Bugie scoperte dopo matrimonio

Salve, vi racconto la mia storia. Prima del matrimonio, quando vivevo insieme con la mia attuale moglie, le avevo detto che, se avessi avuto un figlio, avrebbe dovuto chiamarsi come mio papà, mentre, nel caso in cui fosse stata femminuccia, avrebbe scelto lei. Le avevo detto che era molto importante e lei mi aveva detto che andava bene, rispondendomi però con leggerezza.

Quando abbiamo scoperto il sesso del bambino sono iniziate le discussioni perché non se la sentiva di chiamarlo così e le sono andato incontro e abbiamo scelto il nome insieme perché, se avessi tenuto il pugno duro, non saremmo andati da nessuna parte.

Il problema, però, è che sempre all'inizio della nostra storia io sono stato sincero con lei sulle mie relazioni passate, raccontandole anche di un tradimento che avevo fatto. Ho chiesto delle informazioni a lei e mi ha dato delle risposte che ho dato per buone.

Prima del matrimonio, dato che avevamo gli ex sui social, abbiamo deciso di eliminarli e le avevo detto di cancellare anche conversazioni che avrebbero potuto compromettere la relazione.

Ora, a distanza di anni e dopo un matrimonio e un figlio, mentre stavo usando il suo telefono, ho scoperto un bonifico fatto prima di conoscerci a una persona. Le ho chiesto spiegazioni ed è stata titubante e mi ha detto che era una persona in più.

Questo mi ha fatto andare in allerta, tanto che le ho preso il telefono di nascosto e ho letto i messaggi. Ho trovato tutto il contrario di quello che mi aveva detto: in pratica mi aveva detto di non essere come le sue amiche, però in realtà raccontava a loro tutti i dettagli intimi, tutte le persone con cui era stata e c'erano anche cose che mi aveva detto di non aver fatto.

Poi ho anche scoperto che non aveva eliminato tutte le frequentazioni, ma che ne aveva lasciate due. Quando le ho chiesto spiegazioni, mi ha detto che non mi ha detto nulla perché non voleva essere giudicata e che non aveva tolto quelle persone e non cancellato i messaggi per negligenza. Dicendo che una di queste era un amico di una sua amica e che era anche fidanzato.

Per me questa cosa è stata come una coltellata e, anche se parlando mi sono riavvicinato, appena mi capita di ripensare al messaggio vado in blocco e la offendo e litighiamo.

Io sto bene con lei, ma non so come reagire perché sono stato trasparente e mi sento umiliato e preso in giro.

Gentile utente,

grazie per la condivisione!

In ottica CMT, il punto centrale sembra essere meno il passato di tua moglie e più il significato che le sue omissioni hanno assunto per te: “se mi nasconde qualcosa, allora sono stato ingannato e umiliato”.
La tua trasparenza sembra inoltre creare un’aspettativa di reciprocità: “se io ti ho detto tutto, tu devi fare altrettanto”, e la sua mancata sincerità viene vissuta come una violazione profonda del patto.
Potrebbe esserci una credenza patogena legata alla fiducia: “se abbasso la guardia e mi affido, rischio di essere tradito o preso in giro”.
Da qui possono derivare comportamenti di controllo, come verificare il telefono, che riducono momentaneamente l’incertezza ma mantengono l’allarme.
Quando riaffiorano quei messaggi, sembra riattivarsi non soltanto la gelosia, ma soprattutto la ferita legata all’esserti sentito escluso dalla verità.
È importante però distinguere ciò che tua moglie ha fatto prima della vostra relazione dalle omissioni o menzogne avvenute all’interno del vostro rapporto.
Offenderla durante le discussioni non ripara quella ferita e rischia invece di creare un nuovo problema nella coppia.
Il lavoro potrebbe concentrarsi sul capire quale sicurezza stai cercando oggi e quali prove ti servirebbero per tornare gradualmente a fidarti, senza trasformare la relazione in un’indagine continua.
Parallelamente, tua moglie potrebbe comprendere che per te il problema non è “quante persone ci siano state”, ma la discrepanza tra ciò che credevi vero e ciò che hai scoperto.
L’obiettivo non sarebbe dimenticare quanto accaduto, ma verificare una nuova possibilità: “posso riconoscere di essere stato ferito senza dover controllare o punire l’altro per proteggermi”.
un caro saluto,

dr.ssa G. Bolzoni

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