Lei non ha il coraggio di terminare il rapporto
Salve a tutti ho 47 anni, sposato dal 2008. Il rapporto con mia moglie è iniziato dopo nel 2001. Abbiamo due figli, uno di 15 e l'altro di 11 anni. Il nostro rapporto è iniziato ad andare in crisi nel 2015, dopo la nascita del secondo genito. Mi ritengo una persona molto tranquilla, che vive e lascia vivere, ovviamente nei limiti della vita di una coppia. Purtroppo questa crisi è iniziata piano piano, con le prime piccole attenzione da parte di mia moglie nei miei confronti. Lei è una madre superlativa e come persona ho molto stima di lei ma ha un carattere ansioso ed è molto insoddisfatta della sua situazione lavorativa che non la rende autonoma. Il culmine della crisi si è avuto nell'agosto del 2022 con un tradimento da parte di lei con una persona con cui lei collaborava lavorativamente. Solo dopo aver portato alla luce le evidenze dell'accaduto lei ha ammesso quello che era successo, ma dopo mesi di discussioni, tra cui anche un mio tentativo di lasciarla durato solo 10 giorni, siamo tornati insieme per il bene della famiglia e dei figli. Il nostro è stato sempre un rapporto in cui siamo andati d'accordo su tutto e, tranne poche discussioni, è stato sempre improntato allo stare bene insieme. La cosa negativa che ho notato da quando è iniziata la crisi è che nell'intimità sono stato sempre io a prendere l'iniziativa. Per me quest'ultimo aspetto non ha creato mai problemi perché lei non è stata mai un'amante del sesso. Nel gennaio del 2024 l'ho sorpresa di nuovo scambiarsi dei messaggi con un'altra persona ma lei si è giustificata dicendo che la cosa non era da lei ricambiata, effettivamente lei non aveva mandato messaggi compromettenti ma ci sono rimasto comunque male e mi è venuto da pensare male perché lei non mi ha detto nulla. Ci vogliamo bene, siamo innamorati dei nostri figli ma ora siamo di nuovo arrivati a un grosso punto di crisi. Lei non ha per me mai una parola e un gesto d'affetto nonostante quanto perdonato e nonostante il mio grande aiuto che do a casa e con i figli. Abbiamo parlato e lei ha ammesso che ci pensa a questa cosa ma non riesce a comportarsi diversamente con me. Gli ho detto che se lei vuole le cose possono cambiare ma se non ha la volontà giusto le cose non cambieranno mai ma purtroppo lei non riesce ad avere questa volontà. Per questo ho deciso di andare via da casa ma lei non riesce ad accettarlo perché non vuole traumatizzare i figli, ma davvero la situazione per me è insostenibile perché mi sento vuoto e una persona che non ha più nulla da dare.
Buongiorno, dalle sue parole emerge una sofferenza che sembra essersi accumulata nel tempo, legata non soltanto al tradimento, ma anche alla sensazione di non essere più visto e riconosciuto come compagno. Perdonare e scegliere di restare non significa che la ferita si rimargini automaticamente, soprattutto quando, negli anni successivi, continuano a mancare gesti di vicinanza e affetto.
Mi sembra importante che lei riconosca quanto questa situazione sia diventata insostenibile. In una relazione non è sufficiente che ci si voglia bene o che si condivida l'amore per i figli: è necessario che entrambi possano sentirsi coinvolti e che ci sia una disponibilità reciproca a prendersi cura del legame.
Comprendo la preoccupazione per i figli, ma anche i loro bisogni non possono tradursi nella richiesta che lei sacrifichi indefinitamente il proprio benessere. Non è possibile sapere in anticipo quale scelta sarà la migliore per la famiglia; è però possibile affrontare questo passaggio con responsabilità, cercando di proteggere i figli dai conflitti e mantenendo aperto un dialogo rispettoso con sua moglie.
Forse, in questo momento, la domanda non è più soltanto come riuscire a cambiare la relazione, ma capire se entrambi siete ancora disposti a impegnarvi concretamente per farlo. Lei può esprimere i propri bisogni e decidere quali limiti non è più disposto a oltrepassare, ma non può assumersi da solo la responsabilità di tenere in piedi il rapporto.