Vent’anni di differenza: sì o no?
Buonasera, Sono una ragazza di 32 anni ed ho conosciuto un uomo di 52 anni. Siamo colleghi, entrambi medici ma lavoriamo in strutture diverse. Ci siamo conosciuti 2 anni fa quando accompagnai mio padre per un’operazione in ospedale. Purtroppo, io sono una ragazza che negli affetti è sempre stata un po’ sfortunata… Mi sono fidanzata soltanto una volta nella mia vita per circa 8 anni… Il mio approccio con la sfera intima e la sessualità è stato molto disturbante e sono stata in terapia tanti anni ed è un’altra storia molto lunga. Ora sono grande, sono cambiata ed ho imparato tanto… Come dicevo, conobbi questo collega due anni fa ed è stato proprio quest’uomo a cercarmi un anno dopo. A quanto pare, come io lo notai, così lui notò me… Quest’uomo è molto gentile, educato e a volte anche mentore. Sapevo, vedendolo in faccia, che lui fosse molto più grande di me ma non riuscivo comunque a capire la sua età… Infatti, è stato estremamente restio a dirmi i suoi anni. Mi ha cercata, mi ha lasciato il suo numero, mi ha chiesto di uscire… nonostante ciò, per esempio, non voleva dirmi la sua età ripetendo qualcosa come “ho tanti anni…” o “troppi più di te…” ed ha ragione, per carità, abbiamo vent’anni di differenza e so perfettamente che l’età non è un numero… siamo due adulti ma l’età non è un numero… È una persona che mi fa davvero emozionare… e questo non mi succedeva da più di 10 anni… io ho sofferto così tanto la cattiveria che mi sono ritrovata sorpresa e spaventata ad ascoltare una canzone e pensare a lui… ma mi chiedo: quanto può davvero essere fattibile questa conoscenza vista l’età di differenza? Io sono una donna che sta lavorando da poco tempo, lui è un uomo che ha già anni di esperienza lavorativa ed è divorziato con figli…
Buongiorno Alice, è comprensibile che questa conoscenza la emozioni e, nello stesso tempo, la spaventi. Soprattutto perché, da quello che racconta, non le capitava da molti anni di sentire qualcosa del genere. Forse prima ancora di chiedersi se questa relazione sia “fattibile”, vale la pena concedersi di riconoscere che quest'uomo ha risvegliato in lei una parte affettiva che pensava fosse diventata molto difficile da raggiungere. E questo, indipendentemente da come andrà, ha un suo significato. Vent'anni di differenza nn sono pochi, ma nn credo esista una risposta valida in assoluto sul fatto che siano troppi. A 32 e 52 anni siete entrambi adulti; il punto, semmai, è capire quanto la differenza anagrafica corrisponda anche a una differenza nei momenti di vita. Lei sta iniziando a consolidare la propria vita professionale, lui ha già una lunga esperienza, un matrimonio alle spalle e dei figli. Potrebbero esserci desideri diversi rispetto alla quotidianità, ai figli, alla progettualità di coppia o semplicemente al modo di immaginare i prossimi dieci o vent'anni. Sono questioni concrete, che diventerebbero importanti qualora la conoscenza proseguisse.
Mi soffermerei anche sul fatto che lo descrive come gentile, educato e talvolta “mentore”. Non c'è necessariamente qualcosa di problematico in questo, ma cercherei di capire se, accanto all'ammirazione che prova per lui, riesce a sentirsi altrettanto adulta, libera e autorevole nella relazione. Una differenza significativa di età e di esperienza può funzionare quando non diventa una differenza di potere: quando entrambi possono esprimere desideri, limiti e bisogni senza che uno finisca per assumere stabilmente il ruolo di chi sa e l'altro di chi deve imparare. Considerata poi la storia affettiva e sessuale difficile a cui accenna, comprendo anche la paura di esporsi nuovamente. Ma proprio perché ha fatto un lungo lavoro su di sé, forse oggi può permettersi qualcosa che in passato era più difficile: non dover sapere subito dove porterà questa storia. Può conoscere quest'uomo osservando, oltre all'emozione che suscita, come si comporta realmente con lei nel tempo. Se rispetta i suoi tempi, se è trasparente sulle proprie intenzioni, se le lascia spazio, se ciò che dice corrisponde a ciò che fa. Il fatto che inizialmente fosse restio a dirle la propria età potrebbe semplicemente indicare che lui stesso avvertiva il problema della differenza e temeva la sua reazione. Più importante sarà vedere se, andando avanti, riesce invece a parlare apertamente delle questioni meno romantiche e più concrete. Non cercherei quindi di decidere adesso se vent'anni rendano questa relazione possibile o impossibile. Cercherei piuttosto di non lasciare che siano né la paura né l'entusiasmo a decidere al posto suo. Si conceda di conoscerlo. E mentre lo conosce, provi a chiedersi non soltanto “quanto mi piace?”, ma anche “come sto quando sono con lui?”. Si sente vista come la donna che è oggi? Si sente alla pari? Può essere se stessa senza sentirsi piccola, inesperta o in debito nei suoi confronti? Forse è da queste risposte, molto più che dalla differenza scritta sulle carte d'identità, che potrà capire se questa conoscenza merita di diventare qualcosa di più.
Un caro saluto
Psicologo anche a domicilio - Milano