Dott.ssa Francesca Cristina Quintiliano

Dott.ssa Francesca Cristina Quintiliano

Psicologa

Fino a quanto possiamo aiutare?

Con il mio ragazzo non va bene, non è questa la relazione che sognavo. Piango troppo spesso quando invece dovrei essere piena di entusiasmo per questo nuovo capitolo, siamo finalmente andati a vivere insieme dopo mesi a distanza o brevi convivenze di uno/tre mesi. Abbiamo aspettato questo momento per mesi e non funziona. Non sappiamo comunicare. Io sono l’unica che tira fuori l’argomento e trovo solo silenzi, “non so cosa dire” oppure “sono stanco di parlare parlare parlare”. Ma il punto è che non parliamo, io parlo sempre, da sola. Ho un muro davanti che non so più come approcciare, provo a lasciarli tempo e spazio oppure ad “attaccarlo” aspettando una reazione a caldo diciamo oppure scrivendogli lettere e niente. Gli spiegavo che lo vedo bloccato, come un ingranaggio da sbloccare con la giusta chiave e che questo influenza il suo non sapersi ascoltare, sentire come le cose lo fanno stare. Da lì questo suo “non so cosa voglio fare con la mia vita e forse mai lo saprò” e uguale con i problemi della relazione, è bloccato e non sa dirmi di più di un “non so cosa fare”. Gli ho spiegato che da solo non deve fare niente, che dobbiamo imparare a essere insieme contro il problema. Individuarlo e affrontarlo. Sicuramente il suo passato (ha perso il padre da piccolo dopo che i genitori avevano divorziato e tuttora che ha 29 anni fa fatica a parlarne) l’ha portato ad affrontare le cose scansando i pensieri scomodi, è sempre in movimento, sta sempre facendo qualcosa per non lasciare spazio alla mente di andare lontano. Ma io non sono una psicologa e non voglio essere la sua. Non so più cosa fare. Io sono piena di energia, la mia mente va velocissima e ho sempre una nuova idea su come potremmo fare o come potrei aiutarlo, ma non so fino a che punto questo sia giusto. Grazie

Cara Eleonora, traspare molta stanchezza e solitudine dalle tue parole. È paradossale: siete finalmente sotto lo stesso tetto, ma la distanza sembra aumentata. Quello che descrivi è un classico incastro in cui più tu cerchi di 'sbloccare l'ingranaggio' fornendo soluzioni, chiavi di lettura e analisi, più lui si sente inadeguato e si chiude nel suo 'non so'. Hai centrato un punto fondamentale: non puoi e non devi essere la sua psicologa. Quando cerchiamo di 'curare' il partner, smettiamo di essere compagne e diventiamo figure educative o cliniche, spegnendo la spontaneità della relazione. Il suo passato e la sua difficoltà a stare fermo con i pensieri suggeriscono una modalità difensiva molto radicata. Tuttavia, per quanto tu sia piena di energia e di idee, il rischio è che tu finisca le tue risorse cercando di trascinare qualcuno che, al momento, è fermo.

Forse il primo passo per 'essere insieme contro il problema' è proprio smettere di cercare la chiave giusta per lui e iniziare a definire quali sono i tuoi confini: di quanto ascolto hai bisogno tu per stare bene? Quanto puoi tollerare questo silenzio prima che la tua energia si trasformi in risentimento? A volte, fare un passo indietro come 'risolvitrice' è l'unico modo per permettere all'altro di sentire il vuoto e, forse, decidere di muoversi."

Se senti il bisogno di approfondire queste dinamiche o di trovare uno spazio tutto tuo per ricaricare le pile, sono a disposizione. Sono una Psicologa Clinica e ricevo sia online che in studio a Verona.

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Dott.ssaFrancesca Cristina Quintiliano

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