Cattiveria agonistica
Buongiorno a tutti. Sono mamma di un ragazzino di quasi 12 anni che gioca a calcio. Ama questo sport più di ogni altra cosa. Ha giocato 4 anni in una squadra di paese dalla quale è voluto andare via perché non si sentiva né valorizzato né apprezzato. Ha scelto una squadra molto competitiva, che ha vinto tanti tornei ..una " scuola calcio élite" dov'è il ritmo è sempre alto e la competizione è alle stelle. Ha iniziato il campionato nella squadra " b" lavorando molto tanto da passare nella squadra " a" nel giro di sette mesi. Qui però la situazione è cambiata, alterna partite piene e grinta e ritmo ad altre dove sembra non riuscire a fare nulla! Ha tanto potenziale ma sembra di mancare di sostanza e della cosiddetta " cattiveria agonistica" che ti fa lottare anche quando tutto sembra impossibile. Temo che a lungo andare questa differenza diventi un ostacolo insuperabile. Non so come trasmettergli quella cattiveria necessaria o a fargli avere quella sicurezza indispensabile per esprimersi come potrebbe fare.
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione: quando vediamo il potenziale dei nostri figli, è naturale desiderare che riescano a esprimerlo al meglio. Da ciò che racconta, suo figlio ha già dimostrato risorse importanti: ha saputo cambiare ambiente, mettersi in gioco e crescere fino alla squadra “A”. Le oscillazioni che vede ora sono molto frequenti a questa età, soprattutto in contesti competitivi: non indicano mancanza di valore, ma un equilibrio ancora in costruzione tra emozioni, fiducia e prestazione. Quella che chiama “cattiveria agonistica” spesso non si trasmette direttamente: nasce piuttosto dalla sicurezza interna e dal sentirsi sostenuti, più che giudicati. Può aiutarlo valorizzando l’impegno più del risultato, riconoscendo i momenti in cui lotta anche se non tutto riesce, e lasciandogli spazio per vivere lo sport come qualcosa che ama, non solo come una prova da superare. Più che spingerlo a “essere diverso”, può essere utile accompagnarlo a capire cosa prova nelle partite in cui si blocca, senza pressione. In questo modo, pian piano, quella sicurezza e quella determinazione potranno emergere in modo più autentico e stabile.
Dott.ssa Fioldisa
Psicologa clinica | Forense - Torino