Sogno guidato da svegli: come funziona?

Ricordando l’articolo “L’elaborazione del trauma che genera ansia”, credo che un approccio molto efficace sia quello della visualizzazione, meglio chiamata nella storia della psicologia “Sogno da sveglio guidato”, ideato da Desoille. Tale stato di coscienza, definito semi-ipnoide perchè caratterizzato da un rilassamento globale della persona, permette di accedere ad una riserva di risorse inesauribile che l’individuo ha guadagnato attraverso la propria esperienza di vita.

Le fasi del “sogno guidato da svegli “ sono tre: durante la prima si porta la persona in uno stato di rilassamento profondo, stato d’indifferenza rispetto al mondo esterno, simile a quello del sonno, da cui si distingue perchè la coscienza è mantenuta attiva; successivamente il terapeuta stimolerà l’attività immaginativa; ed in fine, una volta riportata la persona in uno stato di veglia, si può lavorare con le immagine simboliche emerse nel “sogno”.

Analizzando questi tre passaggi, credo che per l’elaborazione del trauma, dove il traumatizzato ha perso la fiducia in sé e nell’altro, una tecnica in cui si induce uno stato di rilassamento senza la perdita di coscienza, possa favorire la buona riuscita della terapia; inoltre attraverso la terapia delle gestalt, molti sono gli strumenti che si possono utilizzare per analizzare il sogno, in cui ogni cosa o personaggio, sono vissuti come una parte di sé.

Ma cosa far visualizzare al traumatizzato?
Credo sia molto importante conoscere bene l’evento traumatico del paziente, dal punto di vista emotivo, di sensazioni fisiche e di pensiero (come l’EMDR consiglia); successivamente, prima di cominciare lo stato di semi-ipnosi, sarebbe utile concordare con la persona quale tipo di finale positivo egli fantastica; e poi cominciare la pratica, permettendo al paziente di sperimentare un nuovo ordine degli eventi, ricostruendo il ricordo traumatico, eliminando la componente aggressiva patogena, ed introducendo la versione restaurata prodotta dall’immaginazione creativa del soggetto.

Queste considerazioni è possibile scriverle alla luce della teoria che afferma che la mente non può distinguere il ricordo della realtà da un’immagine ricreata nella mente con la fantasia: ecco perchè appena ci risvegliamo da un sogno appena “vissuto”, dobbiamo aspettare qualche minuto prima di capire quale sia la realtà della veglia da quella del sogno.
Maxwell Maltz affermava che “la nostra mente non distingue un’esperienza vividamente immaginata da     un’esperienza realmente vissuta.”

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Dott.ssaAntonella Lauretano

Psicologa, Psicoterapeuta - Siena - Grosseto

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