Ansia e stress post traumatico dopo relazione tossica
Ho lasciato la mia ex altamente tossica per me, per sé e per chi le sta intorno. Famiglia disfunzionale: padre ai domiciliari per abusi su di lei, madre instabile, fratelli in comunità. E ho deciso, una volta per tutte, di chiuderla, ma sto davvero male, male. Perché in passato è successo che ci siamo lasciati in 3 momenti. Nel primo entrambi abbiamo avuto rapporti con altre persone. Ma nel secondo e terzo momento ho capito che persona è. Non stavamo insieme, ma ha scopato con uno che manco sapeva il nome solo per ripicca, perché aveva dubbi su una conversazione di cui lei non sa nulla. La terza volta l’ho sempre mollata io, perché ha degli atteggiamenti che davvero mi lasciavano esterrefatto e l’ho ricercata io perché stavo cercando di capire su cosa potessi sbagliare, ma… ha scopato dopo un mese o due con un altro per ben due volte. Ho provato a farmelo piacere. Lei s’aggrappava sempre sulla fase 1, come una manipolatrice di merda, facendomi sentire in colpa. Io da quella fase 1 non ho più scopato con nessuna. Vorrei togliermela dalla testa. Controllo tutto quello che fa. Se posta storie tramite amici nostri… Per di più va a ballare con gente che vorrei frequentare anche io, ma non vado perché mi verrebbe il volta stomaco. Perché mi succede questo?
Buongiorno Mattia, capisco il motivo per cui dice “sto davvero male”. Non è solo la fine di una relazione, è come se fosse rimasto dentro un groviglio di rabbia, confusione e bisogno di capire. Provo a dirle una cosa in modo diretto: quello che le sta succedendo non riguarda solo lei, ma il tipo di legame che si era creato. Quando una relazione è molto intensa e instabile, con momenti di rottura, ritorno, gelosia, sensi di colpa, il cervello si abitua a quel tipo di altalena. È come una tensione continua che, anche quando finisce, non si spegne subito. Per questo continua a pensarla, a controllare cosa fa, a sentirsi tirato dentro anche se razionalmente sa che non le fa bene.
C’è poi un altro punto importante.
Lei ha cercato di capire dove sbagliava, ha provato ad adattarsi, perfino ad accettare cose che le facevano stare male. Questo crea un legame ancora più forte, perché dentro resta la domanda: “e se avessi fatto diversamente?”.
La rabbia che sente, anche nel modo in cui ne parla, è comprensibile. Non è solo per quello che ha fatto lei, ma per come si è sentito trattato, forse anche svalutato.
E allo stesso tempo c’è una parte di lei che è ancora agganciata, perché quella relazione aveva anche momenti che la tenevano lì.
Il fatto che controlli le sue storie o eviti certi posti non è debolezza. È che il legame non si è ancora “disattivato”.
Ogni volta che guarda cosa fa, però, riapre la ferita.
Le faccio una domanda, più utile di tante spiegazioni:
riesce, anche solo per qualche giorno, a tagliare completamente ogni forma di contatto indiretto? Niente social, niente aggiornamenti tramite amici.
Non come punizione, ma come modo per permettere alla mente di staccarsi.
Un’altra cosa importante.
Non provi a “farsela piacere” o a giustificare quello che la ferisce. Il fatto che qualcosa le facesse venire il volta stomaco è già una risposta chiara.
Lei non sta male perché ha perso “la persona giusta”. Sta male perché è uscito da qualcosa di molto coinvolgente e destabilizzante.
Serve un po’ di tempo, ma soprattutto serve coerenza: meno contatti, meno esposizione, più spazio per tornare su di sé.
Un caro saluto
Psicologo anche a domicilio - Milano