Fiducia in se
Mio figlio ha 10 anni e gioca a calcio da quando ne aveva 5. Ha sempre dimostrato qualità e il padre lo ha sempre seguito e spronato, spesso riprendendolo troppo perché a volte indietreggia e sembra che abbia paura del contatto. A settembre è stato selezionato ed ha iniziato a giocare in una nuova squadra. Il bambino è bravo ma ha paura di sbagliare, sente la pressione, i compagni non credono in lui e il padre è sempre lì a sottolineare gli errori ma anche le cose positive. Come possiamo aiutarlo? Come possiamo fare a fargli credere di più in se stesso? Sbagliamo noi genitori?
Buongiorno Giada, la sua domanda è molto importante e si sente chiaramente che vi state interrogando con attenzione sul benessere di vostro figlio.
A 10 anni, la fiducia in sé nello sport è ancora molto fragile e si costruisce soprattutto attraverso l’esperienza emotiva che il bambino vive mentre gioca. Quando un bambino percepisce molta attenzione sugli errori — anche se accompagnata da incoraggiamenti — può iniziare a giocare “con il freno tirato”, per paura di sbagliare e del giudizio.
Da quello che descrive, suo figlio sembra avere due bisogni contemporanei: sentirsi sostenuto e protetto emotivamente, e allo stesso tempo sentirsi libero di provare senza la pressione di dover dimostrare continuamente il suo valore.
Il ruolo del genitore, in questa fase, è spesso più efficace se si sposta dall’osservazione tecnica (“hai sbagliato/ hai fatto bene”) a quella emotiva e globale (“mi è piaciuto vederti in campo”, “ho visto che ci hai provato”, “divertiti e gioca libero”). Questo aiuta il bambino a sentire che il suo valore non dipende dalla prestazione.
Non significa che state “sbagliando”, ma che forse la modalità di sostegno è diventata un po’ troppo centrata sulla performance, soprattutto da parte del padre, e questo può aumentare la pressione interna del bambino.
Può essere molto utile anche lasciare che nello sport abbia uno spazio solo suo, in cui non si sente costantemente osservato o corretto, e in cui può permettersi di sbagliare senza conseguenze emotive.
Se riuscite a riportare il focus sul piacere del gioco e non sulla paura dell’errore, è molto probabile che la sua sicurezza cresca in modo naturale.
Se la situazione dovesse continuare a creare ansia nel bambino, potrebbe essere utile anche un confronto con uno psicologo dello sport o dell’età evolutiva, per dare a lui uno spazio dedicato e neutro in cui rafforzare la sua autostima.
Rimango a disposizione
Un caro saluto
Dott.ssa Fioldisa
Psicologa clinica | Forense - Torino