La ragazza si è data tanto da fare ed è riuscita, però, ad avere tre debiti. Ha sempre fatto fatica nello studio e gli insegnanti si sono sempre nascosti dietro un “tu non studi abbastanza”, senza mai chiedersi se ci fosse un problema (abbiamo scoperto da poco un DSA: dislessia e disortografia).

Agli esami di settembre è stata bocciata proprio da quell'insegnante, dicendomi che lo ha fatto per il suo bene.

Mia figlia è entrata in depressione, tant'è che è seguita da uno specialista. Si era cancellata da scuola, poi si è iscritta in un altro istituto ma ha abbandonato anche quello per attacchi di panico.

Piange sempre. Non esce. Continua a dire che è rimasta sola.

Anche se parla con la psicologa non troviamo una soluzione da seguire. Sono preoccupata. Sono arrabbiata perché vorrei scaricare tutto sull'insegnante. Ha rovinato la vita di mia figlia e la nostra.

Cosa posso fare di più per aiutarla?

Buongiorno,

capisco la sua preoccupazione e anche la rabbia: vedere una figlia stare così male è molto doloroso.

Provo a darle alcuni punti chiari.

Quello che sta vivendo sua figlia non è causato solo dalla bocciatura, ma da un insieme di fattori: difficoltà non riconosciute (DSA), fatica scolastica, vissuti emotivi e un evento (la bocciatura) che ha fatto da “rottura”.
Ora si trova in uno stato depressivo con ansia, perdita di fiducia e ritiro.

Cosa può fare concretamente:

  • Ridurre la pressione sul “fare”
    In questa fase l’obiettivo non è la scuola, ma il suo equilibrio emotivo.
  • Rinforzare il legame
    Più che spronarla, è utile starle accanto con presenza calma: “ci sono, senza aspettative”.
  • Validare quello che sente
    Eviti di minimizzare o spingerla a reagire: per lei il dolore è reale.
  • Integrare il percorso
    Se già è seguita, può essere utile confrontarsi con lo specialista per capire se serve un supporto anche psichiatrico (per ansia/panico) o un adattamento del percorso.
  • Pensare a un rientro graduale
    Non necessariamente subito a scuola tradizionale: esistono percorsi più flessibili, anche con supporto per DSA.

Un punto importante anche per lei:
la rabbia verso l’insegnante è comprensibile, ma se resta lì rischia di non aiutare sua figlia adesso. Il focus va riportato su come farla stare meglio oggi.

Non è una situazione senza uscita.
In adolescenza questi blocchi possono essere profondi, ma anche trasformarsi, se accompagnati con i tempi giusti.

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Dott.ssa Daniela Sasso

Psicologo - Lecce

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