Mio marito mi odia
Ad ottobre abbiamo avuto il nostro primo bimbo. Mio marito, poco prima del parto, ha deciso di legarsi amichevolmente a una collega, uscendo con lei da solo. Io ho preso questa cosa come una mancanza di rispetto. Dopo il parto ha continuato, dandole molte attenzioni e passandoci tanto tempo al telefono, anche dopo il lavoro.
Questa situazione mi ha mandato in tilt: ha scatenato in me sfiducia e rabbia verso di lui, portandomi ad avere mal di stomaco, crisi di pianto e continue litigate con lui, fino al terzo mese del bimbo, quando abbiamo avuto una litigata pesantissima, in cui ho capito che mio marito è importantissimo per me e che mi stavo focalizzando su qualcosa di sbagliato, portandomi all’estremo della gelosia.
Mio marito mi è stato accanto in tutte le litigate, facendomi capire che non mi avrebbe mai tradita e che aiutare questa collega lo faceva sentire soddisfatto, rispetto alla frustrazione che provava nel vedere il nostro bimbo piangere mentre lo prendeva in braccio. Ho capito che stavo esagerando.
Il problema è che mio marito mi ha detto che l’ho portato allo sfinimento, che mi odia e che gli ho fatto perdere tanti giorni tranquilli con il nostro bimbo. Non riesce neanche a guardarmi in faccia.
Cosa posso fare? Come posso rimediare a questa situazione?
Buongiorno Eleonora, capisco quanto tutto questo sia pesante da portare, e vorrei che sentisse prima di tutto questo: non c’è nulla di “sbagliato” in ciò che ha provato. È successo tutto in un momento estremamente delicato della sua vita, quando il corpo, le emozioni e l’identità stessa stavano cambiando insieme alla nascita di suo figlio. Diventare madre è uno sconvolgimento profondo, anche quando è desiderato. In quel periodo lei aveva bisogno di sentirsi al sicuro, scelta, sostenuta. Il fatto che suo marito, proprio allora, abbia investito tempo ed energie emotive in un’altra persona ha inevitabilmente toccato qualcosa di molto sensibile. Non è solo gelosia: è la paura di perdere il proprio posto, di non essere più al centro per la persona più importante. Il suo malessere fisico, le crisi di pianto, la rabbia sono il linguaggio di una sofferenza che non riusciva a trovare spazio. Non sono segnali di debolezza, ma di un carico emotivo diventato troppo grande da reggere da sola. E il fatto che, nel momento più duro, lei sia riuscita a fermarsi e a interrogarsi su di sé dice molto della sua capacità di mettersi in discussione e di prendersi responsabilità.
Allo stesso tempo, anche suo marito sembra essere stato travolto da qualcosa che forse non si aspettava. Per alcuni uomini il rapporto con un neonato può far sentire inutili, incapaci, esclusi. Se per lui quella relazione esterna è stata un modo per sentirsi competente o apprezzato, questo spiega una parte del suo comportamento, ma non cancella il dolore che lei ha provato. Le parole che lui le ha detto ora sono molto forti e fanno male. Sentirsi dire che si è stati “odiati” o portatori di rovina in un momento così importante lascia una ferita profonda. È possibile che stia parlando dalla stanchezza, dalla rabbia e dall’esaurimento, più che da un sentimento stabile, ma questo non toglie l’impatto su di lei. In questo momento, più che fare qualcosa di “giusto”, è importante non farsi travolgere dalla colpa. Non serve correre per sistemare tutto subito. A volte il primo passo è fermarsi, respirare, e provare a riconoscere il dolore di entrambi. Può essere utile dirgli, con semplicità e senza difendersi: “Mi rendo conto di quanto tu sia stato male e di quanta fatica tu abbia fatto. Non volevo ferirti. Anch’io ero molto fragile e spaventata.” Non è una giustificazione, è un tentativo di incontro.
Allo stesso tempo, non si annulli. Il suo dolore ha diritto di esistere quanto il suo. Qui non c’è un colpevole e una vittima, ma due persone che hanno attraversato un cambiamento enorme senza riuscire a proteggersi a vicenda.
Se ne avrà la possibilità, un supporto psicologico, anche solo per lei, potrebbe aiutarla a rimettere ordine dentro, a recuperare stabilità e a capire come muoversi senza perdersi. Questo non significa arrendersi alla relazione, ma prendersi cura di sé per poter stare meglio anche come partner e come madre. Si ricordi che è una donna che ha appena attraversato una nascita, in tutti i sensi. È normale essere fragile. Prendersi cura di sé adesso non è egoismo, è un atto di rispetto verso se stessa e verso il bambino.
Un caro saluto
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