Non so più come fare

Gentili dottori, vi scrivo in preda alla disperazione. Sono una ragazza di 24 anni e un anno fa ho conosciuto un uomo di 32. Abbiamo entrambi sulle spalle due lutti immensi: io quello di mio padre, lui quello di sua mamma, per cui siamo entrambi molto sensibili e feriti. So che per voi psicologi l’attenzione è per le dinamiche di chi parla e di nessun altro, però in questo caso sono disperata perché ho perso la mia bussola emotiva e non riesco più a ragionare con lucidità. Non riconosco più il mio fidanzato e lui inevitabilmente sta soffrendo tantissimo, e non volevo assolutamente che la nostra storia arrivasse a questo punto di non ritorno.

Il mio fidanzato in passato, prima di conoscere e vivere l’intimità per la prima volta con me, è stato vergine e insicuro. Soffriva di blocchi sessuali con le donne a causa di ansia da prestazione e bassa autostima, che l’hanno portato, dice, a compiere scelte discutibili per adeguarsi all’ambiente. Ha avuto molte amicizie e comitive, alcune persone altamente giudicabili. Non spetta a me decidere cosa è giusto o sbagliato, ma da quando ho perso mio padre mi sono aggrappata forte ai miei valori e ho sviluppato un forte senso d’identità.

Mi sono legata al mio fidanzato in un periodo di grande sofferenza per la perdita di mia nonna e di mio padre. Ho cercato di mostrargli la migliore versione di me stessa perché ritenevo che se la meritasse e anche per riscattarmi da un passato in cui sono stata strumentalizzata da molti uomini e mai capita. Anche io, come lui, soffrivo il confronto con altre donne e ho fatto cose di cui mi pento tanto. Avevo perso il senso di me stessa per gli altri, che ai miei occhi erano sempre giusti, e non ho mai vissuto secondo le mie regole.

Quando è morto mio padre e poi ho incontrato lui ho capito, anche se non ancora del tutto, quanto effettivamente stessi cambiando per dare corpo e anima alla vera me stessa, con i suoi limiti, confini e soprattutto valori. Il valore della famiglia, dell’identità femminile, della sensibilità e della religione si sono accesi come una luce forte dentro di me.

All’inizio della relazione sono stata il meglio per lui e sentivo di potermi fidare di lui perché qualcosa dentro di me mi diceva che quel ragazzo aveva qualcosa di diverso dagli altri, qualcosa di speciale. Anche se percepivo lo scarso valore che si attribuiva e indirettamente ne soffrivo perché mi rispecchiavo. Anche se almeno i primi tempi ci siamo guardati entrambi intorno, per cui abbiamo lasciato delle porte aperte per non preservarci fino a diventare una coppia vera e propria.

C’è stato all’inizio un messaggio sospetto indirizzato su Messenger a una donna adulta che risaliva a settimane prima dell’ufficializzazione. Mi confesso, dopo un periodo di spiegazioni inconcludenti e inverosimili, che lui era vergine prima di conoscermi e non era stato con nessuna. Gli ho creduto perché all’inizio i nostri primi approcci al sesso sono stati difficili, ma grazie alla mia vicinanza e costanza è riuscito a fidarsi di me e a stare bene. Lui mi desidera da sempre, lo noto.

Il problema è nato quando mi ha raccontato mesi fa che diversi anni fa ha deciso di incontrare una trans molto nota nella nostra città perché gli amici avevano avuto esperienze di sesso orale con loro e gliel’avevano consigliato. Lui, così mi ha raccontato, che questo era il motivo che l’ha spinto e non una ricerca identitaria come io sospettavo. Lui all’inizio mi ha spiegato l’esperienza come terminata lì e che con quella trans non aveva mai più avuto a che fare. In verità lei frequentava spesso i locali di lui e forse l’avrà incontrata lì.

Io insisto molto, anche accusandolo, nel sapere i dettagli perché questa storia mi ha profondamente scossa. Lo stavo per lasciare, ma ha giurato su sua mamma morta che oltre il bacio non è andato perché la voce e l’erezione della trans lo avevano inibito. La cosa che mi turba è che lui negli anni ha continuato a scambiarsi like con lei, anche se afferma che lui dopo l’incontro non l’ha mai più contattata ma solo vista.

Controllo spesso i social di entrambi perché devo capire. Lui dice che sto dando un peso a qualcosa che per lui non è stato significativo e che se ci sono like è perché lui era abituato a mettere like a tante donne e lo faceva anche con lei senza criterio. Mi ha giurato che non l’ha mai desiderata né cercata con interesse quella volta.

L’ultima volta che abbiamo litigato per questa persona è stato perché, controllando sul sito di incontri dove era iscritta diverso tempo prima, aveva un numero di telefono diverso che, controllando, non è attivo su WhatsApp. Lui invece, due settimane fa, cancellando tutti i numeri, l’aveva ancora ed era attivo ancora il numero. Gli ho chiesto la vera data dell’incontro e risale ad anni fa, quindi dovrebbe avere il numero vecchio.

Lui mi ha detto che dopo l’incontro da soli l’ha incontrata alcune volte negli anni negli stessi locali e lei, in uno scambio di chiacchiere, gli aveva dato quello nuovo. Prima però aveva detto che forse a lei aveva dato il suo numero personale e per i clienti sul sito un altro. Dice che ha parlato anche di prezzi e che lei non ha preso niente.

Ci sono tanti interrogativi, ma lui non è lineare né chiaro. Questo per me è dolorosissimo perché mi sono resa conto che con questa persona lui ha avuto un interesse attivo per anni, forse si sono anche parlati, ma lui nega. Mi ferisce che questa storia, raccontata come una bravata, appaia come una dinamica molto più significativa di quanto lui effettivamente racconta.

Anche se, non avendo la certezza e le prove effettive, io sto mettendo in croce lui perché non posso avere la verità. Non posso sopportare che ci siano aspetti di lui che non conosco e che ci possa essere una persona del genere che invece li sa e magari percepisce qualcosa su di me. Una vergogna.

Voglio solo trovare pace. Alla fine l’ho lasciato e lui si sta struggendo perché non vuole che lo lasci per qualcosa che, dice, non esiste. Sono tentata di chiedere aiuto a uno psichiatra.

Cara Mercedes,
da quello che scrivi emerge una sofferenza profonda, reale, che merita rispetto. Hai attraversato lutti importanti in una fase molto giovane della vita e questa relazione si è innestata in un momento di grande vulnerabilità emotiva. È comprensibile che tu abbia cercato sicurezza, coerenza, valori condivisi e che oggi tu senta di aver perso la tua bussola interna. Detto questo, proprio quando il dolore è così intenso diventa fondamentale riportare l’attenzione su di te, perché al momento sembri vivere in uno stato di allarme costante che non ti permette più di distinguere ciò che sai da ciò che temi.
Il punto clinico centrale non è stabilire se il tuo fidanzato stia dicendo tutta la verità o meno, cosa che, realisticamente, non potrai mai controllare del tutto, ma osservare l’effetto che questa dinamica ha su di te. Sei entrata in una spirale di controllo, interrogatori, verifiche e ruminazione che ti sta logorando e che, indipendentemente dalle colpe o dalle ambiguità dell’altro, ti sta facendo perdere contatto con i tuoi confini, con la tua dignità emotiva e con il tuo senso di stabilità. Questa non è una posizione sostenibile né sana per te.
È importante anche assumersi una parte di responsabilità: oggi non stai lottando solo per “la verità”, ma per sedare un’angoscia più profonda legata all’abbandono, alla perdita, al bisogno di sentirti speciale e al timore che esistano parti dell’altro che ti escludono. Questo bisogno di certezza assoluta è umano, ma nelle relazioni adulte non è realizzabile. Quando diventa imprescindibile, segnala che qualcosa dentro chiede ascolto e cura, non ulteriori prove esterne.
La scelta di interrompere la relazione, per quanto dolorosa, va letta anche come un tentativo di protezione psichica. In questo momento non sembra esserci lo spazio interno per una relazione serena, perché la fiducia è crollata e il tuo sistema emotivo è costantemente iperattivato. Prima di chiederti se hai fatto bene o male, sarebbe più utile chiederti: “Io, così come sto ora, posso stare in una relazione senza distruggermi?”. Questa è una domanda di responsabilità verso te stessa, non di colpa.
Rivolgerti a uno psicologo o a uno psichiatra non è una sconfitta, ma un atto di cura. Un supporto professionale può aiutarti a elaborare i lutti, a comprendere perché questa storia ha avuto un impatto così devastante e a ritrovare un centro interno che non dipenda dal comportamento dell’altro.
Vorrei giusto chiarire la differenza tra le due figure così che tu possa fare una scelta cosciente: lo psicologo lavora sul significato, sulle emozioni e sulle dinamiche relazionali; lo psichiatra interviene principalmente con una valutazione medica e farmacologica quando i sintomi lo richiedono.

La pace che cerchi non verrà da una verità definitiva su di lui, ma dal recupero della tua stabilità emotiva e del tuo valore, indipendentemente da chi ti sceglie o ti perde.

Con affetto
Dott.ssa Bacchi