Conflitto

Ciao, sono due anni che il mio ex mi ha lasciato dicendomi che si era disinnamorato di me senza dare alla nostra storia nessuna possibilità. Io nel frattempo l’ho sempre continuato ad aiutare. Poi, dopo un anno, ha iniziato una frequentazione con una persona di un paese vicino senza dirmi niente (lo dico perché comunque si appoggiava sempre su di me per i suoi problemi).

Una persona che non ha da parte mia nessuna stima, conoscendola. Comunque, dopo un po’, si è permessa di mandarmi messaggi non pacifici, accusandomi dei pettegolezzi del paese.

Faccio una premessa: quando se n’è andato io l’ho aiutato economicamente, gli ho trovato un altro lavoro e ho provveduto ai miei due figli, uno di 21 e l’altra di 17 anni, da sola senza nessun suo supporto.

Dopo le accuse di lei (lui era a conoscenza dei vocali) ho avuto un confronto con lui in presenza di mio figlio. Io non ce l’ho fatta e gli ho dato uno schiaffo. Mio figlio non è rimasto contento e ancora oggi mi dice che in quella situazione ho sbagliato; ma io vi devo dire la verità, non mi pento.

Datemi consigli, perché sono passati due anni ma io ce l’ho ancora con lui, soprattutto perché invece di pensare alle sue problematiche e ai figli ha pensato solo a se stesso.

Buongiorno Annalisa, capisco quanta rabbia e quanta delusione ci siano ancora dentro di lei. Non è solo una storia finita: è la sensazione di essere stata lasciata, usata come punto di appoggio, e poi messa da parte senza rispetto. E in mezzo a tutto questo, lei ha continuato a reggere figli, lavoro, responsabilità. È normale che una parte di lei dica: “Non è giusto”.
La rabbia che sente non è il problema. La rabbia, in casi come questo, è spesso il segnale di un confine che è stato superato troppe volte.
Quello che però oggi la sta facendo soffrire non è più lui: è il fatto che questa rabbia la tiene ancora legata a lui.
Lo schiaffo non è stato un gesto elegante, e suo figlio ha il diritto di averne sofferto. Ma quel gesto racconta un accumulo, non un momento isolato. Più che giudicarla, io mi chiederei: quanto ha trattenuto prima di arrivare lì?
Le dico una cosa con chiarezza: continuare ad aiutarlo dopo che l’aveva lasciata ha probabilmente tenuto aperto un legame che per lei non era chiuso. Quando si continua a fare da “base sicura” a chi ha scelto di andarsene, il cuore resta in sospeso.
La domanda oggi non è: “Come faccio a non essere arrabbiata?”
La domanda è: “Come faccio a smettere di occuparmi di lui, anche dentro di me?”
Qualche punto concreto su cui riflettere:
Interrompere ogni ruolo di supporto pratico o emotivo che non sia strettamente legato ai figli.
Accettare che lui non sarà il padre o l’uomo che lei avrebbe voluto.
Spostare energia su di sé: non come rivalsa, ma come ricostruzione.
Il rancore è una forma di attaccamento. Finché ce l’ha con lui, una parte di lei è ancora lì.
Lasciarlo andare non significa assolverlo. Significa liberarsi.
Un caro saluto

domande e risposte

Dott.Fabiano Foschini

Psicologo anche a domicilio - Milano

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