Dott. Giorgio Conti

Dott. Giorgio Conti

Psicoterapeuta

Sono io troppo rigido o gli altri troppo flessibii?

Ciao, da più di un anno mi frequento con una donna della mia stessa età, 44 anni, tra di noi le cose vanno benissimo, sia dal punto di vista sentimentale-affettivo che nell'intimità. Qualche tempo fa, parlando delle nostre prime esperienze, mi ha confessato che il suo primo rapporto l'ha avuto all'età di 16 anni con un ragazzo di 12 anni più grande.
La cosa, non so perché, mi ha infastidito molto e mi scopro a pensarci spesso quando sono da solo. Da parte sua, all'epoca, nella scelta del suo primo 'incontro' fece un ragionamento lucido: ovvero, preferì un ragazzo molto più grande perché quelli della sua età le sembravano immaturi e incapaci di gestire l'ormone; la paura di qualche imprevisto la frenava nei confronti dei suoi coetanei. Quello che invece mi fa rabbia è pensare a quel ragazzo, allora ventottenne, che con fare gentile e a modo si è 'approfittato' di lei ragazzina. Quando mi parla di quella storia mi infastidisce ogni cosa, e ogni particolare mi fa pensare a lui che ne approfitta; anche quando mi dice che la loro frequentazione finì senza che nessuno dei due si 'strappasse' i capelli per il dispiacere, vedo lui, ventottenne, liberarsi di una zavorra usata per i suoi comodi. Credo che a quella età non ci sia niente da condividere. Siccome il pensiero mi assilla, e non poco, la mia disapprovazione al riguardo di questa storia come la giudica?"

Caro quarantaquattrenne, ciò che poni al centro (mi permetto di darti del "tu") sembra essere questo pensiero che ti assilla. Il pensiero di quel ragazzo ventottenne che, con fare gentile e a modo, si è 'approfittato' di una ragazzina.

Nel 1998, 32 anni fa, venivano indicati i 14 anni compiuti per poter decidere di un rapporto sessuale con un maggiorenne, per cui è possibile che questo fosse uno standard forse non condivisibile ma accettato. La quarantaquattrenne di oggi non sembra affatto risentita, anzi piuttosto consapevole, di quanto accaduto.

Se potessi parlarti mantenendo la riservatezza ti chiederei a che età hai avuto il primo rapporto.

Poi ti chiederei come ti hanno fatto sentire queste parole dette a te: cosa senti che possano aver significato per te.

Sicuramente quello che provi parla di un tuo legittimo interesse verso la tua compagna. Sembra colorarsi della attenzione di un padre. Non ha molto senso che uno psicologo dia risposte (un legale potrebbe darne), tuttavia stai parlando di una tua coetanea, e di una qualche declinazione collegata alla paternità.

Non tiro in ballo che 28 anni fa ha avuto un rapporto con una persona di 28 anni: questo già non parlerebbe più di te ma dell'altra persona.

Sicuramente poterne parlare in uno spazio protetto non potrebbe essere che utile per rendere questo pensiero meno assillante, e per comprendere meglio i motivi di questa rabbia che provi. È innegabile che un tuo simile vissuto può starci.

Il fatto che scrivi qui mi fa pensare ad un primo modo per gestire ciò che provi, ma anche alla possibilità di una qualche risposta.

A quanto già detto aggiungerei che questo tuo sentire probabilmente troverà una forma all'interno della dinamica di coppia (un anno sarebbe già un passaggio delicato). Per questo ti direi di confrontarti con la tua partner: sembrano esserci i presupposti perché questo tema prima o poi possa emergere comunque.

Ti saluto fiducioso della tua capacità di parlare di ciò che senti e di poterti confrontare serenamente con una coetanea.

Dott. Giorgio Conti 

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Psicoterapeuta - Chieti

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