Dott.ssa Giovanna Canziani

Dott.ssa Giovanna Canziani

Psicologa / Psicoterapeuta / Psicotraumatologa - E.M.D.R.

Mio marito fa uso di cocaina

Gent.mi,
di seguito la storia di mio marito, 42 anni.
Pregressa tossicodipendenza da eroina curata efficacemente per 15 anni (senza ricadute) con buprenorfina. Terapia ancora in corso.
Aspettiamo una bimba per Aprile. La gravidanza è stata cercata e a lungo desiderata. Ha un lavoro stabile che lo appaga, e che gli piace da sempre.
Da pochi giorni ho scoperto che negli ultimi otto anni mio marito ha fatto saltuariamente uso di cocaina. È stato lui a confessarlo perché negli ultimi 3 mesi l'uso si è fatto molto più frequente e mi sono accorta di ammanchi nel nostro conto comune. L'uso degli ultimi 3 mesi, appunto, è stato un crescendo fino ad arrivare all'ultimissimo periodo di uso praticamente giornaliero con negazione dell'evidenza e bugie davvero assurde ed insostenibili. Io sono piena di rabbia perché gli ho dato tutta la fiducia possibile in questi 17 anni di rapporto e lui, a dir la verità, fino ad un certo punto, l'ha completamente ripagata. I momenti trascorsi insieme mi hanno resa davvero felice e credevo che il nostro matrimonio andasse a gonfie vele. Abbiamo cambiato casa da poco comprandola insieme (prima abitavamo in una casa di mia proprietà) proprio per poter allargare la famiglia. Mi è stato sempre vicino nei momenti difficili, è stato un figlio per i miei genitori che lo vedono come il marito perfetto (la sua famiglia d'origine è da sempre assente, a 6 anni ha perso il padre suicida, tra l'altro trovandolo lui e dovendo lui chiamare la madre per farla accorrere, e quando sua madre ha trovato un nuovo compagno si sono piano piano allontanati).
In questo periodo, quello che doveva essere il periodo più bello della nostra vita di attesa per la nostra bimba, non lo riconosco più. Assente, bugiardo, di umore incostante. Non è più lui e mi manca.
Ora è 10 giorni che non fa più uso, sembra molto pentito e non sta andando a lavoro perché profondamente ansioso. Dice che in casa con me si sente protetto ma che ha paura di ricaderci uscendo di casa. Riconosco finalmente alcuni tratti del mio compagno di vita ma ho davvero paura della sua nuova dipendenza. Il medico del sert ci ripete che non ci sono farmaci per la sua condizione e che le ricadute saranno inevitabili. Io non voglio più avere a che fare con quell'uomo che è stato in questo periodo. Ma amo mio marito profondamente e non vorrei lasciarlo solo in un momento di difficoltà. Vorrei che nostra figlia avesse una famiglia normale ma ho paura che questo non sia più possibile.
Mio marito ha iniziato un percorso psicoterapico privatamente perché il sert ci ha veramente delusi, non proponendoci nulla se non l'attesa di inevitabili ricadute.
Mi ha spontaneamente affidato il suo bancomat e la cura delle spese familiari.
Pensate che la nostra sia una situazione recuperabile? Mi sento come se stessi vivendo un incubo perché ormai alla droga non ci pensavo più. Non vorrei perdere la speranza ma sono davvero in difficoltà a guardare mio marito con gli stessi occhi di prima, senza fargli una colpa per quello che ci sta succedendo.
Cosa dovrei fare?
Grazie infinite per l'attenzione.

Gentile Elena, 

Credo che siate ad una svolta come coppia e come persone. L'arrivo di una figlia/o influisce su equilibri familiari e individuali. Oltre alla gioia per questo evento importante possono farsi strada timori, pensieri negativi su di sé e sulle proprie capacità come neo-genitore che ciascuno affronta come può anche ricorrendo a modalità antiche e non costruttive. Da quello che racconta l'interruzione effettiva del comportamento adottato da suo marito è recente e può rappresentare una importante occasione per cercare la strada della cura e guarigione più consono e sostenibile. Esistono tante strade possibili da percorrere per uscire dalla dipendenza, affrontando la situazione oltre che elementi traumatici della storia personale.

Cordiali saluti